Gastroenterologia ed epatologia

Cirrosi biliare primitiva, più aggressiva nelle popolazioni ispaniche

Pazienti ispanici con cirrosi biliare primitiva mostrano una progressione della malattia più veloce e aggressiva oltre a maggiori complicazioni rispetto ai non-ispanici. Questi dati derivano da un lavoro pubblicato sulla rivista Clinical Gastroenterology and Hepatology.

La cirrosi biliare primitiva (PBC) è una malattia colestatica che colpisce prevalentemente le donne caucasiche di mezza età. Gli studi hanno suggerito che la PBC ha un decorso più aggressivo in individui di ascendenza ispanica (principalmente abitanti dell’America latina).

Per avvalorare questa ipotesi i ricercatori della Divisione di Epatologia dell’Università di Miami hanno studiato la progressione clinica della PBC in una popolazione etnicamente diversificata.
In particolare, è stata condotto uno studio osservazionale trasversale, su 70 pazienti ispanici e 134 non-ispanici con PBC dal 1 ° gennaio 2000 al 31 dicembre, 2011 . Sono stati confrontati i dati demografici, la presentazione clinica della malattia, la risposta alla terapia, e i risultati tra i gruppi.

La Dr.ssa Cynthia Levy, autrice della ricerca, ha dichiarato: "Sembra che gli ispanici con PBC abbiano un decorso della malattia più aggressiva rispetto ai non-ispanici. Le ragioni di tali disparità non sono chiare e possono implicare fattori genetici e socio-economici."

I risultati hanno mostrato che l’età media al momento della diagnosi, la positività anticorpale anti mitocondrio, la frequenza dello stadio istopatologico avanzato, l'uso e la dose dell’ acido ursodesossicolico (UDCA) e la presenza di prurito o di stanchezza erano simili tra i gruppi.

L'ipotiroidismo era meno frequente tra gli ispanici (16% vs 29% nei non-ispanici, p=0.04). Soggetti ispanici avevano più probabilità di avere la sindrome da overlap della PBC ed epatite autoimmune rispetto ai non-ispanici (31% vs 13%, p=0.002).

La sindrome da overlap o sovrapposizione è la contemporanea presenza di caratteri peculiari di differenti entità nosologiche in un singolo paziente.
Dopo un periodo di follow-up medio di 3.65 anni, una maggiore percentuale di ispanici mostrava ascite (24% vs 12%, p=0.03) e sanguinamento da varici (20% vs 7%, p=0.01), anche se non c'erano differenze nel numero di morti o di trapianti di fegato. Dei 204 pazienti totali, 180 avevano ricevuto il trattamento con UDCA per almeno 1 anno. Una percentuale inferiore di pazienti ispanici aveva avuto una risposta biochimica al trattamento (60% vs 88%, p <0.0001).

I predittori indipendenti di scarsa risposta biochimica erano la giovane età alla diagnosi e l’etnia ispanica.
Nel valutare altre variabili, i ricercatori hanno raccolto informazioni sull’assicurazione da 188 pazienti ed hanno trovato che 13 su 68 pazienti ispanici erano privi di assicurazione rispetto a cinque non-ispanici.
In conclusione, lo studio ha mostrato che i pazienti di etnia ispanica con PBC presentano un aumento della prevalenza di sindrome di overlap, ridotta risposta al trattamento con l’acido ursodesossicolico e hanno complicanze più frequenti di ipertensione portale rispetto ai pazienti non-ispanici.

La Dr.ssa Levy ha sottolineando che: "I pazienti ispanici con PBC devono essere attentamente valutati per la presenza di sindrome da sovrapposizione e per la risposta alla terapia medica. I non responder dovrebbero essere considerati per il trattamento con terapie nuove o adiuvanti."

Emilia Vaccaro

Hispanics With Primary Biliary Cirrhosis Are More Likely to Have Features of Autoimmune Hepatitis and Reduced Response to Ursodeoxycholic Acid Than Non-Hispanics

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