Gastroenterologia ed epatologia

Crohn e colite ulcerosa, rischio di demenza più elevato rispetto alla popolazione generale

I pazienti con malattia infiammatoria cronica intestinale (IBD) sono risultati avere un rischio più elevato di sviluppare demenza, in particolare la malattia di Alzheimer, oltre a ricevere una diagnosi di problemi cognitivi in media 7 anni prima rispetto ai controlli senza IBD. È quanto emerge da uno studio taiwanese basato sulla popolazione e pubblicato di recente sulla rivista Gut.

I pazienti con malattia infiammatoria cronica intestinale (IBD) sono risultati avere un rischio più elevato di sviluppare demenza, in particolare la malattia di Alzheimer, oltre a ricevere una diagnosi di problemi cognitivi in media 7 anni prima rispetto ai controlli senza IBD. È quanto emerge da uno studio taiwanese basato sulla popolazione e pubblicato di recente sulla rivista Gut.

«Le condizioni psicologiche come l'ansia e la depressione sono comuni in chi soffre di malattie infiammatorie croniche intestinali, ma il loro rapporto con la demenza non è ancora stato esplorato» hanno scritto Yen-Po Wang e colleghi del Taipei Veterans General Hospital.

«Le caratteristiche delle IBD comprendono l’interruzione della continuità della barriera epiteliale intestinale, la disbiosi intestinale e l’infiammazione cronica, fattori che probabilmente contribuiscono allo sviluppo della demenza. È quindi plausibile che, rispetto alla popolazione generale, i pazienti con IBD siano predisposti a insufficienza neurocognitiva e demenza».

Uno studio di popolazione
I ricercatori hanno analizzato i dati del Taiwanese National Health Insurance Research Database per confrontare il rischio di demenza tra 1742 pazienti con IBD di almeno 45 anni di età e oltre 17mila controlli corrispondenti. Dopo aver confrontato i controlli per il sesso, l'accesso all'assistenza sanitaria e le comorbidità correlate alla demenza, i ricercatori hanno seguito i pazienti per una diagnosi di demenza per 16 anni.

Controlli e pazienti sono stati abbinati per sesso, accesso all'assistenza sanitaria, reddito e comorbidità correlate alla demenza come ipertensione (circa il 53%) e malattia cerebrovascolare (circa il 18%). La colite ulcerosa rappresentava il 66,5% dei casi di IBD e la malattia di Crohn il 33,5%. Nella gran parte (75,6%) dei casi la malattia è stata considerata lieve sulla base dell'uso di farmaci.

Risultati principali

  • Rapporto di rischio (HR) di 2,54 per la demenza nei pazienti con IBD rispetto ai controlli
  • Incidenza globale di demenza significativamente più elevata nei soggetti con IBD rispetto ai controlli (5,5% contro 1,4%; p<0,001)
  • Diagnosi di demenza in età più giovane in presenza di IBD (età media 76,24 anni contro 83,45 anni)
  • Rischio molto elevato per la demenza correlata alla malattia di Alzheimer nelle IBD (HR 6,19)
Lo studio ha seguito i partecipanti per 16 anni. «I risultati sottolineano la necessità di indagare la relazione tra infiammazione intestinale e declino neurocognitivo» hanno commentato gli autori. «La vigilanza e l'educazione alla demenza tra i pazienti anziani con IBD possono migliorare l'intervento precoce per rallentare il declino cognitivo e migliorare la qualità di vita».

Tra i possibili meccanismi che contribuiscono all'aumento del rischio di demenza nel contesto delle IBD potrebbe avere un ruolo importante l'infiammazione sistemica. «Queste malattie infiammatorie croniche hanno implicazioni sia intestinali che extraintestinali; nonostante il raggiungimento dell'obiettivo terapeutico con la remissione della malattia, l'attività istologica e i sintomi extraintestinali possono continuare a manifestarsi, contribuendo al carico infiammatorio sistemico» hanno spiegato.

«L'interruzione della continuità della barriera epiteliale intestinale e la disbiosi associate alle IBD possono facilitare il passaggio dei metaboliti neurotossici derivati ​​dall'intestino nel sistema nervoso centrale» hanno aggiunto.

Alcune limitazioni dello studio
Jason Hou del Michael E. DeBakey VA Medical Center e del Baylor College of Medicine di Houston, non coinvolto nello studio, ha dichiarato che «se ulteriori studi in diverse popolazioni dovessero confermare questi risultati, questo potrebbe avere un impatto significativo sul modo in cui valutiamo e gestiamo i nostri pazienti con IBD, specialmente nella ricerca dei primi segni di demenza».

Ha fatto presente che l'analisi ha è stata effettuata su una popolazione molto diversa da quella tipica del Nord America. «La metà della popolazione nello studio viveva in un ambiente rurale. Bisognerebbe capire quale sia l'accesso ai farmaci in un paese che ne fa un uso molto più basso rispetto agli Stati Uniti. Solo circa il 16% dei pazienti con IBD avrebbe ricevuto un farmaco come il prednisone, per esempio».

Altre limitazioni citate dagli autori includevano quelle inerenti alle analisi basate sul registro, come la mancanza di dati sullo stile di vita, la dieta e l’esercizio fisico. Inoltre, data la natura osservazionale dello studio, non è stato possibile determinare una relazione causale tra IBD e demenza.

«Le ricerche future potrebbero valutare una relazione meccanicistica tra IBD e demenza, l'impatto di una migliore gestione della malattia intestinale sulla demenza grazie a nuove terapie e lo sviluppo di nuovi trattamenti attraverso la manipolazione del microbiota intestinale per sfruttare l'asse intestino-cervello» hanno concluso i ricercatori.

Bibliografia

Zhang B et al. Inflammatory bowel disease is associated with higher dementia risk: a nationwide longitudinal study. Gut. 2020 Jun 23;gutjnl-2020-320789.

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