La diminuzione della diversità microbica intestinale è fortemente associata con un elevato indice di massa corporea (BMI) ed elevati livelli di trigliceridi e con una diminuzione del livello di lipoproteine ad alta densità (HDL). Questo è quanto mostrato da uno studio pubblicato sulla rivista Circulation Research in cui gli autori evidenziano la potenzialità dei farmaci in grado di modificare il microbioma intestinale per ristabilire i livelli di BMI, trigliceridi e HDL.
Ci sono evidenze che mettono in luce come il miocrobioma intestinale sia coinvolto nello sviluppo di malattie cardiovascolari (CVD), mediante l’interazione ospite-microbo che va ad interferire e modificare il normale percorso immunologico e metabolico dello stesso. 
D’altro lato pero’ non c’è una conferma di queste evidenze da studi sull’uomo su larga scala. In particolare non ci sono forti evidenze dell’associazione tra CVD e l’aberrazione dei livelli dei lipidi nel sangue.
  
L’obiettivo di questo studio è stato quello di identificare le specie batteriche intestinali, quale proporzione correla con l’indice di massa corporea (BMI) ed i livelli di lipidi, e determinare se la variazione lipidica possa essere spiegata dalla presenza del microbiota associato all’età, al sesso e al corredo genetico dell’ospite.
Questo è il più grande studio umano sul collegamento del microbioma con  lipidi e BMI.
Spiegando le motivazioni alla base dello studio, la dr.ssa Jingyuan Fu, dell’ University Medical Center di Groningen, nei Paesi Bassi ha dichiarato: "E’ noto che la comunità batterica è associata con la suscettibilità di una persona a molte malattie, comprese le malattie cardiovascolari. Tuttavia, sappiamo ancora molto poco circa la misura in cui il microbioma intestinale contribuisce al rischio associato a lipidi nel sangue e malattie cardiache e di cui i batteri svolgono un ruolo importante."
Poiché meno del 30% dei batteri nell'intestinali umani possono essere coltivati, molto poco è stato finora conosciuto su di loro.
Da poco è disponibile la tecnologia di sequenziamento profondo “state-of-the-art”, come quella usata in questo studio, che ha permesso l'identificazione di tali batteri e ha permesso al team coinvolto nello studio di determinare i loro effetti sui livelli di lipidi nel sangue.
Utilizzando la nuova tecnologia di sequenziamento, particolari batteri intestinali sono stati associati a variazioni nel BMI e lipidi nel sangue ed è stato anche determinato che percentuale della variazione di lipidi nel sangue potrebbe essere spiegata con il microbioma intestinale, rispetto all’influenza dovuta a genetica, età, sesso, BMI e alla genetica dell’ospite.
A tal fine, sono stati studiati 893 soggetti in uno studio di coorte reclutati dalla coorte olandese LifeLine-DEEP, che sta valutando i fattori biomedici, sociodemografici, comportamentali, fisici e psicologici che contribuiscono alla salute e alla malattia della popolazione generale.
I soggetti sono stati suddivisi per sesso ed età. 
In questi gruppi sono stati trovati 34 ceppi batterici correlati al BMI e ai livelli di lipidi, la maggior parte di nuova associazione. 
L’analisi cross-validation dimostra come il microbioma è collegato alla variazione del 4,5% del BMI, 6% dei trigliceridi, e 4% delle lipoproteine ad alta densità (HDL), e inoltre è indipendente dall’età, dal sesso e corredo genetico.
Tuttavia, il microbioma intestinale ha avuto poco effetto sulle lipoproteine a bassa densità (LDL) o sui livelli totali di colesterolo.
Dei batteri identificati all'interno del microbioma, associazioni con l'obesità sono stati confermate per molte specie precedentemente coinvolte, per esempio, il genere Akkermansia, il phylum Firmicutes, e il phylum Tenericutes, che sono associati con un basso indice di massa corporea.
Una più bassa abbondanza delle famiglie Christensenellaceae e Rikenellaceae, della classe Mollicutes, del genere Dehalobacterium e regno Archaea è stata associata con un alto indice di massa corporea.
"Abbiamo scoperto che questi batteri associati a bassa BMI sono anche associati con più bassi livelli di trigliceridi e livelli elevati di HDL. Questo indica il ruolo globale di tali batteri nel metabolismo umano", ha riferito la dr.ssa Fu.
I ricercatori hanno anche osservato numerose nuove associazioni con un aumento dei trigliceridi e una diminuzione HDL, tra cui il genere Eggerthella e, famiglia Pasteurellaceae con diminuzione dei trigliceridi.
Commentando i risultati la dr.ssa Fu ha sottolineato: "Il trapianto fecale è diventato un intervento interessante per prevenzione e trattare diverse malattie".
Inoltre, microbioma di un individuo può modulare la dieta e la farmacocinetica dei medicinali e come tale è considerato un elemento chiave nella progettazione di medicina personalizzata e della medicina di precisione.
Guardando verso il lavoro futuro, ha spiegato la dr.ssa Fu, che il loro studio ha avuto un numero insufficiente di pazienti con malattie cardiovascolari, quindi ulteriori ricerche avrebbe bisogno di identificare l'asse causale microbioma-lipidi-CVD e per avere una visione più meccanicistica delle funzioni batteri intestinali.
In conclusione, come ha precisato la dr.ssa Fu: "La minore diversità microbica intestinale può essere considerata come un nuovo fattore di rischio per le malattie cardiache. Per la prima volta, il nostro studio fornisce la prova solida per il collegamento tra microbi intestinali e lipidi nel sangue in una grande popolazione umana. Questo sostiene il potenziale di interventi modificanti il microbioma al fine di controllare BMI e lipidi nel sangue, contribuendo così a prevenire le malattie cardiovascolari."
Emilia Vaccaro
Jingyuan Fu et al. The Gut Microbiome Contributes to a Substantial Proportion of the Variation in Blood Lipids. DOI: 10.1161/CIRCRESAHA.115.306807 Circulation Research.
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