Epatite C: con glecaprevir/pibrentasvir bastano per 8 settimane nei pazienti naive senza cirrosi o con cirrosi compensata

L'associazione di due farmaci antivirali ad azione diretta, glecaprevir e pibrentasvir, somministrata per sole 8 settimane, estremamente efficace e ben tollerata nei pazienti naive al trattamento con epatite da virus C (genotipi 1, 2, 4-6), indipendentemente dalle condizioni epatiche e dalla presenza di cirrosi. Questi sono i risultati molto interessanti presentati da Jules Levin in occasione del 54 International Liver Congress, tenutosi a Vienna dal 10 al 14 Aprile 2019.

L’associazione di due farmaci antivirali ad azione diretta, glecaprevir e pibrentasvir, somministrata per sole 8 settimane, è estremamente efficace e ben tollerata nei pazienti naive al trattamento con epatite da virus C (genotipi 1, 2, 4-6), indipendentemente dalle condizioni epatiche e dalla presenza di cirrosi. Questi sono i risultati molto interessanti presentati da Jules Levin in occasione del 54° International Liver Congress, tenutosi a Vienna dal 10 al 14 Aprile 2019.

Infatti, la percentuale di risposta virologica sostenuta a 12 settimane (SVR12), endpoint primario dello studio, definita come un livello di HCV RNA inferiore al limite di quantificazione alla visita post-trattamento dopo 12 settimane, era prossima al 100% sia nella popolazione globale che in tutti i sottogruppi considerati.

Glecaprevir/pibrentasvir (G/P) è un’associazione antivirale per l’infezione cronica da virus dell’epatite C in pazienti adulti. Questi due farmaci agiscono direttamente sul virus, bloccandone il processo di replicazione. Infatti, glecaprevir è un inibitore della proteina non strutturale pangenotipica 3/4A, mentre pibrentasvir è attivo nei confronti della proteina non strutturale 5A (NS5A), una fosfoproteina ricca di prolina che ha un ruolo chiave nella replicazione dell’HVC. L’associazione di questi due farmaci antivirali ha una potente attività antivirale nei confronti dei principali genotipi di HCV, e una elevata capacità di non indurre resistenze in vitro. Questi farmaci antivirali sono scarsamente metabolizzati a livello epatico e vengono escreti soprattutto con la bile e con le feci (meno dell’1% è escreto attraverso l’emuntorio renale).

La combinazione a dose fissa in monosomministrazione giornaliera orale a base di glecaprevir e pibrentasvir (G/P) è approvata per il trattamento di pazienti adulti con un’infezione cronica causata dai genotipi 1-6 del virus dell’epatite C (HCV). Nei pazienti naive al trattamento per HCV, la durata approvata del trattamento con l’associazione G/P è attualmente di 8 settimane nei pazienti non cirrotici e di 12 settimane in quelli con cirrosi compensata. Un recente studio post-approvazione sulla somministrazione di G/P per 8 settimane in pazienti cirrotici naive al trattamento con genotipi 1, 2, 4–6 di HCV ha mostrato elevate percentuali di SVR12, simili a quelle ottenute con una durata più lunga (12 settimane).

I risultati dello studio
Questa analisi integrata ha valutato l’efficacia e la tollerabilità dell’associazione G/P, alla posologia di 300/120 mg una volta al giorno per via orale in un’unica compressa, analizzando i dati di pazienti adulti arruolati in 8 studi clinici di fase 2 e di fase 3. Per essere eligibili al trattamento, i pazienti dovevano avere un‘epatite C cronica causata dai genotipi 1, 2, 4-6 di HCV, senza cirrosi o con cirrosi compensata (valutata mediante biopsia epatica, FibroScan, FibroTest o APRI - aspartate aminotransferase-to-platelet ratio) e dovevano essere naive al trattamento.

L’endpoint primario era la percentuale di SVR12,mentre . Gli endpoint secondari erano la SVR12 nei diversi sottogruppi e la tollerabilità.

Dei 1163 pazienti arruolati, 280 (24%) avevano una cirrosi. La maggior parte dei pazienti era di etnia caucasica (79%) e aveva un genotipo HCV di tipo 1 (63%) o 2 (22%); l’età media era di 53 anni. I pazienti sono stati divisi in due gruppi in base alla presenza o meno di cirrosi. Le principali caratteristiche basali della malattia epatica dei due gruppi (non cirrotici vs cirrotici) erano le seguenti: conta piastrinica < 100 × 109/L, 1% vs 17%; aspartate aminotransferase-to-platelet ratio (APRI) ≥ 2, 2% vs 34%; FibroScan ≥ 20 kPa, 0% vs 51%; FibroTest ≥ 0.72, 7% vs 69%; FIB-4 ≥ 3.25, 4% vs 52%.

Le percentuali globali di SVR12 erano del 97,9% (1139/1163) nella popolazione intention-to-treat (ITT, pazienti che hanno ricevuto una o più dosi di G/P) e del 99,9% (1139/1140) nella popolazione modified ITT (mITT, esclusi i pazienti con fallimento non virologico); solo un paziente non cirrotico con epatite C ha avuto una recidiva virologica (< 0,1%; 1/1145).

Le percentuali di SVR12 erano molto elevate (> 95%) in tutti i sottogruppi considerati, tra cui i pazienti non cirrotici (98%, 865/883) e pazienti cirrotici (97,9%, 274/280), e indipendentemente dall’età e dal BMI dei pazienti, dai marker clinici di malattia epatica avanzata, dal genotipo in causa o dalle comorbidità presenti.

Eventi avversi comparsi in corso di trattamento sono stati osservati nel 57% (662/1163) dei pazienti, metà dei quali possibilmente correlati ai farmaci in studio; quelli più frequenti (> 5%) erano cefalea (11%), fatigue (10%) e nausea (7%). Gli avversi gravi erano rari, riportati dal 3% (30/1163) dei pazienti, così come quelli che hanno causato l’interruzione del trattamento (0,3%, 4/1163). Anche le alterazioni dei parametri epatici di laboratorio di grado ≥ 3 erano rare (< 1%).

Concludendo l’associazione G/P, somministrata per sole 8 settimane, è estremamente efficace nel trattamento di pazienti con HCV causata dai genotipi 1,2, 4-6 e naive al trattamento, indipendentemente dalla presenza di cirrosi. Inoltre, questo importante risultato è stato osservato in tutti i sottogruppi di pazienti, compresi i pazienti con marker clinici di malatia epatica avanzata. Infine, l’associazione G/P è ben tollerata, con percentuali trascurabili di eventi avversi gravi e interruzioni del trattamento.