Clostridium Difficile, Fda approva bezlotoxumab, anticorpo monocolonale antitossina

Gastroenterologia

L'Fda ha approvato bezlotoxumab, un nuovo anticorpo monoclonale sviluppato per la prevenzione delle recidive di infezione da Clostridium difficile in pazienti ad alto rischio di recidiva e già in trattamento antibiotico. Sviluppato da MSD, sarà posto in commercio da MSD con il marchio Zinplava.

L’Fda ha approvato bezlotoxumab, un nuovo anticorpo monoclonale sviluppato per la prevenzione delle recidive di infezione da Clostridium difficile in pazienti ad alto rischio di recidiva e già in trattamento antibiotico. Sviluppato da MSD, sarà posto in commercio da MSD con il marchio Zinplava.

Bezlotoxumab è un antitossina sperimentale per la prevenzione delle recidive dell’infezione da Clostriudium difficile (CD);  non è un antibiotico ma un anticorpo monoclonale selettivo completamente umano progettato per neutralizzare la tossina di CD di tipo B.

Tale tossina può danneggiare la parete intestinale e causare infiammazione, portando a sintomi tipici del CD, che comprendono dolori addominali e diarrea acquosa.

L’antitossina è stata sviluppata dai ricercatori del Mass Biologics Laboratory della Massachusetts Medical School in collaborazione con Medarex (ora parte di Bristol-Myers Squibb), e concessa in licenza a MSD (Merck per USA e Canada) nel 2009 per lo sviluppo come un potenziale agente terapeutico per l’infezione da C. difficile.

Bezlotoxumab è stato valutato insieme al suo partner, actoxumab, che è un anticorpo monoclonale contro la tossina A di CD, somministrato a pazienti con infezione da Clostridium difficile nel tentativo di prevenire le recidive. E ' somministrato come una singola infusione IV e ha una lunga emivita sistemica di quasi 3 settimane.

MODIFY I e II sono due studi randomizzati, in doppio cieco, controllati con placebo su bezlotoxumab in pazienti con infezione da C. difficile confermata, che erano stati trattati con lo standard di cura a base di antibiotici.

Durante la terapia standard, i pazienti hanno ricevuto una singola infusione IV (n=781) o placebo (n=773) e sono stati seguiti per 12 settimane.

L'endpoint primario di efficacia era il ripetersi dell’ infezione da C. difficile e l'endpoint secondario di efficacia era la risposta clinica sostenuta.

Entrambi gli studi hanno dimostrato che una singola dose di bezlotoxumab era superiore al placebo nel prevenire le infezioni ricorrenti da C. difficile (p=0,0003), con una riduzione del 10% nei tassi di recidiva e un aumento del 9,7% dei tassi di guarigione a livello mondiale rispetto al placebo.

Actoxumab non ha mostrato un effetto diverso dal placebo nel primo studio, per cui non è stato studiato nel trial MODIFY II.

Un obiettivo secondario degli studi era la valutazione dell'efficacia di bezlotoxumab in sottopopolazioni di pazienti ad aumentato rischio del ripetersi delle infezione da C. difficile, compresi i soggetti di età superiore ai 65 anni, quelli con una recente infezione da C. difficile (entro 6 mesi), i pazienti con una storia di prima ricorrenza dell’infezione da C. difficile, quelli con immunità compromessa, quelli con grave infezione da C. difficile o quelli infettati con un ceppo positivo, ipervirulento. La maggior parte dei pazienti avevano almeno uno di questi fattori di rischio.

La differenza assoluta nella riduzione del tasso di recidiva e nei tassi di guarigione globali era più elevata tra questi sottogruppi ad alto rischio, con le differenze più significative nei pazienti più anziani (-16,0% e + 16,2% rispettivamente), nei pazienti con una recente infezione da C. difficile (- 16,1% e 12,2%, rispettivamente), nei pazienti con una storia di prima ricorrenza dell’infezione da C. difficile (-13,1% e del 12,3%, rispettivamente) e nei pazienti immunocompromessi (-12,9% e 15.3%, rispettivamente).