Cirrosi biliare primaria, buoni risultati dall'acido obeticolico

Gastroenterologia
L'acido obeticolico diminuisce efficacemente i livelli di alanina aminotransferasi, gamma-glutamil transpeptidasi e fosfatasi alcalina rispetto al placebo, in pazienti con cirrosi biliare primaria che hanno fallito la terapia precedente con acido ursodesossicolico. Questo dato deriva da uno studio pubblicato sulla rivista Gastroenterology.

Il dr. Gideon Hirschfield, dell'Istituto di Ricerca Biomedica presso l'Università di Birmingham, Regno Unito ha dichiarato: "I pazienti con cirrosi biliare primaria attualmente hanno accesso ad una sola terapia, l'acido ursodesossicolico. Nei pazienti che hanno fallito tale trattamento, l'aspettativa di vita è significativamente compromessa e urgono nuove terapie. L’ acido obeticolico ha numerose proprietà, come verificato ad oggi in studi sugli animali e sull’uomo. Tra queste proprietà rientrano: potente azione anti-infiammatoria, anti-fibrotica e coleretica. "

Il dr. Hirschfield e colleghi hanno assegnato in modo casuale, in doppio cieco, 165 pazienti con cirrosi biliare primaria (PBC) a ricevere 10 mg, 25 mg o 50 mg di acido obeticolico (OCA) o placebo una volta al giorno per 3 mesi.
Il 95% dei pazienti era di sesso femminile e tutte hanno mantenuto il loro programma di trattamento regolare con acido ursodesossicolico.

L'endpoint primario era la variazione dei valori della fosfatasi alcalina (ALP) in trattamento, secondo il dr. Hirschfield.
Nel complesso, OCA era più efficace nel ridurre i livelli di ALP nei pazienti rispetto al placebo; livelli medi di ALP sono risultati notevolmente ridotti dal basale alla fine dello studio nei pazienti che avevano ricevuto OCA (p <0,0001).

Il dr. Hirschfield ha precisato: "In questo studio, a tutti i dosaggi, i pazienti a cui è stato somministrato OCA hanno incontrato l'endpoint primario di diminuzione significativa dell’ ALP, rispetto al placebo. Gli effetti collaterali sono stati in gran parte limitati a prurito, che è apparso dose-dipendente."
L’80% dei pazienti ha completato lo studio, con il 10% che lo ha sospenso causa prurito.

Inoltre, i livelli di gammaglutammiltransferasi sono risultati diminuiti in media tra il 43% e il 63% rispetto ad una diminuzione del 7% nei pazienti che avevano ricevuto il placebo, dal basale alla fine dello studio.
Una maggiore riduzione media nell’alanina aminotransferasi (ALT) nel siero è stata trovata anche tra i pazienti che avevano ricevuto OCA rispetto ai pazienti che avevano ricevuto placebo (21% -35% vs. 0%).

I ricercatori hanno anche eseguito uno studio di estensione in aperto, nel quale 78 pazienti sono stati arruolati e trattati con OCA per 1 anno.
In dr. Hirschfield ha commentato: "Nello studio di estensione in aperto dell’ utilizzo di OCA, i valori diminuiti dell’ ALP erano durevoli oltre 1 anno”.

“Questo studio-ha continuato il dr. Hirschfield-  è quindi un interessante studio randomizzato controllato che ha dimostrato il potenziale di OCA da utilizzare come una terapia nuova ed efficace in PBC. Sono in necessari ulteriori studi di fase 3 per confermare ulteriormente la sicurezza e l'efficacia, così come sono necessari studi sull’ OCA in altre epatopatie colestatiche, e malattie del fegato infiammatorie come la steatoepatite non alcolica ".

Emilia Vaccaro
Gideon M. Hirschfield et al. Efficacy of Obeticholic Acid in Patients With Primary Biliary Cirrhosis and Inadequate Response to Ursodeoxycholic Acid. http://dx.doi.org/10.1053/j.gastro.2014.12.005
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