Elbasvir/grazoprevir, conferme di efficacia real life in popolazioni speciali con HCV #EASL2019

Due studi real world presentati all'ILC meeting, congresso dell' European Association For The Study Of The Liver (EASL) 2019 che si Ŕ tenuto a Vienna, hanno confermato l'efficacia di elbasvir/grazoprevir nel trattamento di persone con epatite C che utilizzano droghe iniettive o che ricevono terapia sostitutiva con oppioidi.

Due studi real world presentati all’ILC meeting, congresso dell’European Association For The Study Of The Liver (EASL) 2019 che si è tenuto a Vienna, hanno confermato l’efficacia di elbasvir/grazoprevir nel trattamento di persone con epatite C che utilizzano droghe iniettive o che ricevono terapia sostitutiva con oppioidi.

I due studi, uno tedesco e l’altro americano, hanno confermato il raggiungimento di elevate risposte virologiche sostenute in queste popolazioni difficili da trattare e che avevano fallito il trattamento con altri antivirali ad azione diretta (DAA).

Le persone che fanno uso di droghe iniettive (PWID) sono ad elevato rischio di sviluppare l’infezione da HCV, con una prevalenza stimata a livello globale di almeno il 60-80%.

Alcune persone con storia di utilizzo di queste sostanze sono in trattamento con terapia oppioide sostitutiva (OST che includeva metadone, buprenorfina, levometadone, naloxone e naltrexone) per la gestione della dipendenza da oppioidi e questo approccio ha mostrato la riduzione dell’acquisizione dell’HCV pari al 50%.
Negli studi clinici, i DAA sono risultati efficaci e ben tollerati nelle persone in trattamento con OST e in quelle che si iniettavano droghe.

Elbasvir/grazoprevir (EBR/GZR) è stato approvato nel luglio del 2016 in seguito ai risultati di trial clinici controllati in pazienti adulti con infezione cronica da HCV e in trattamento con OST riportando una SVR a 12 settimane del 91.5%.

Ad oggi si conosce poco riguardo l’efficacia di questa combinazione nei PWID e in chi riceve OST nella pratica clinica quotidiana.

Lo studio tedesco, di cui sono stati riportati i risultati all’ILC2019, deriva da un’analisi dell’ampio registro tedesco (German Hepatitis C Registry (DHC-R)) su 992 individui con HCV GT1 in trattamento con EBR/GZR ± ribavirin (RBV) per 12–16 settimane.

Di 613 persone che hanno completato il follow-up di 12 o 24 settimane o che hanno interrotto il trattamento precocemente (popolazione ITT, intention to treat), 499 non erano utilizzatori di droghe, 67 erano PWID in terapia con OST, e 47 erano utilizzatori di droghe ma non ricevevano OST.

Le percentuali di SVR sono state del 96.2% (480/499), 89.6% (60/67) e 93.6% (44/47), rispettivamente.

Nella popolazione per protocol, le percentuali di SVR sono state del 98.6% (484/491), 98.4% (61/62), e 95.7% (44/46), rispettivamente.

Una differenza significativa tra i gruppi è stata osservata soltanto nell’analisi ITT per l’SVR relativa a individui non utilizzatori di droghe rispetto ai riceventi trattamento con OST.

“In passato, c’è stata una controversia sull’uso dei DAA per il trattamento dell’HCV nei PWID” ha commentato il dr. Stefan Christensen del Centre for Interdisciplinary Medicine di Muenster in Germania. “I nostri risultati suggeriscono che non ci deve essere alcuna riserva nell’iniziare i DAA in questa popolazione".

In un secondo studio che ha coinvolto lo US Department of Veterans Affairs cohort, 611 persone con HCV cronica da GT1 sono state trattate per più di 11 settimane con EBR/GZR; questi soggetti avevano anche diagnosi di disturbo da uso di oppioidi o aveva terapia in corso con farmaci prescritti per la dipendenza da oppioidi.

La maggior parte degli individui (90%) era naïve al trattamento prima di ricevere EBR/GZR e la maggior parte aveva stadio 4-5 di malattia renale cronica (86%). Quasi il 60% della coorte aveva ricevuto almeno una prescrizione per una terapia per dipendenza da oppiacei (59%), il 90% aveva una storia di abuso di droghe e il 71% stava ricevendo farmaci psichiatrici concomitanti.

La maggior parte delle persone (526/611; 86%) aveva ricevuto elbasvir/grazoprevir senza RBV per 12 settimane; le restanti 85 (14%) aveva ricevuto altri regimi basati sempre su questa combinazione.

Secondo i risultati dello studio, la SVR è stata raggiunta dal 96% (586/611) di individui. Alti tassi di SVR (94-98%) sono stati raggiunti in tutti i sottogruppi analizzati, compresi quelli con un'alta carica virale al basale (≥800.000 UI/ml), cirrosi, anamnesi di abuso di alcool o droghe o terapia con agonisti degli oppioidi.

Christensen S. et al., High real-world effectiveness of elbasvir/grazoprevir in PWID on opioid substitution therapy with HCVgenotype 1 infection: Results from the German hepatitis C registry (DHC-R). EASL2019 abstract THU-125

Bronowick J.P. et al., No effect of alcohol consumption or dependence on treatment outcome in chronic hepatitis C patients treated with Elbasvir/ Grazoprevir in a real-world setting EASL2019 abstract THU-123