Crohn, immunomodulatore associato a infliximab migliora efficacia e sicurezza dell'anti-TNF

Gastroenterologia
In pazienti affetti da malattia di Crohn (CD) che iniziano il trattamento con infliximab, un farmaco anti-TNF, la continuazione del trattamento concomitante con un immunomodulatore si associa ad un tasso di remissione clinica più elevato e ad una più bassa incidenza di reazioni da infusione. Con adalimumab e certolizumab, invece, la prosecuzione del trattamento con un immunomodulatore è ininfluente sia sull’efficacia che sulla sicurezza dei farmaci anti-TNF sopra menzionati.

Sono queste le conclusioni di una metanalisi di trials controllati vs placebo, presentata nel corso della 21esima edizione della United European Gastroenterology Week, che si è tenuta a Berlino la scorsa settimana (1).

Come è noto, i farmaci biologici anti-TNF vengono utilizzati recentemente con successo nella terapia della CD,  e sono solitamente indicati nelle forme resistenti della malattia agli altri trattamenti disponibili.

La presenza di dati discordanti e opinioni diverse sull’opportunità di continuare o meno il trattamento con farmaci immunomodulatori di pazienti con CD che iniziano una terapia con farmaci anti-TNF, ha sollecitato la messa a punto di questa metanalisi di trial randomizzati con farmaci anti-TNF, avente l’obiettivo di mettere a confronto l’efficacia e la sicurezza della terapia con un immunomodulatore in concomitanza con la monoterapia con un farmaco anti-TNF.

A tal scopo, è stata condotta, innanzitutto, una ricerca bibliografica sui principali database bibliografici medici (Embase, Medline e Web of Science) per l’identificazione dei trial sulle terapia con farmaci anti-TNF nella CD. Gli endpoint primari considerati per l’analisi statistica successiva sono stati quello della risposta clinica (tra la 4a e la 14esima settimana e tra la 24esima e la 30esima), la remissione clinica (tra la 24esima e la 30esima settimana), la chiusura (parziale o completa) della fistola e le reazioni legate all’infusione.

La ricerca bibliografica ha portato all’identificazione di 11 trial clinici randomizzati. I risultati della metanalisi hanno documentato come, considerando gli studi in toto, senza diversificare per farmaco anti-TNF impiegato, la terapia di combinazione non sia risultata più efficace della monoterapia per la remissione clinica a 6 mesi (OR=1,06; IC 95%= 0,83-1,35), l’induzione o il mantenimento della risposta (OR=1,06; IC 95%= 0,81 – 1,40 nel primo caso; OR= 1,46; IC95%= 0,70- 3,05 nel secondo) e la chiusura parziale o completa della fistola ( OR=1,26; IC 95%= 0,84-1,88 nel primo caso;  OR= 1,1; IC 95%= 0,68 – 1,79 nel secondo).

Nell’analisi per sottogruppi, invece, il trattamento di combinazione che prevedeva come farmaco anti-TNF infliximab è risultato più efficace della monoterapia con il farmaco anti-TNF utilizzato nell’indurre remissione clinica a 6 mesi (OR= 1,79; IC95%=1,06-3,01), mentre ciò non è avvenuto quando, al posto di infliximab, si consideravano, rispettivamente, adalimumab (OR=0,88; IC 95%= 0,58-1,35) o certolizumab (OR= 0,93; IC95%= 0,65-1,34).

Sul fronte della sicurezza, comunque, la terapia di combinazione non è risultata associata ad AEs seri per tutti i farmaci anti-TNF considerati (OR=1,11; IC 95%= 0,56-2,20), mentre con il trattamento con infliximab si è osservata anche una riduzione delle reazioni da infusione (OR=0,43; IC95%= 0,19-0,97).

Nel complesso, i dati ottenuti con infliximab depongono a favore dell’ impiego concomitante di questo farmaco anti-TNF con un immunomodulatore, suffragando studi precedenti sull’efficacia del regime terapeutico combinato (2).

1.    Jones J et al. Impact fo concomitant immunomodulator treatment on efficacy and safety of anti-TNF therapy in Crohn’s disease: a meta-analysis of placebo-controlled trials with individual patient level data; 21st United European Gastroenterology Week. Berlin 2013. UEG Journal; October 2013; 1 (1 suppl): Abstract OP053. Leggi
2.    https://www.pharmastar.it/?cat=18&id=12294