Crohn, perdita di risposta a ustekinumab recuperabile accorciando l'intervallo tra le somministrazioni

I pazienti con malattia di Crohn in trattamento con ustekinumab che hanno perso la risposta al farmaco o non hanno risposto in maniera adeguata sono stati in grado di riprendere la risposta grazie al dimezzamento dell' intervallo di dosaggio. E' quanto presentato all'ultimo congresso della European Crohn's and Colitis Organisation (ECCO 2019).

I pazienti con malattia di Crohn in trattamento con ustekinumab che hanno perso la risposta al farmaco o non hanno risposto in maniera adeguata sono stati in grado di riprendere la risposta grazie al dimezzamento dell’ intervallo di dosaggio. E’ quanto presentato all’ultimo congresso della European Crohn’s and Colitis Organisation (ECCO 2019).

Il regime farmacologico più comune per ustekinumab nella malattia di Crohn (CD) è di 90 mg ogni 8 settimane. Alcuni pazienti rispondono parzialmente a ustekinumab o subiscono una perdita secondaria di risposta.

L’ipotesi da cui è partito questo studi è che i pazienti con perdita di risposta potrebbero trarre beneficio dall'accorciamento dell'intervallo tra le iniezioni.
Per tale motivo un team francese ha valutato efficacia e sicurezza di ustekinumab 90 mg ogni 4 settimane (90 mg q4W) che fino ad oggi non erano note.

"L'efficacia di ustekinumab è stata dimostrata nel programma UNITI", ha sottolineato durante la presentazione Mathurin Fumery, dell'Ospedale universitario di Amiens in Francia. "Come possiamo vedere con gli anti-TNF, alcuni pazienti perdono la loro risposta. È stato osservato in circa il 20% dei pazienti negli studi clinici e tra il 10% e il 30% dei pazienti con malattia di Crohn (CD) in studi retrospettivi osservazionali. "

Fumery e colleghi hanno analizzato i dati di 76 pazienti con CD attivo, definiti come Indice di attività della malattia di Crohn> 150 e un segno obiettivo di infiammazione (proteina C-reattiva> 5 mg/L e/o calprotectina fecale> 250 g/g, e/o prova radiologica e/o endoscopica dell'attività della malattia) per valutare l'efficacia e la sicurezza di una dose aumentata di ustekinumab 90 mg ogni 4 settimane - precedentemente sconosciuta.

I pazienti hanno avuto la loro dose ottimizzata dopo una media di 4,5 mesi dall'inizio del trattamento.
Sono stati inclusi settantasei pazienti, con un'età media di 33 anni (intervallo interquartile [IQR], 27-42) e durata della malattia mediana di 12 anni (IQR, 7-16).

Ustekinumab è stato associato a corticosteroidi e immunosoppressori rispettivamente nel 32% (n = 25/76) e nel 32% (n = 25/76) dei casi.

La risposta clinica è stata osservata nel 57% (n=43/69) dopo una mediana di 2,1 mesi (IQR, 1,0-3,0). Dopo un follow-up mediano di 8,2 mesi (IQR, 5,2-12,0), il 47% (n=36/76) era ancora trattato con ustekinumab e il 26% (n=20/76) era in remissione clinica senza steroidi.

Tra i 29 pazienti con colonscopia durante il follow-up, 10 hanno avuto guarigione della mucosa (senza ulcere). Alla fine del follow-up, il 35% (n=27/76) è stato ricoverato in ospedale e il 22% (n=17/76) è stato sottoposto a intervento chirurgico.
Gli eventi avversi sono stati riportati nel 9% (n=7/76) dei pazienti, inclusi due eventi avversi gravi (polmonite, colite infettiva).

Nell'analisi multivariata, posizione del colon (L2) (hazard ratio (HR), 4,6 (IC 95%, 1,8-8,4), p=0,047), comportamento infiammatorio (B1) (HR, 9,1 (95CI%, 1,2-16,5); p=0,015) e la durata della terapia con ustekinumab prima dell'ottimizzazione (HR, 3,2 (IC 95%, 1,2-5,4), p=0,043) sono stati associati alla risposta clinica a 2 mesi.

Gli autori hanno concluso sottolineando che: "Più della metà dei pazienti ha recuperato la risposta dopo l'ottimizzazione".

Fumery M, et al. Abstract OP24. Presented at: Congress of the European Crohn’s and Colitis Organisation; Mar. 7-9, 2019; Copenhagen.