Colite ulcerosa moderata-grave, successo di ozanimod nello studio di fase III True North

Gastroenterologia

Nei pazienti con colite ulcerosa da moderata a grave, il modulatore orale del recettore della sfingosina-1-fosfato ozanimod ha dimostrato di apportare benefici significativi sia nella fase di induzione che in quella di mantenimento, con un buon profilo di sicurezza. Sono i risultati preliminari dello studio di fase III True North appena comunicati da Bristol Myers Squibb.

Nei pazienti con colite ulcerosa da moderata a grave, il modulatore orale del recettore della sfingosina-1-fosfato ozanimod ha dimostrato di apportare benefici significativi sia nella fase di induzione che in quella di mantenimento, con un buon profilo di sicurezza. Sono i risultati preliminari dello studio di fase III True North appena comunicati da Bristol Myers Squibb.

Ozanimod è un agonista orale dei sottotipi 1 e 5 del recettore della sfingosina-1-fosfato (S1P) che induce il sequestro dei linfociti periferici, riducendo potenzialmente il numero di linfociti attivati che circolano nel tratto gastrointestinale. I recettori S1P mediano molteplici eventi tra cui il traffico di linfociti, la funzione cardiaca e l'integrità della barriera endoteliale. La loro stimolazione sequestra i sottogruppi di linfociti negli organi linfoidi periferici, impedendone la migrazione verso i tessuti infiammati, modulando così la risposta immunitaria.

Il farmaco in studio ha raggiunto entrambi gli endpoint primari, dimostrando risultati statisticamente significativi (p<0,0001) nell’induzione della remissione clinica alla settimana 10 e nel mantenimento della remissione alla settimana 52. Ozanimod ha anche raggiunto gli endpoint secondari chiave relativi alla risposta clinica e al miglioramento endoscopico sia nella fase di induzione alla settimana 10 che in quella di mantenimento alla settimana 52.

Il profilo di sicurezza del farmaco si è rivelato coerente con quello già osservato negli studi precedenti. I risultati completi saranno discussi in occasione di un prossimo congresso medico e con le autorità regolatorie.

«I pazienti con colite ulcerosa possono avere difficoltà a gestire efficacemente questa malattia spesso imprevedibile e potenzialmente debilitante» ha dichiarato il responsabile scientifico di Bms Samit Hirawat. «I risultati del trial True North sono incoraggianti per questi pazienti perché ozanimod ha dimostrato coerenza tra i principali endpoint clinici ed endoscopici, suggerendo il ruolo del farmaco come potenziale nuova opzione terapeutica in forma orale con un favorevole profilo di rischio».

«Siamo impegnati nella ricerca di opzioni terapeutiche innovative che possano elevare lo standard di cura quanti soffrono di colite ulcerosa, con particolare attenzione alla ricerca di soluzioni che potrebbero potenzialmente trasformare gli esiti dei pazienti con malattie infiammatorie intestinali», ha aggiunto.

Bms sta infatti studiando ozanimod anche nel trattamento della malattia di Crohn da moderata a gravemente attiva nel corso del programma di sperimentazione clinica di fase III denominato YELLOWSTONE.

Disegno del trial True North
Si tratta di uno studio di fase III, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, che ha confrontato l'efficacia e la sicurezza di ozanimod in forma orale alla dose di 1 mg in pazienti con colite ulcerosa da moderata a grave che non hanno risposto in modo adeguato ai trattamenti precedenti.

Gli endpoint primari erano la percentuale di pazienti in remissione clinica, basata su un punteggio clinico ed endoscopico composito (Mayo score a 3 componenti), alla settimana 10 nella fase di induzione e alla settimana 52 in quella di mantenimento. Gli endpoint secondari includevano la percentuale di pazienti che raggiungevano la risposta clinica alle settimane 10 e 52, la percentuale di pazienti con miglioramento endoscopico (punteggio endoscopico ≤ 1) alle settimane 10 e 52 e la remissione clinica alla settimana 52 nei soggetti in remissione alla settimana 10.

Nella fase di induzione, i pazienti della coorte 1 sono stati randomizzati in rapporto 2:1 a ricevere ozanimod o placebo una volta al giorno per 10 settimane. La coorte 2 era invece un braccio in aperto, inclusa per consentire un numero adeguato di pazienti per la fase di mantenimento della sperimentazione. I pazienti della coorte 2 sono stati trattati una volta al giorno con ozanimod per 10 settimane.

Nella fase di mantenimento, i pazienti trattati con ozanimod appartenenti a entrambe le coorti che hanno raggiunto la risposta clinica nella fase di induzione alla settimana 10 sono stati randomizzati in rapporto 1:1 a ricevere ozanimod o placebo fino alla settimana 52. I soggetti sottoposti a placebo che hanno raggiunto la risposta clinica nella fase di induzione alla settimana 10 hanno invece continuato ad assumere placebo durante il mantenimento in cieco.

Tutti i pazienti idonei sono entrati a far parte di uno studio di estensione in aperto attualmente in corso, progettato per valutare i risultati a lungo termine del farmaco.