Epatite C, dopo l'arrivo di sofosbuvir meno trapianti e mortalità ridotta

Gastroenterologia

I pazienti con epatite C che soffrono di stadi avanzati di malattia epatica hanno oggi una rinnovata speranza, grazie alla scoperta che la somministrazione di regimi a base di sofosbuvir riduce significativamente il rischio di morte e di necessità di trapianto. Il team di ricerca, condotto da clinici dell'Intermountain Medical Center di Salt Lake City, ha studiato quasi 1.900 pazienti con epatite C e ha scoperto che il numero di pazienti che necessitavano di trapianti si è ridotto del 40 per cento dopo che sono stati trattati con un regime a base di sofosbuvir .

I pazienti con epatite C che soffrono di stadi avanzati di malattia epatica hanno oggi una rinnovata speranza, grazie alla scoperta che la somministrazione di regimi a base di sofosbuvir riduce significativamente il rischio di morte e di necessità di trapianto.

Il team di ricerca, condotto da clinici dell’Intermountain Medical Center di Salt Lake City, ha studiato quasi 1.900 pazienti con epatite C e ha scoperto che il numero di pazienti che necessitavano di trapianti si è ridotto del 40 per cento dopo che sono stati trattati con un regime a base di sofosbuvir .

I risultati dello studio sono stati presentati il 26 maggio 2017al Congresso Internazionale di ILTS, ELITA & LICAGE a Praga.

I ricercatori hanno studiato dati longitudinali per valutare l'impatto sofosbuvir nel trattamento dei pazienti con stadi avanzati di cirrosi. Hanno confrontato i risultati di 1.857 pazienti trattati con le terapie esistenti prima dell'approvazione del sofosbuvir da parte dell’Fda (dicembre 2013) con 623 pazienti in condizioni simili trattati con sofosbuvir dopo l'approvazione del farmaco.

"Prima dell'approvazione del sofosbuvir da parte della Fda, i pazienti che si trovavano nelle fasi più avanzate di malattia cirrotica sono deceduti a causa della loro malattia o hanno finito per ricevere un trapianto", ha dichiarato Michael Charlton, MD, Associate Director della Intermountain Healthcare Medical Center Transplant Program e attuale Presidente della International Liver Transplantation Society. "Abbiamo scoperto che trattando quei pazienti, che erano sul punto di aver bisogno di un trapianto, con terapie a base sofosbuvir, abbiamo notevolmente ridotto i trapianti di fegato e le percentuali di mortalità".
Solo il tre per cento dei pazienti su sofosbuvir ha avuto bisogno di un trapianto, rispetto al 40% dei pazienti non trattati con il farmaco ma con terapie meno innovative.

I dati utilizzati nello studio comprendevano un database integrato di quattro studi clinici controllati randomizzati multicentrici, che hanno valutato terapie basate su sofosbuvir nei pazienti con stadi avanzati di cirrosi e confrontati con i pazienti che si trovavano nella rete United Network for Organ Sharing (UNOS) in lista di attesa per un trapianto di fegato tra il 2008-2013.

"Abbiamo trovato che più il paziente era grave, maggiori erano i benefici che hanno sperimentato utilizzando sofosbuvir", ha detto il dottor Charlton. "Tuttavia, molte persone in tutto il mondo che potrebbero trarre giovamento da questa terapia non hanno accesso a questo perché le autorità di regolamentazione non hanno ritenuto sicuro per l'uso nei pazienti in stadi avanzati di malattia epatica a causa dell'epatite C. La nostra ricerca mostra che i vantaggi di questo farmaco includono migliorare notevolmente la salute anche dei pazienti più malati, consentendo loro di ritornare prima alla loro vita normale ".

Comunicato di Intermountain Medical Center