Una combinazione di probiotici a base di Bifidobacterium infantis, Streptococcus thermophilus, e Bifidobacterium lactis, sarebbe in grado di ridurre l’ incidenza di enterocolite necrotizzante (NEC), ma non la mortalità o la sepsi ad insorgenza tardiva in neonati pre-termine. Sono queste le conclusioni di uno studio pubblicato online ahead-of-print sulla rivista Pediatrics.

“La sepsi ad insorgenza tardiva si manifesta a più di 48 ore dalla nascita, rappresenta una complicanza frequente nei neonati prematuri ed è associata ad una morbi- mortalità significativa – si legge nell’introduzione al lavoro. – A differenza dei neonati a termine, quelli immaturi acquisiscono in larga parte la flora intestinale colonizzante in ambito nosocomiale anziché dalla flora o dal latte materni. Non solo: la colonizzazione gastrointestinale ad opera della normale flora batterica (es: Bifidobacterium spp e Lactobacillus spp) avviene tardivamente e si caratterizza per l’assenza di  biodiversità, mentre, al contrario, cresce la colonizzazione di batteri potenzialmente patogeni (es: E. coli, Enterococcus spp e Klebsiella spp), esacerbata dal trattamento con antibiotici ad ampio spettro che alterano la composizione del microbiota intestinale e potrebbero predisporre i neonati pre-termine all’insorgenza di sepsi tardiva e di NEC.”

Studi precedenti avevano suggerito come la supplementazione con probiotici fosse in grado di ridurre l’incidenza di NEC e della mortalità per tutte le cause. Non risultavano, invece, ben definiti, gli effetti della supplementazione con probiotici sulla sepsi ad insorgenza tardiva.

Obiettivo di questo trial multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, controllato vs placebo, è stato, pertanto,  quello di  valutare l’effetto di una combinazione di 3 probiotici somministrati giornalmente in neonati pre-termine sull’incidenza di sepsi ad insorgenza tardiva.

A tal scopo, 1099 neonati pre-termine (età gestazionale <32 settimane, peso alla nascita <1500 g), provenienti da 10 centri neonatali in Australia e Nuova Zelanda, sono stati inclusi nella sperimentazione entro 72 ore dalla nascita e randomizzati al trattamento con combinazione di probiotici (Bifidobacterium infantis, Streptococcus thermophilus, Bifidobacterium lactis) o con placebo, disciolti nel latte materno o in quello in formula. I neonati era sottoposti ad uno dei due trattamenti fino alla dimissione ospedaliera o all’età corretta gestazionale.
Il rischio di NEC era definito in base agli stadi di classificazione di Bell, dallo stadio I (sospetto di NEC) allo stadio III (NEC allo stadio avanzato).

I risultati hanno documentato una riduzione del 54% dell’incidenza di NEC e della proporzione di neonati classificati allo stadio II (NEC definita) o allo stadio III nel gruppo trattato con supplementazione di probiotici vs placebo (RR=0,46; IC95%= 0,23-0,93; P=0,03). Non sono state documentate differenze significate tra i gruppi, invece, in riferimento all’incidenza di sepsi ad insorgenza tardiva.   

Lo studio ha quantificato in 43 il numero di neonati da trattare con la supplementazione per eliminare un caso di NEC. Inoltre, è stata documentata con i probiotici una riduzione potenziale della sepsi ad insorgenza tardiva in un sottogruppo di neonati con età gestazionale compresa tra le 28 e le 32 settimane e un peso>1000 g alla nascita. La mancanza di sufficiente potenza statistica dello studio, tuttavia, non consente di validare questo risultato che, pertanto, necessita di verifiche appropriate in studi ulteriori meglio dimensionati.

In conclusione, dati i benefici documentati, questo trial suffraga l’impiego della supplementazione con probiotici in neonati pre-termine per ridurre l’incidenza di NEC. Sono necessari studi ulteriori per rivalutare le evidenze confliggenti sulla mortalità presenti in letteratura, nonché per esaminare gli effetti potenziali della supplementazione su gruppi specifici di neonati pre-termine.

Jacobs SE et al. Probiotic Effects on Late-onset Sepsis in Very Preterm Infants: A Randomized Controlled Trial. Pediatrics 2013; Published online November 18, 2013
doi: 10.1542/peds.2013-1339
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