Epatite C, diminuzione dei trapianti negli ultimi 3 anni. I dati dal registro europeo

Il numero di trapianti di fegato a causa di cirrosi scompensata per epatite C e carcinoma epatocellulare Ŕ diminuito rapidamente negli ultimi 3 anni mentre la sopravvivenza post-trapianto Ŕ migliorata. E' quanto emerge dai dati del Registro europeo dei trapianti di fegato pubblicati su Journal of Hepatology.

Il numero di trapianti di fegato a causa di cirrosi scompensata per epatite C e carcinoma epatocellulare è diminuito rapidamente negli ultimi 3 anni mentre la sopravvivenza post-trapianto è migliorata. E’ quanto emerge dai dati del Registro europeo dei trapianti di fegato pubblicati su Journal of Hepatology.

"Questo studio mostra per la prima volta su larga scala che l'uso di farmaci antivirali ad azione diretta migliorano notevolmente la sopravvivenza del ricevente con HCV", hanno sottolineato gli autori tra cui Luca Saverio Belli, dell'Ospedale Niguarda di Milano.
"Questa tendenza dovrebbe continuare, a condizione che vengano mantenute le attuali politiche volte a sradicare l'infezione da HCV nella popolazione" ha proseguito Belli.

Per determinare l'effetto degli antivirali ad azione diretta sulla velocità dei trapianti di fegato in seguito HCV , Belli e colleghi hanno analizzato i dati disponibili e definito tre periodi di trattamento: dal 2007 al 2010, quando erano disponibili solo interferone e ribavirina; dal 2011 al 2013, quando l'interferone pegilato diventa disponibile; e l'era DAA dal 2014 al 2017.

I ricercatori hanno selezionato dati su 60.527 pazienti sottoposti a trapianto di fegato tra gennaio 2007 e giugno 2017, di cui il 20,6% aveva HCV. Le indicazioni per il trapianto di fegato erano cirrosi scompensata nel 71,7% dei pazienti e HCC nel 28,3% dei pazienti.

La malattia correlata all'HCV come indicazione per il trapianto di fegato è diminuita dal 22,8% nell'era dell'interferone al 17,4% nell'era DAA (p<0,0001), con una diminuzione significativa dal 13,2% all'8% nella cirrosi scompensata correlata all'HCV (p<0.0001).
Il tasso di HCC correlato all'HCV come indicazione è rimasto stabile, passando dal 9,5% al 9,4%.

Nell'era DAA, i ricercatori hanno osservato un significativo calo dell'HCV come indicazione per il trapianto di fegato, dal 21,1% nella prima metà del 2014 al 10,6% nella prima metà del 2017 (p<0.0001).

La sopravvivenza a tre anni è migliorata nei pazienti con cirrosi scompensata correlata all'HCV dal 65,1% nell'era dell'interferone al 76,9% nell'era DAA (p<0,0001) e le recidive dell’infezione come causa di decesso o di trapianto è diminuita dal 6,37% all'1,27% negli stessi periodi (p<0.0001).

Allo stesso modo, la recidiva dell'HCV come causa di morte o di trapianto è diminuita tra i pazienti con carcinoma epatocellulare correlato all'HCV dal 5,89% nell'era dell'interferone allo 0,6% nell'era DAA (p <0,0001).

"Un risultato positivo derivante dalla diminuzione del bisogno di LT per l'indicazione correlata all'HCV è una maggiore disponibilità di donatori di fegato, almeno 600 ogni anno in Europa, che possono essere allocati per indicazioni diverse dall'HCV", hanno osservato i ricercatori.
"Come allocare al meglio questa maggiore disponibilità di innesti è una questione che deve essere affrontata con urgenza. Non è irragionevole anticipare un nuovo scenario in cui i pazienti una volta esclusi da molti programmi LT come quelli con HCC al di là dei criteri di Milano o quelli con epatite alcolica potrebbero essere considerati candidati per LT nel prossimo futuro”.

Luca Saverio Belli et al., Impact of DAAs on liver transplantation: major effects on the evolution of indications and results. An ELITA study based on the ELTR registry

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