Gastroenterologia

Crohn, identificati potenziali fattori predittivi di risposta clinica durevole a infliximab

Una durata di malattia più breve al momento della prima infusione e la somministrazione concomitante di farmaci immunosoppressivi sembrano essere buoni fattori predittivi di successo a lungo termine della terapia con infliximab nella malattia di Crohn. Età e status di fumatore sono invece associati ad assenza di risposta e all’incremento di eventi avversi (AEs).

Queste le conclusioni principali di uno studio franco-svizzero, presentati a Berlino nel corso della 21esima edizione della United European Gastroenterology Week, tenutasi recentemente nella capitale tedesca.

Infliximab, come è noto,  è approvato sia per il trattamento della colite ulcerosa sia per quello del morbo di Crohn e si è dimostrato in grado di ridurre i ricoveri e il ricorso alla chirurgia nei pazienti con malattia infiammatoria intestinale (IBD). Inoltre, diversi trial clinici hanno dimostrato che infliximab permette di raggiungere la remissione e la guarigione della mucosa in una quota sostanziale di pazienti con IBD.

“Per quanto utilizzato ovunque nel mondo da quasi un decennio, ma non inizialmente come regime di mantenimento nella malattia di Crohn, i dati sulle caratteristiche dei pazienti affetti da questa condizione e trattati a lungo termine con il farmaco sono molto limitati – si legge nell’introduzione dell’abstract del lavoro presentato al meeting.”

Obiettivo di questo studio, pertanto, è stato quello di condurre un’analisi descrittiva dei pazienti affetti da malattia di Crohn in trattamento a lungo termine con infliximab e di identificare alcuni fattori prognostici predittivi di successo terapeutico.

A tal scopo, si è proceduto alla raccolta di dati relativi a 348 pazienti affetti da malattia di Crohn (il 57% dei quali di sesso femminile). Di questi, 111 erano sottoposti a trattamento a lungo termine con infliximab, mentre dei 138 pazienti appartenenti al gruppo di controllo, 27 non rispondevano al trattamento, 39 avevano sperimentato una progressiva perdita di risposta allo stesso e 72 avevano sperimentato la comparsa di AEs.

Nei pazienti in trattamento di lungo corso con infliximab, la malattia aveva estensione all’ileo nel 14% dei casi, al colon nel 30% dei casi, mentre nel 56% dei casi si estendeva sia all’ileo che al colon. La malattia si estendeva anche al tratto gastrointestinale superiore nel 6% dei casi e aveva localizzazione perianale nel 52%.

Tra gli altri risultati, oltre a quelli principali già menzionati in apertura, lo studio ha documentato anche come i pazienti con un livello elevato di istruzione e malattia perianale e penetrante (secondo la classificazione della malattia in base al suo comportamento in fase di progressione) presentassero tassi elevati di impiego di infliximab a lungo termine.

Nel commentare i dati ottenuti, gli autori del lavoro hanno invitato alla cautela sulla loro interpretazione definitiva per la presenza di fattori confondenti, sollecitando la necessità di conferme da studi ulteriori.

Juillerat P et al. Factors associated with durable response to infliximab 5 years and beyond: a multicenter international cohort.  European Gastroenterology Week. Berlin 2013. UEG Journal; October 2013; 1 (1 suppl): Abstract OP112. Leggi