Crohn, vitamina D migliora la qualità della vita

Gastroenterologia
I pazienti con malattia di Crohn in remissione che assumono integratori a base di vitamina D possono ottenere un miglioramento clinicamente significativo della qualità della vita. È quanto emerge da uno studio randomizzato e controllato con placebo appena presentato alla Digestive Disease Week, in corso a Orlando.

Il lavoro mostra che i pazienti che hanno assunto gli integratori e hanno raggiunto livelli plasmatici di 25-idrossivitamina D pari o superiori a 30 ng/ml hanno ottenuto un punteggio medio dell’Inflammatory Bowel Disease Questionnaire pari a 187,3 contro un punteggio medio di 163,2 nei pazienti che non hanno preso gli integratori e i cui livelli nel sangue sono rimasti al di sotto dei valori di cutoff (P <0,0001).

"Questo miglioramento di 24 punti del punteggio della qualità di vita è superiore all'aumento di 20 punti considerato clinicamente significativo per i pazienti e medici" ha detto la prima firmataria dello studio, Tara Raftery, dell'Università di Dublino

I pazienti affetti da malattia di Crohn spesso riferiscono una qualità di vita scarsa, oltre a stanchezza e perdita di forza muscolare, anche quando la malattia è in remissione.
Ci sono evidenze crescenti che suggeriscono come la vitamina D possa avere un effetto positivo sulla forza muscolare e come i pazienti con malattia di Crohn spesso abbiano livelli subottimali della vitamina. Questi soggetti, infatti, potrebbero avere problemi di assorbimento della vitamina nell’intestino tenue se quella parte del tratto digerente è interessata dalla malattia o se sono stati sottoposti a intervento chirurgico. Inoltre, ai pazienti si consiglia spesso di evitare l’esposizione al sole, e questo può ridurre ulteriormente i livelli plasmatici di vitamina D.

Per esaminare gli effetti dell’assunzione di integratori a base di vitamina D, la Raftery e gli altri autori hanno arruolato 27 pazienti con malattia di Crohn in remissione (l’emoglobina e l’ematocrito erano entro i limiti di normalità) e li hanno trattati con 2.000 UI di vitamina D al giorno o placebo.
L’età media dei partecipanti era di 37 anni e la maggior parte erano donne. Al basale, i pazienti nel gruppo in trattamento attivo avevano livelli medi di vitamina D pari 26,6 n/ml contro i 19,9 ng/ml nel gruppo placebo, ma la differenza non era statisticamente significativa.

La forza di presa della mano dominante, misurata con un dinamometro, era pari a 80,2 libbre nel gruppo trattato con la vitamina D e 66,7 libbre nel gruppo placebo, mentre i punteggi relativi alla mano non dominante erano rispettivamente pari a 78,6 libbre contro 64,8. Inoltre, i punteggi relativi all’affaticamento al basale erano pari rispettivamente a 20,1 e 22,5, senza una differenza significativa tra i due gruppi.
Dopo 3 mesi di trattamento con la vitamina D, i livelli di 25-idrossivitamina D sono saliti a 35,2 ng/ml nel gruppo in trattamento attivo e scesi a 15,5 ng/ml nel gruppo placebo (P = 0,021), mentre la forza della presa è aumentata significativamente nel gruppo che aveva assunto gli integratori sia nella mano dominante (P = 0,0191) sia in quella non dominante (P = 0,0209).

Inoltre, sempre dopo 3 mesi, nel gruppo in trattamento attivo si è osservata una riduzione significativa dell’affaticamento in vari domini del Multidimensional Fatigue Inventory. Il punteggio dell’affaticamento generale è risultato pari a 4,63 contro 9,61 nel gruppo placebo (P = 0,047), quello relativo all’affaticamento fisico 4,60 contro 6,50 (P = 0,029), quello relativo alla riduzione dell’attività 3,50 contro 5,50 (P = 0,036) e quello relativo all’affaticamento mentale 3,3 contro 5 (P = 0,053).

Infine, i punteggi dei domini intestinale e sociale dell’Inflammatory Bowel Disease Questionnaire hanno mostrato un miglioramento significativo in coloro che hanno raggiunto i livelli più alti di vitamina D rispetto a coloro che non li hanno raggiunti: 60,5 contro 51,5 per il dominio intestinale (P = 0,015) e 59,4 contro 44,5 per il dominio sociale (P = 0,05).

"Questi risultati suggeriscono che i pazienti con malattia di Crohn possono beneficiare dell’assunzione di vitamina D per quanto riguarda l’aumento della forza muscolare, la riduzione dell’affaticamento e il miglioramento della qualità di vita" ha detto la Raftery, la quale ha aggiunto che il trattamento è generalmente sicuro, ma va assunto con cautela in caso di nefropatia cronica o di tubercolosi attiva.

Il trial presentato alla DDW è uno studio pilota, il che ne rappresenta il limite principale: tuttavia, l’autrice ha riferito che il suo gruppo sta già conducendo uno studio più ampio su 130 pazienti che continuerà per 12 mesi.

T. Raftery, et al. Vitamin D supplementation improves muscle strength, fatigue, and quality of life in patients with Crohn's disease in remission: results of a randomized double-blind placebo-controlled study. DDW 2013; abstract Sa1198.