Crohn, con vedolizumab elevata guarigione della mucosa dopo 26 settimane di trattamento. Studio VERSIFY

Lo studio VERSIFY, i cui dati sono stati presentati da Vienna in occasione della 13^ edizione del congresso ECCO, mostra come vedolizumab sia efficace e sicuro nel permettere il raggiungimento della remissione endoscopica e della guarigione mucosale in questi soggetti, specialmente se naive al trattamento.

La guarigione della mucosa è uno dei traguardi più importanti per i pazienti con malattia di Crohn attiva moderata-severa. Il paradigma di trattamento delle IBD è sempre più improntato al miglioramento sintomatico, rispetto a misura oggettive. Studi clinici e revisioni della letteratura hanno mostrato che il raggiungimento della guarigione mucosale è associato a un beneficio più duraturo.

Lo studio VERSIFY, i cui dati sono stati presentati dal prof. Silvio Danese (Istituto Humanitas Milano e presidente ECCO) a Vienna in occasione della 13^ edizione del congresso dell’European Crohn’s and Colitis Organisation, mostra come vedolizumab sia efficace e sicuro nel permettere il raggiungimento della remissione endoscopica e della guarigione mucosale in questi soggetti, specialmente se naive al trattamento.

Lo studio VERSIFY
VERSIFY è il primo trial prospettivo, di fase IIIb, disegnato per valutare l’effetto di vedolizumab sulla remissione endoscopica e sulla guarigione mucosale nei pazienti con CD attiva da moderata a severa.

Questo studio è un trial in aperto, di fase III, a singolo braccio, multicentrico in cui i pazienti con CD moderato-severo hanno ricevuto una dose standard di induzione di VDZ (300 mg al giorno 1 e alle settimane 2, 6, 14 e 22) fino alla settimana 26 senza una fase di ottimizzazione della dose.

I pazienti sono stati sottoposti a una ileocolonoscopia di screening il primo giorno, ma anche alle settimane 14, 26 e 52.
Durante il congresso sono stati riportati i risultati fino alla settimana 26.

I criteri di inclusione consideravano pazienti con un CDAI tra 220 e 450, un SES-CD superiore a 7 e almeno una ulcerazione mucosale rilevata durante l’ileocolonoscopia. I pazienti dovevano aver fallito un precedente trattamento convenzionale a base di corticosteroidi, immunosoppressori o anti-TNF.

L’endopint primario era la remissione endoscopica alla settimana 26 con un punteggio SES-CD pari o inferiore a 4; gli endpoints secondari alla settimana 26 includevano la guarigione completa della mucosa con assenza di ulcerazioni, la risposta endoscopica con una diminuzione almeno del 50% dalla baseline del punteggio SES-CD, la remissione clinica con un CDAI inferiore a 150 alla settimana 10 e 26 e valutazione del profilo di sicurezza.

Nello studio sono stati arruolati 101 pazienti con una malattia attiva (SES-CD=16±7.75 e CDAI in media di 324.4); il 55% dei pazienti avevano fallito un precedente trattamento a base di anti-TNF e il 40% dei pazienti aveva una CRP elevata (superiore a 10 mg/L).

Alla settimana 26 è stata raggiunta la remissione endoscopica dal 20% dei pazienti trattati con VDZ e naive agli anti-TNF e dal 6% di quelli che avevano fallito un precedente trattamento a base di anti-TNF.

Per quanto riguarda la guarigione completa della mucosa e quindi l’assenza di ulcerazioni questa è stata raggiunta dal 15% della popolazione globale dello studio trattati con VDZ; in particolare dal 24% dei pazienti naive agli anti-TNF e dal 7% di quelli che avevano fallito un precedente trattamento a base di anti-TNF.

La percentuale di risposta endoscopica si è mostrata maggiore rispetto alla percentuale di remissione endoscopica ma mostrando un pattern simile cioè più alto nei pazienti naive agli anti-TNF.
In particolare la risposta endoscopica alla settimana 26 è stata del 28% nei naive e del 22% in quelli che avevano fallito gli anti-TNF mentre la remissione endoscopica è stata del 20% e del 6%, rispettivamente.

E’ stata compiuta anche un’analisi sulla guarigione della mucosa a seconda del segmento intestinale coinvolto raggiungendo le seguenti percentuali di guarigione mucosale: 21% ileo, 45% colon ascendente, 51% colon trasverso, 32% colon discendente, 39% retto.

Le remissione clinica è stata raggiunta dal 36% dei pazienti alla settimana 10, percentuale che ha raggiunto il 46% alla settimana 26. Anche in questo caso il maggior beneficio è stato ottenuto dai pazienti naive agli anti-TNF, come già visto negli studi GEMINI.

Alla settimana 10 il 44% dei pazienti naive aveva raggiunto la remissione clinica con un aumento fino al 53% alla settimana 26 (29% e 33%, nei pazienti che avevano fallito il trattamento rispettivamente per le settimane 10 e 26).

Per quanto concerne la sicurezza, i dati hanno confermato quanto già noto per vedolizumab; non sono stati osservati nuovi eventi avversi rilevanti e solo 2 pazienti hanno mostrato eventi avversi severi collegati al trattamento che hanno determinato l’interruzione del trattamento.

E’ stato osservato un caso di infezione da pneumonia che è stato trattato con antibiotici e non ha determinato l’interruzione dello studio; non è stato rilevato nessun caso di leucoencefalopatia multifocale progressiva e neanche decessi.

Come ha sottolineato il prof. Danese, da questo studio emerge che il vedolizumab può indurre la remissione endoscopica e la guarigione mucosale con assenza di ulcerazioni in un periodo di trattamento di 26 settimane sia in pazienti che avevano fallito precedenti trattamenti con anti-TNF, sia in soggetti naive alla terapia. In questi ultimi l’effetto è particolarmente pronunciato. I dati di safety confermano quanto già evidenziato negli studi clinici precedenti e dalla real life.

In conclusione, dal profilo di efficacia e sicurezza che emerge da questi nuovi dati, vedolizumab si conferma come efficace prima linea biologica da utilizzare dopo la terapia convenzionale in pazienti con malattia di Crohn moderata-severa.

Come funziona vedolizumab
Vedolizumab (VDZ) è un anticorpo monoclonale umanizzato che agisce in maniera selettiva, antagonizzando l’integrina alfa4beta7 a livello intestinale e inibendo il legame di questa integrina alla sua molecola di adesione alla mucosa intestinale (MAdCAM-1) e alla fibronectina ma non alla molecola di adesione vascolare (VCAM-1).
MAdCAM-1 è preferenzialmente espressa nei vasi sanguigni e nei linfonodi del tratto gastrointestinale. L’integrina alfa4beta7 è espressa nei globuli bianchi circolanti; questi ultimi giocano un ruolo nel mediare il processo infiammatorio nelle IBD, sia colite ulcerosa che Crohn.

Attraverso il legame all’integrina alfa4beta7, vedolizumab limita la capacità dei linfociti di migrare dal circolo sanguigno nella mucosa intestinale, sede dell’infiammazione cronica alla base delle IBD (malattie croniche infiammatorie intestinali).

Questo farmaco, negli studi GEMINI 2 e 3, si è dimostrato efficace in maniera statisticamente significativa rispetto al placebo nell’indurre la remissione clinica nei pazienti con Crohn attivo da moderato a severo ma non è mai stata valutata la guarigione della mucosa.

Danese S. et al., OP023 A phase 3b open-label multicentre study (VERSIFY) of the efficacy of vedolizumab on endoscopic healing in moderately to severely active Crohn’s disease (CD).
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