Il 70% dei pazienti con colite ulcerosa in trattamento con mesalazina topica non utilizzano tale terapia come prescritto. Questo è quanto rivelato da uno studio presentato al meeting annuale dell’American College of Gastroenterology. Gli esperti sottolineano che questi risultati indicano la necessità di una migliore educazione per quanto riguarda i vantaggi dell'utilizzo del farmaco, nonché i potenziali danni della mancata aderenza.

La mesalazina , noto anche come mesalamina o acido 5-aminosalicilico (5-ASA), è un farmaco anti-infiammatorio utilizzato per il trattamento di malattie infiammatorie intestinali, come la colite ulcerosa e la malattia di Crohn lieve o moderata. La mesalazina agisce localmente nell'intestino e le sue azioni sono concentrate in questo ambito, apportando così pochi effetti collaterali sistemici.

L’aderenza al trattamento è una problematica gravosa nella cura di questi soggetti soprattutto nella fase di mantenimento della terapia.
Per valutare il peso della mancata aderenza il dr. Alan Moss, professore associato di medicina presso la Harvard Medical School e gastroenterologo al Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston e il suo team hanno condotto uno studio su 70 pazienti con colite ulcerosa a cui era stata prescritta mesalazina sotto forma di clistere o supposta.

Il dr. Moss e i suoi colleghi hanno ipotizzato all'inizio del loro studio che l'adesione sarebbe stata bassa a causa della scomodità della somministrazione rettale.
Gli individui reclutati sono stati  intervistati circa la loro adesione e i fattori che determinavano la loro adesione ai regimi prescritti.  Il team del dottor Moss ha anche esaminato le scorte e i rifornimenti della farmacia nel corso di un periodo di un anno dopo l'intervista come misura sostitutiva di aderenza.

I pazienti coinvolti nello studio avevano una media di 44 anni, e la maggior parte erano di sesso maschile. La durata media della malattia prima dello studio era di otto anni, e tutti i partecipanti incontravano i criteri della Mayo Clinic per endoscopica e remissione clinica all'inizio dello studio.
I risultati dello studio hanno mostrato che solo il 29% dei soggetti aveva seguito il regime prescritto, durante il periodo di un anno. I tassi di adesione non differivano tra i periodi di attività o di inattività della malattia riferiti dal paziente.

I ricercatori hanno evidenziato, inoltre, che l'85% dei pazienti non aderenti ha affermato di non aver intenzionalmente usato i farmaci come prescritto.
Tra gli utenti di clisteri di mesalazina, le ragioni più comunemente citate per la non aderenza intenzionale al trattamento erano: modo di somministrazione scomodo (65%), avere uno stile di vita molto impegnato (40%) e voler evitare effetti collaterali (15%).

Tra gli utenti delle supposte, invece, i motivi più frequenti di non aderenza erano: uno stile di vita molto impegnato (40%), le difficoltà nell’ applicazione del farmaco (30%) e gli effetti collaterali (15%).


Il dr. Moss ha dichiarato: "I pazienti spesso interrompono farmaci cronici perché si sentono bene. Nel caso di soggetti in trattamento con mesalazina per uso topico, non possono rendersi conto che una volta fermata la somministrazione, hanno un rischio più alto di due o tre volte di sperimentare recidiva della malattia. Per migliorare la probabilità che i pazienti continuino con mesalazina topica, i medici devono delineare i vantaggi di un uso regolare. "

I risultati non hanno sorpreso il prof. William J. Sandborn,  capo della gastroenterologia presso l'Università della California, San Diego che ha dichiarato: "Penso che clinici e ricercatori sospettino una bassa compliance alla terapia rettale tra i pazienti che l’assumono come terapia di mantenimento".
Il prof. Sandborn ha continuato: "Credo che per quanto concerne la terapia di induzione per i sintomi acuti, è possibile educare i pazienti sull'alto valore e l’efficacia superiore della terapia rettale rispetto alla terapia orale, e migliorare così la loro adesione. Parte di questa educazione dovrebbe sottolineare che dopo il completamento del periodo di induzione, entro quattro-otto settimane, si può interrompere la terapia rettale e proseguire solo con la terapia orale."

L'efficacia di questo approccio richiederebbe uno studio, ma il dottor Moss ha evidenziato che anche l’adesione alla mesalazina orale, sia come terapia di induzione che di mantenimento, è basso.

In conclusione come ha dichiarato il dr. Moss: "La non aderenza alla mesalazina orale è alta, fino al 60% in alcuni studi. Quindi, la bassa aderenza con mesalazina topica non riguarda solo questa modalità di somministrazione". La conseguenza diretta del mancato utilizzo è ovviamente l’aumento del rischio di recidiva di malattia.

Emilia Vaccaro

American College of Gastroenterology; 2014 annual meeting  (abstract P457)