Cannabis, ha un effetto sulla malattia di Crohn?

I risultati di uno studio presentato all'UEG Week 2018, da poco conclusosi a Vienna, hanno mostrato che l'utilizzo di cannabidiolo, migliora sintomi e qualitą della vita dei pazienti con malattia di Crohn ma non ha alcun effetto migliorativo sulle misure endoscopiche, sui marcatori infiammatori e solo una tendenza al miglioramento sull'infiammazione.

I risultati di uno studio presentato all’UEG Week 2018, da poco conclusosi a Vienna, hanno mostrato che l’utilizzo di cannabidiolo, migliora sintomi e qualità della vita dei pazienti con malattia di Crohn ma non ha alcun effetto migliorativo sulle misure endoscopiche, sui marcatori infiammatori e solo una tendenza al miglioramento sull'infiammazione.

"Il messaggio che viene da questo studio specifica come la cannabis può aiutare i pazienti a sentirsi meglio ma non è un sostituto della terapia medica convenzionale. Quindi, la cannabis dovrebbe essere usato come adiuvante per altri trattamenti e in casi appropriati, "ha sottolineato Timna Naftali, del Meir Hospital e della Clinica Kupat Holim, Università di Tel Aviv, Israele.

Naftali e colleghi hanno confrontato il trattamento con CBD (n=24) con il placebo (n=26) per un periodo di 8 settimane con valutazioni alle settimane 0, 2, 8 e 10.
I risultati sono stati misurati sulla base dell’indice di attività della malattia di Crohn (CDAI), del semplice punteggio endoscopico per la malattia di Crohn (SES CD), e considerando i seguenti questionari e parametri: QOL SF 36, CRP, calprotectina ed effetti della cannabis sulla scala analogica visiva (VAS; 1=migliore, 7=peggio).

I partecipanti al gruppo di trattamento hanno iniziato con 15 mg di CBD più 4 mg/die di THC (delta-9-tetraidrocannabinolo), aumentando lentamente in base all'effetto. La dose massima consentita era di 180 mg di THC e 600 mg di CBD al giorno. In media, il consumo giornaliero era di 66 mg di THC, 222 mg di CBD.

Sia il gruppo trattato che il gruppo placebo hanno mostrato un miglioramento dei punteggi CDAI e CD SES, ma senza una differenza significativa tra i gruppi. Durante la misurazione della qualità di vita alla settimana 8, Naftali ha mostrato che il gruppo di trattamento è migliorato da 75 a 91 (p=0,002) mentre il gruppo placebo è migliorato solo da 74 a 78.
 
Osservando gli effetti sulla scala VAS, il gruppo CBD ha mostrato punteggi migliori nell'umore (p=0.04), sonno (p=0.02), gonfiore (p=0.01), dolore (p=0.02), appetito e soddisfazione, ma punteggi peggiori nella concentrazione (p=0.02) e memoria (p=0.03).
Il cannabidiolo può aiutare a migliorare i sintomi e la qualità della vita nei pazienti con malattia di Crohn.

Naftali ha sottolineato che questo studio ha il vantaggio di essere uno studio in doppio cieco controllato con placebo.
E’ stato misurato anche il rilascio sub-linguale attraverso un questionario e la valutazione endoscopica.
Lo studio presenta però delle criticità, in primis l’ampiezza ridotta del campione e il breve follow-up, quindi potrebbe essere sottodimensionato.

Naftali ha precisato che la cannabis negli studi di laboratorio ha un effetto anti-infiammatorio e che bisogna trovare un modo di tradurre questo effetto nel trattamento clinico.
L’autore ha concluso evidenziando che in futuro i ricercatori dovrebbero considerare il modo migliore per somministrare la cannabis, la migliore dose o combinazione, gli effetti a lungo termine e in quali pazienti è ipotizzabile un maggior beneficio.

Naftali T, et al. Cannabis induces clinical response but no endoscopic response in Crohn’s disease patients. Presented at UEG Week Vienna 2018.