Gastroenterologia ed epatologia

Epatite alcolica acuta, il caffè migliora il quadro clinico in soggetti geneticamente predisposti e forti bevitori di alcol

Negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi studi sui potenziali, e in alcuni casi dimostrati, effetti benefici del caffè su problemi epatici. In questo nuovo studio multicentrico, prospettico, osservazionale presentato al congresso annuale dell'American College of Gastroenterology è stato mostrato come il rischio di epatite alcolica acuta è elevato nei forti bevitori di alcol che portano un genotipo specifico (G/G), ma questo rischio diminuisce con l'assunzione regolare di caffè.

Negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi studi sui potenziali, e in alcuni casi dimostrati, effetti benefici del caffè su problemi epatici. In questo nuovo studio multicentrico, prospettico, osservazionale presentato al congresso annuale dell’American College of Gastroenterology è stato mostrato come il rischio di epatite alcolica acuta è elevato nei forti bevitori di alcol che portano un genotipo specifico (G/G), ma questo rischio diminuisce con l’assunzione regolare di caffè.
I fattori principali legati allo sviluppo di epatite alcolica acuta sono la quantità di alcol assunto, lo stato nutrizionale del paziente e i tratti genetici e metabolici. Di solito esiste una correlazione lineare tra la gravità dell'alcolismo, in funzione della durata dell'abuso e della quantità assunta, e lo sviluppo di un'epatopatia, anche se non tutti quelli che ne abusano sviluppano un danno epatico significativo.
L’epatite alcolica acuta è una situazione rara, ma quando si instaura è catastrofica, con elevata mortalità nel breve termine", ha precisato il dr. Naga Chalasani, della Indiana University School of Medicine di Indianapolis durante la sua presentazione al congresso ACG.
"Il dato che emerge da questo studio è davvero molto interessante Sembra che ci sia una interazione tra il genotipo PNPLA3 e bere caffè. Bere caffè risulta protettivo, mentre il genotipo PNPLA3 G/G è alquanto pericoloso”.
Nello studio  “Translational Research and Evolving Alcoholic Treatment” (TREAT 001), 189 pazienti con epatite alcolica acuta con un passato da forti bevitori (per almeno 6 mesi) sono stati confrontati con un gruppo di controllo di 150 persone senza malattie epatiche.
I partecipanti erano principalmente bianchi, di mezza età, uomini in sovrappeso, arruolati dal maggio 2013 al maggio 2016.
Dati clinici e di laboratorio appropriati sono stati usati per diagnosticare l'epatite alcolica acuta. Il follow-up è stato di 12 mesi.
Nei pazienti con epatite, la bilirubina totale era superiore a 2 mg/dL al basale e i livelli di aspartato aminotransferasi (AST) erano superiori a 50 U/L. Nel gruppo di controllo, i livelli di AST e alanina transaminasi (ALT) erano nel range di normalità.
Il rischio di mortalità nei pazienti con epatite alcolica acuta aumentava col passare dei giorni: 30 giorni, 9.6%; 90 giorni 16,0%, 180 giorni 22.5% e 365 giorni, 27.5%.
Per i partecipanti di discendenza europea sono stati determinati i genotipi PNPLA3; "G/G è il genotipo che gioca il ruolo di cattivo giocatore, mentre C/C è il genotipo buono", ha spiegato il dr. Chalasani. Ciò si riflette nel fatto che il genotipo PNPLA3 G/G è risultato più comune nei pazienti con epatite alcolica acuta rispetto al gruppo di controllo (34% vs 22%).
Nel gruppo con epatite, la bilirubina totale era di 13,9 mg/dL al basale, ma è migliorata a 4,1 mg/dL a 6 mesi e 2,6 mg/dL a 12 mesi. 
"Alcuni pazienti hanno smesso di bere," ha riferito il dr. Chalasani. Al contrario, i valori di ALT e AST sono rimasti sorprendentemente ai soliti valori.
I ricercatori hanno anche chiesto ai partecipanti di registrare il consumo di alcol, caffè, e tè.
Il consumo abituale di caffè era significativamente più basso nei pazienti con epatite alcolica acuta rispetto ai controlli (20% vs 43%; odds ratio, 0,24; p <0,0001), dato che ha sorpreso i ricercatori visto che è stato confermato anche dopo aggiustamento per le covariate relativi e PNPLA3 genotipo.
Per le persone con il genotipo PNPLA3 C/C che erano abituali bevitori di caffè, il rischio di epatite alcolica acuta era significativamente più basso rispetto a persone con genotipo G/G che non bevevano caffè (27% vs 86%; p=0,003) .
I ricercatori hanno concluso che questi risultati suggeriscono che i grandi bevitori di alcol che portano il genotipo G/G, ma non bevono regolarmente caffè hanno rischio più alto di epatite alcolica acuta.
Se questi dati verranno confermati, si aggiungerebbe un altro effetto benefico del caffè sul fegato.
Anche se sono necessari ulteriori dati, "il fenotipo PNPLA3 G/G può essere considerato un biomarker utile per identificare una percentuale di individui che bevono pesantemente e che saranno a rischio di grave epatite alcolica", ha suggerito il dr. Paul Kwo, della Stanford University in California.
Bisogna comunque prendere i dati con le giuste pinze, hanno suggerito altri esperti presenti in sala durante la presentazione, sottolineando come è probabilmente troppo presto per trarre conclusioni circa l'interazione tra i rischi genetici e l’epatite alcolica , in particolare considerando che il consumo di caffè e di alcol sono stati auto-riportati.
EV
American College of Gastroenterology (ACG) 2016 Annual Meeting: Abstract 18. presentato 17 ottobre 2016.