Secondo uno studio olandese, già disponibile online e di prossima pubblicazione sul fascicolo di dicembre della rivista Inflammatory Bowel Diseases (1), le tiopurine sarebbero efficaci nel prevenire la necessità di ricorrere nuovamente all’opzione chirurgica in pazienti affetti da Crohn, già sottoposti ad intervento di resezione intestinale.

Come è noto, la malattia di Crohn (CD) è una malattia infiammatoria dell’intestino ad andamento cronico. Nella maggior parte dei casi, il decorso della malattia è accompagnato da recidivazioni ed esacerbazioni a carattere periodico.

Il trattamento della malattia richiede il ricorso alla chirurgia quando le opzioni farmacologiche disponibili si rivelano inefficaci o sono abbandonate per insorgenza (vera o temuta) di effetti collaterali da impiego prolungato.

L’intervento di resezione intestinale rappresenta uno degli interventi chirurgici effettuato sul piccolo intestino nella CD: consiste nella rimozione della parte di intestino sottoposto a processo patologico e nell’anastomosi delle porzioni a monte e a valle del tratto di intestino rimosso. Di solito avviene a livello dell’ileo terminale e del colon ascendente (2).

Quasi 3 pazienti su 4 dei pazienti affetti da CD sono destinati ad andare incontro ad intervento di resezione intestinale nel corso della propria esistenza (3). Ciò nonostante, il rischio di recidive post-chirurgiche di malattia (endoscopiche, cliniche o necessitanti di nuovo intervento chirurgico) si mantiene elevato nella maggior parte dei pazienti.

Mentre in letteratura esistono documentazioni sull’efficacia delle tiopurine e dei farmaci anti-TNF nella riduzione delle recidive post-operatorie non-chirurgiche, mancano dati relativi all’efficacia di questi farmaci nel prevenire o la necessità di ricorrere a nuovo intervento di resezione chirurgica.

Obiettivo dello studio, pertanto, è stato quello di analizzare, su una coorte retrospettiva di 567 pazienti con CD, sottoposti ad intervento di resezione intestinale, i fattori di rischio responsabili del ricorso a nuovo intervento chirurgico, con un focus sul trattamento medico utilizzato.

I risultati hanno mostrato che 237 pazienti (il 41,8%) del totale sono dovuti ricorrere nuovamente alla chirurgia, dopo un tempo mediano di 70 mesi (range: 2-482). Prima del nuovo intervento chirurgico, 235 pazienti (il 41,4% del totale) e 116 pazienti (il 20,5% del totale) erano in terapia, rispettivamente, con tiopurine e farmaci anti-TNF.

L’analisi multivariata ha identificato 3 fattori di rischio indipendenti associati con il nuovo ricorso alla chirurgia. Nel dettaglio, i pazienti con malattia localizzata a livello del colon e quelli in politerapia hanno mostrato un rischio più elevato di re-intervento in confronto, rispettivamente, con quelli con malattia localizzata a livello dell’ileo (HR= 1,56; IC95%= 1,10-2,21; p<0,001) e con quelli in monoterapia (HR= 1,38; IC95%=1,25-1,54; p<0,001).

Inoltre, i pazienti in trattamento solo con tiopurine, hanno sperimentato una riduzione del rischio di nuovo intervento chirurgico pari al 49% (HR=0,51; IC95%= 0,34,0,77; p=0,001).

I dati disponibili, invece, non hanno consentito di trarre conclusioni definitive su una riduzione del rischio in pazienti trattati con farmaci anti-TNF o con la combinazione delle due classi di farmaci, per cui è necessaria la messa a punto di trial clinici randomizzati ad hoc.

1.    Van Loo ES et al. Thiopurines Are Associated with a Reduction in Surgical Re-resections in Patients with Crohn's Disease: A Long-term Follow-up Study in a Regional and Academic Cohort. Inflamm Bowel Dis. 2013 Dec;19(13):2801-8. doi: 10.1097/01.MIB.0000435758.97952.a8. Leggi

2.    Nos P et al. Postoperative Crohn’s disease recurrence: a practical approach. World J Gastroenterol. 2008;14:5540–5548.  Leggi

3.    Van Loo ES et al. Prevention of postoperative recurrence of Crohn's disease. J Crohns Colitis. 2012 Jul;6(6):637-46. doi: 10.1016/j.crohns.2011.12.006. Epub 2012 Jan 9. Leggi