Nuovi dati derivanti da diversi studi di Fase II e III hanno confermano l’efficacia dell’associazione ledipasvir 90 mg/sofosbuvir 400 mg nel trattamento dell’infezione cronica da virus dell’epatite C (HCV) in pazienti senza opzioni terapeutiche o con opzioni terapeutiche limitate, compresi pazienti con cirrosi scompensata, pazienti in cui l’infezione da HCV è ricomparsa in seguito a trapianto di fegato e pazienti che non hanno risposto in precedenza al trattamento con altri agenti antivirali ad azione diretta.

Questi dati sono stati presentati a Boston in occasione del “The Liver Meeting 2014”, la 65ma edizione della riunione annuale dell’Associazione americana per lo studio delle malattie epatiche.

Il farmaco, commercializzato con il marchio Harvoni, è stato recentemente approvato dall’Fda ed è il primo regime monocompressa a somministrazione monogiornaliera per il trattamento dell’infezione cronica da HCV di genotipo 1 negli adulti. Sono in corso di esame altre domande presentate nell’Unione Europea, in Giappone e in Nuova Zelanda.
Da un’analisi combinata dei dati derivati dagli studi in aperto di Fase II e III (Orale n. 82) è emerso che il 96 per cento dei 500 pazienti con infezione da HCV di genotipo 1 con cirrosi compensata che hanno assunto il farmaco da solo o in combinazione con ribavirina (RBV) per 12 o 24 settimane ha raggiunto una risposta virologica sostenuta (SVR12). Nei pazienti che raggiungono lo stato SVR12 l’infezione da HCV è considerata debellata.

Sono stati inoltre presentati i dati derivati da due analisi prospettiche condotte nell’ambito di uno studio in aperto di Fase II (Studio GS-US-337-0123) in cui si sono valutati pazienti con cirrosi scompensata e pazienti in cui l’infezione da HCV si è ripresentata in seguito a trapianto di fegato. Nel primo sottogruppo (Orale n. 239), ledipasvir 90 mg/sofosbuvir 400 mg in combinazione con RBV è stato somministrato per 12 o 24 settimane a 108 pazienti con infezione di genotipo 1 e 4 con cirrosi scompensata, compresi pazienti con insufficienza epatica moderata (Child-Pugh-Turcotte (CPT) Classe B) e insufficienza epatica grave (CPT Classe C). Complessivamente, i tassi SVR12 sono risultati pari all’87 per cento (n = 45/52) nel braccio dei pazienti trattati per 12 settimane e all’89 per cento (n = 42/47) nel braccio dei pazienti trattati per 24 settimane.

Il secondo sottogruppo (Orale n. 8) ha valutato ledipasvir 90 mg/sofosbuvir 400 mg somministrato in combinazione con RBV per 12 o 24 settimane a 223 pazienti con infezione di genotipo 1 e 4 in cui l’infezione da HCV è ricomparsa in seguito a trapianto di fegato. Tra i pazienti non cirrotici, i tassi SVR12 dopo 12 e 14 settimane di trattamento sono risultati pari rispettivamente al 96 per cento (n = 53/55) e al 98 per cento (n = 55/56). Per i pazienti con cirrosi compensata, i tassi SVR12 sono risultati pari al 96 per cento in entrambi i bracci trattati per 12 (n = 25/26) e 24 settimane (n = 24/25). I tassi SVR12 tra i pazienti con cirrosi scompensata sono risultati pari all’81 per cento in entrambi i bracci trattati per 12 (n = 25/31) e 24 settimane (n = 17/21).
Ritrattamento di pazienti che non hanno risposto alle terapie loro somministrate in precedenza

Nello studio GS-US-337-0121 (Late breaker orale n. LB-6) si sono valutati 155 pazienti con infezione di genotipo 1 con cirrosi compensata che non hanno risposto alle terapie loro somministrate in precedenza a base di interferone pegilato (PegIFN)/RBV e, in seguito, PegIFN/RBV in combinazione con un inibitore della proteasi. In questo studio i pazienti sono stati randomizzati (1:1) all’assunzione di ledipasvir 90 mg/sofosbuvir 400 mg in combinazione con RBV per 12 settimane o ledipasvir 90 mg/sofosbuvir 400 mg soltanto per 24 settimane. Il novantasei per cento (n = 74/77) dei pazienti assumenti ledipasvir 90 mg/sofosbuvir 400 mg in combinazione con RBV per 12 settimane e il 97 per cento (n = 75/77) dei pazienti assumenti ledipasvir 90 mg/sofosbuvir 400 mg per 24 settimane hanno raggiunto lo stato SVR12.

In un secondo studio (Orale n. 235), 51 pazienti con infezione di genotipo 1 che non hanno risposto in precedenza al trattamento con SOF/PegIFN/RBV, SOF/RBV o SOF placebo/PegIFN/RBV hanno assunto ledipasvir 90 mg/sofosbuvir 400 mg in combinazione con RBV per 12 settimane. Il ventinove per cento dei pazienti partecipanti allo studio (n = 15/51) esibiva cirrosi. Il novantotto percento (n = 50/51) ha raggiunto lo stato SVR12 dopo 12 settimane di trattamento con ledipasvir 90 mg/sofosbuvir 400 mg in combinazione con RBV.

In tutti questi studi ledipasvir 90 mg/sofosbuvir 400 mg è risultato ben tollerato e il relativo profilo di sicurezza è risultato complessivamente coerente con quanto osservato nelle sperimentazioni cliniche condotte sul farmaco. Gli eventi avversi accusati comprendono spossatezza, cefalea, nausea e anemia, che è stata osservata con maggior frequenza nei pazienti assumenti RBV. Le anomalie degli esami di laboratorio di Grado 3/4 sono risultate rare e includono un calo dell’emoglobina, il che è riconducibile all’anemia associata alla RBV.

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