Torniamo a parlare di Clostridium difficile…alla recente Conferenza Internazionale “Emerging Infectious Diseases”, da poco conclusasi ad Atlanta, è emerso che l'aderenza alle linee guida di trattamento per i pazienti trattati a livello ambulatoriale è decisamente bassa. Ciò preoccupa gli scienziati, che avvertono: soprattutto per i casi gravi le conseguenze sono molto preoccupanti.

Le CDI con esordio all’esterno dell’ospedale possono essere più comuni di quanto precedentemente riconosciuto, con oltre il 50% delle CDI con esordio nella comunità. Inoltre, più del 75% dei casi di CDI ha inizio all’esterno del ospedale per acuti.

Il team, guidato dalla dott.ssa Rebecca Perlmutter, del Dipartimento del Maryland della Salute e Igiene Mentale a Baltimora, ha rilevato: "abbiamo trovato che l’accanimento terapeutico era comune, in termini di maggior dose e frequenza più alta ma abbiamo anche evidenziato che gli utilizzatori assumono meno farmaci. "

I ricercatori hanno esaminato i dati di sorveglianza provenienti da 11 contee del Maryland tra il 2013 e il 2014. Dei 604 pazienti con dati di trattamento, 264 erano stati curati ambulatorialmente.
“Per quelli con infezione grave, definita come un punteggio Charlson di almeno 5, il trattamento era conforme solo nel 13% dei casi. Infatti, il 70% utilizzava il farmaco sbagliato, e nei casi di utilizzo del farmaco corretto, la metà utilizzava il dosaggio sbagliato e il 20% una frequenza errata ", ha precisato la dr.ssa Perlmutter, aggiungendo: " Questo secondo me è assurdo ".

Nei casi di infezione grave, le linee guida della Society for Healthcare Epidemiology of America and Infectious Diseases Society of America (IDSA) raccomandano vancomicina 125 mg quattro volte al giorno. E per le infezioni lievi e moderate, è raccomandato un trattamento che comprende metronidazolo 500 mg tre volte al giorno.

Farmaco sbagliato, dosaggio inappropriato

La maggior parte dei pazienti in questo studio, il 77%, ha ricevuto metronidazolo invece di vancomicina. Il 36% dei pazienti trattati con vancomicina ha ricevuto 125 mg quattro volte al giorno, il 43% ha ricevuto 250 mg quattro volte al giorno e il 5% ha ricevuto dosi fino a 500 mg quattro volte al giorno. Nel 17% dei casi, la dose non era indicata.

Complessivamente c’era scarsa documentazione sui trattamenti. Non c'era alcuna documentazione di trattamento nel 23% dei casi e quando c'era documentazione, più del 30% dei grafici non indicava la durata del trattamento, che è una misura importante.

Lo studio presenta anche notevoli limitazioni. Innanzitutto, non è stato progettato per guardare la giustificazione per la deviazione dal trattamento, che potrebbe includere problemi come allergie. Gli autori non hanno, inoltre, distinto le infezioni nuove dalle ricorrenti (le linee guida di trattamento possono essere diverse per i casi ricorrenti). Inoltre, non è stata considerata l'età del paziente, anche se ci sono differenze di trattamento per i diversi gruppi di età, in particolare i bambini, e non è stato preso in considerazione il giudizio clinico.

"Una domanda che ci si pone è se l’eccessivo trattamento provoca effetti negativi, o se si traduce in risultati migliori", ha aggiunto la dr.ssa Perlmutter. “I risultati, tuttavia, forniscono una fotografia inquietante di modelli di prescrizione per i pazienti ambulatoriali che ricadono ben al di fuori di linee guida di trattamento” ha commentato il dr. Clifford McDonald, del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie.

In conclusione, dai risultati di questo studio sorge la necessità di aumentare l’aderenza alle linee guida so trattamento per i pazienti ambulatoriali con infezione da Clostridium difficile soprattutto per i casi di infezioni severe.

Emilia Vaccaro
International Conference on Emerging Infectious Diseases (ICEID). Presented August 25, 2015.

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