Epatite B cronica, effetti positivi dalla lamuvidina nel lungo periodo

Gastroenterologia

La terapia con lamivudina a lungo termine ha portato alla perdita dell'antigene di superficie dell'epatite B nei pazienti con epatite cronica B (HBeAg). Questo è quanto emerge dai recenti risultati pubblicati su Alimentary Pharmacology & Therapeutics.

La terapia con lamivudina a lungo termine ha portato alla perdita dell’antigene di superficie dell'epatite B nei pazienti con epatite cronica B (HBeAg). Questo è quanto emerge dai recenti risultati pubblicati su Alimentary Pharmacology & Therapeutics.
La presenza dell’antigene di superficie HBeAg indica una replicazione virale attiva e alta infettività. 
"La lamivudina ha dimostrato di avere una buona attività, abbassando i livelli di DNA dell’HBV in quasi tutti i pazienti con successivi miglioramenti nei livelli degli enzimi sierici e nell'istologia epatica," ha precisato la dr.ssa Shilpa lingala, del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases dell’ NIH al momento della pubblicazione studio.
Come hanno evidenziato i ricercatori, la terapia con lamivudina a lungo termine è associata alla clearance di superficie dell'epatite B; tuttavia, non è chiaro per quanto tempo i pazienti devono essere trattati e quali criteri dovrebbero essere utilizzati per interrompere la terapia.
La dr.ssa Lingala e i suoi colleghi hanno seguito 42 pazienti per una media di 16.1 anni tra il 1995 e il 2015 per valutare la terapia con lamivudina. Se un paziente recidivava o sviluppava resistenza alla lamivudina, allora passava al trattamento con un altro farmaco.
Diciassette di 22 pazienti con epatite B positivi all’antigene sono diventati HBeAg-negativi, cinque dei quali sono arrivati all’eliminazione totale dell’HBsAg. Dei 20 pazienti HBeAg-negativi, 10 hanno avuto azzeramento dell’ HBsAg.
Il tempo per raggiungere la clearance dell’HBsAg variava da 0,9 a 16,8 anni (mediana, 9.3 anni). Ventiquattro pazienti hanno sviluppato resistenza alla lamivudina, sei dei quali hanno comunque raggiunto la negatività dell’HBsAg. In cinque pazienti, gli anticorpi contro l’HBsAg sono apparsi in contemporaneamente.
La perdita dell’ HBsAg ha portato all’arresto della terapia in tutti i pazienti, senza che in nessuno caso ci fosse un nuovo sviluppo di HBsAg o una recidiva. Tutti i pazienti avevano livelli normali di alanina aminotransferasi e in 13 il DNA dell’HBV non era dosabile nell’ultimo dosaggio. 
Ventisette pazienti avevano sviluppato cirrosi e sette di questi erano deceduti o erano stati sottoposti a trapianto di fegato.
In conclusione, come precisato dagli autori: "Queste analisi suggeriscono che il trattamento a tempo indeterminato con la terapia orale a base di analoghi nucleosidici dell'epatite cronica B è un approccio adeguato alla gestione, utilizzando la perdita di HBsAg come un endpoint surrogato che indica la sicurezza di interruzione del trattamento. La terapia potrebbe meglio essere continuata per un minimo di 6 mesi dopo la perdita dell’HBsAg dei pazienti cirrotici e sarà necessario lo screening di follow-up regolare per il cancro epatocellulare (HCC) anche dopo l’interruzione della terapia."

EV
Lingala S. et al. Long-term lamivudine therapy in chronic hepatitis B.
Aliment Pharmacol Ther. 2016 Aug;44(4):380-9. doi: 10.1111/apt.13707. Epub 2016 Jul 3.

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