Epatite B, promettente combinazione farmaci anti-HIV di Gilead

Gastroenterologia
Una combinazione di due farmaci anti-HIV, tenofovir e emtricitabine, sembrerebbe essere efficace nel sopprimere il virus dell’epatite B (HBV) in pazienti il cui sistema immunitario è in grado di tollerare il virus. Queste le conclusioni di uno studio di Fase II presentato nel corso del congresso annuale EASL (European Association for the Study of Liver), appena conclusosi ad Amsterdam che, se confermate, aprono nuove prospettive nel trattamento di questi pazienti.

I pazienti con epatite cronica B che si trovano nella fase cosiddetta di “immuno-tolleranza” si caratterizzano per la presenza di elevate cariche virali in assenza di una risposta immunitaria significativa. Le Linee Guida attuali per la terapia dell’HBV non raccomandano il trattamento di questi pazienti con farmaci antivirali orali, nonostante la presenza di alcune documentazioni precedenti in letteratura a favore di un impiego di tenofovir come agente immunosoppressore orale.

Tenofovir e emtricitabine sono due farmaci utilizzati con successo in associazione fissa nel trattamento dell’HIV.
La presenza di dati preliminari a favore dell’impiego di tenofovir nell’HBV ha pertanto sollecitato la messa a punto di uno studio volto a testa l’efficacia e la sicurezza di tenofovir da solo rispetto all’associazione fissa tenofovir/emtricitabine nel trattamento dell’HBV in pazienti immuno-tolleranti.

A tal scopo sono stati reclutati 126 pazienti con carica virale di HBV di almeno 1,7 X 107 IU per mL di sangue e livelli di alanina aminotransferasi nella norma, che sono stati randomizzati al trattamento con tenofovir e placebo oppure ad associazione a dose fissa di tenofovir/emtricitabine.

L’endpoint primario dello studio era costituito dalla proporzione di pazienti che aveva raggiunto una carica virale inferiore a 69 IU per mL, mentre tra gli endpoint secondari vi erano la perdita dell’antigene e del virus HBV (HBeAg) e lo sviluppo di anticorpo contro HBeAg (siero conversione HBeAg).

I risultati, a 4 anni dall’inizio del trattamento, hanno mostrato che, su 126 pazienti randomizzati e sottoposti a trattamento, l’81% di quelli allocati al trattamento con tenofovir e l’84% di quelli sottoposti a trattamento con la combinazione tenofovir e emtricitabine ha completato lo studio, con una riduzione della carica virale inferiore a 69 IU per mL documentata, rispettivamente, nel 55% e nel 76% dei pazienti inclusi nei due gruppi. Ciò suggerisce la superiorità del trattamento di combinazione rispetto al trattamento singolo con tenofovir.

Tuttavia solo in 5 partecipanti allo studio è stata documentata la perdita di HBeAg (un antigene al cui presenza è solitamente associata a tassi più elevati di replicazione virale) mentre solo in 3 pazienti è stata osservata sieroconversione HBeAg.
Inoltre, in nessun paziente è stata rilevata la perdita dell’antigene di superficie HBsAg – un segno di infezione – né si sono sviluppati antigeni contro lo stesso.

L’unico dato deludente è stato la compliance al trattamento: un paziente su due ha cessato definitivamente la terapia dopo la fine dello studio, con conseguente ripristino di livelli di carica virale prossimi a quelli precedenti l’inizio del trial.

L’associazione a dose fissa tenofovir/emtricitabine è stata messa a punto da Gilead, che ha sponsorizzato lo studio.

Chan HL. et al. Tenofovir DF (TDF) compared to emtricitabine (FTC)/TDF in HBEAG-positive chronic hepatitis B (CHB) virus-infected patients in the immune-tolerant (IT) phase. EASL 2013; Abstract 101.