Gastroenterologia

Eluxadolina bene in fase III contro la sindrome del colon irritabile

Il farmaco sperimentale eluxadolina, sviluppato da Furiex Pharmaceuticals per il trattamento della sindrome del colon irritabile (IBS) con predominanza della diarrea, ha centrato lì obiettivo principale, cioè la combinazione di un miglioramento simultaneo della consistenza delle feci e del dolore addominale in due studi di fase III, chiamati 3001 e 3002. Ad annunciarlo è l’azienda con un comunicato stampa.

I due trial, randomizzati, in doppio cieco e controllati con placebo, hanno coinvolto complessivamente 2428 pazienti trattati con eluxadolina 75 mg due volte al giorno o 100 mg due volte al giorno oppure un placebo. L'endpoint primario, sottolinea Fureix nella nota, era in linea con le attuali indicazioni dell’Fda e la bozza di indicazioni dell’Ema pubblicata nel 2013 per la valutazione nei trial clinici di nuovi farmaci per l’IBS. La combinazione delle due risposte è stata valutata nelle prime 12 settimane per soddisfare i requisiti dell’agenzia americana e nell’arco di 26 settimane per soddisfare quelli della sua controparte europea.

I risultati principali del primo studio mostrano che i pazienti trattati con entrambe le dosi di eluxadolina hanno risposto meglio del placebo sia a 12 settimane sia a 26 settimane, con un vantaggio significativo in entrambi i momenti di valutazione.

Infatti, la risposta a 12 settimane (endpoint richiesto dall’Fda) è stata del 29,5% con eluxadolina 100 mg, 28,9% con eluxadolina 75 mg e 16,2% con il placebo, mentre la risposta a 26 settimane (endpoint richiesto dall’Ema) è stata, rispettivamente, del 32,6%, 30,4% e 20,2%.

Nel secondo studio, entrambe le dosi di eluxadolina sono risultate significativamente superiori al placebo alla valutazione delle 12 settimane in termini di endpoint primario, anche se a 26 settimane solo la dose più alta è risultata superiore al placebo; la dose inferiore è risultata numericamente superiore rispetto al placebo, ma il risultato non è statisticamente significativo.

La risposta a 12 settimane è stata del 25,1% con eluxadolina 100 mg, 23,9% con eluxadolina 75 mg e 17,1% % con il placebo, mentre la risposta a 26 settimane è stata del 29,3% con eluxadolina 100 mg e 19% con il placebo.

Combinando i dati dei due studi, le percentuali di risposta a eluxadolina, a entrambe le dosi, sono risultate significativamente superiori a quelle al placebo sia a 12 sia a 26 settimane. Per quanto riguarda l’endpoint richiesto dall’Fda la differenza rispetto al placebo è stata del 9,5% per 75 mg e 10,3% per 100 mg, mentre per quello richiesto dall’Ema tale differenza è stata rispettivamente del 7,2% e 11,5%.

Furiex riferisce che nei due trial eluxadolina ha mostrato un profilo di sicurezza e tollerabilità favorevole. Gli effetti indesiderati riportati più comunemente sono stati stipsi (8,3% con 100 mg, 7,4% con 75 mg e 2,4% con placebo) e nausea (7,3% con 100 mg, 7,8% con 75 mg e 4,8% con placebo). In entrambi i bracci in trattamento attivo e anche nel braccio di controllo sono stati osservati aumenti sporadici degli enzimi epatici (> 3xULN), con una differenza tra farmaco e placebo

L’azienda presenterà ulteriori dettagli degli studi 3001 e 3002 in uno dei prossimi congressi del settore e fa sapere che, sulla base dei risultati, prevede di depositare la domanda di approvazione del farmaco all’Fda nella prima metà dell'anno e all’Ema all'inizio del 2015.

Secondo il presidente e fondatore di Furiex, Fred Eshelman, eluxadolina potrebbe generare un fatturato annuo compreso tra i 750 milioni e il miliardo di dollari.

Attiva per via orale, eluxadolina è la capostipite di una nuova potenziale classe di farmaci, quella degli antagonisti del recettore mu degli oppioidi e del recettore delta degli oppioidi, ad azione locale. La molecola, infatti, agisce localmente nell'intestino e ha una biodisponibilità orale molto bassa. Studi in vitro indicano che l’attività di eluxadolina sui due differenti recettori modula la motilità gastrointestinale e riduce il dolore addominale associato alla IBS, senza causare gli effetti collaterali costipanti che possono verificarsi agendo solo sui recettori mu. Inoltre, la sua azione locale nell’intestino e la biodisponibilità sistemica molto limitata riducono la possibilità di effetti collaterali a livello del sistema nervoso centrale e altri effetti collaterali sistemici associati alle terapie attualmente in uso per la gestione dell’IBS.