Coinfetti HIV/HCV, diminuzione dei decessi e di patologie croniche grazie al trattamento dell'epatite C

Gastroenterologia

L'eradicazione dell'infezione da virus dell'epatite C in pazienti co-infetti con HIV Ŕ stata associata a riduzioni del diabete e dell'insufficienza renale cronica in aggiunta alla riduzione di mortalitÓ, progressione dell'HIV ed eventi epatici collegati. Questo implica l'importanza del trattamento anche in soggetti con fibrosi non avanzata. E' quanto riportato nei risultati di uno studio di coorte spagnolo pubblicato su Hepatology.

L'eradicazione dell'infezione da virus dell'epatite C in pazienti co-infetti con HIV è stata associata a riduzioni del diabete e dell’insufficienza renale cronica in aggiunta alla riduzione di mortalità, progressione dell'HIV ed eventi epatici collegati. Questo implica l’importanza del trattamento anche in soggetti con fibrosi non avanzata. E’ quanto riportato nei risultati di uno studio di coorte spagnolo pubblicato su Hepatology.
Gli autori del presente studio hanno valutato mortalità ed altri eventi non correlati all’AIDS in pazienti con coinfezione HCV-HIV e trattati con interferone e ribavirina tra il 2000 e il 2008. I pazienti sono stati seguiti fino a maggio 2014 (età media, 40 anni; 75% uomini; follow-up mediano, circa 5 anni).
E’ stata effettuata un’analisi di regressione Cox per valutare il tasso di hazard (HR) di morte complessiva in pazienti responder e non responder. 
Nell’analisi sono stati anche considerati eventi quali l’insorgenza di diabete mellito, insufficienza renale cronica, eventi cardiovascolari, cancro, eventi ossei e infezioni, non correlati all'AIDS.
Le variabili considerate nell’analisi sono state età, sesso, precedente AIDS, categoria di trasmissione dell’HIV, conta CD4 +, terapia antiretrovirale, RNA dell’HIV, fibrosi epatica, genotipo HCV, ed esposizione a specifici farmaci anti-HIV. 
Dei 1.625 pazienti inclusi, 592 (36%) hanno avuto una risposta virale sostenuta (SVR).
Il 6,2% dei pazienti ha sviluppato il cancro, il 6% ha sviluppato diabete, il 5,6% ha avuto eventi cardiovascolari, il 5% infezioni non correlate all'AIDS e il 3,5% ha avuto eventi ossei e il 2% eventi renali.
I ricercatori hanno riscontrato che l’SVR era associata a una significativa riduzione della mortalità generale (HR=0,36; 95% CI, 0,24-0,54), decesso collegato a problemi epatici (sub-HR=0,13; 95% CI, 0,06-0,28), nuovi eventi propriamente dell’AIDS (SHR=0,37; 95% CI, 0,17-,79), scompenso epatico (SHR=0.1; 95% CI, 0,05-0,21), carcinoma epatocellulare (SHR=0,13; 95% CI, 0,03-0,5) e trapianto di fegato (SHR=0,12; 95% CI, 0,02-0,78).
Dopo una mediana di cinque anni di follow-up, l’SVR è risultato essere associato a una significativa riduzione del rischio di diabete mellito (SHR 0.57 [95% CI, 0,35-0,93] p=0.024) e calo della pericolosità dell’ insufficienza renale cronica vicino alla soglia di significatività (SHR 0.43 [95% CI, 0,17-1,09], p=0.075).
Come hanno concluso i ricercatori, questi dati suggeriscono che l'eradicazione dell’ HCV nei pazienti con coinfezione è associato non solo a una riduzione della frequenza dei decessi, progressione dell'HIV, ed eventi epatici, ma anche a un ridotto pericolo di diabete mellito e, eventualmente, di insufficienza renale cronica.
Inoltre, questi risultati sostengono la prescrizione della terapia contro l’HCV nei pazienti con coinfezione indipendentemente dal grado di fibrosi.
Berenguer J.et al. Eradication of HCV and non-liver-related non-AIDS-related events in HIV/HCV coinfection. Hepatology. 2017 Jan 21. doi: 10.1002/hep.29071.
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