Epatite C, elevata guarigione con ombitasvir/paritaprevir/ritonavir + dasabuvir a prescindere da varianti associate alla resistenza

Gastroenterologia

Una analisi post-hoc ha dimostrato che il 100% dei pazienti con infezione da HCV di genotipo 1b trattati con VIEKIRAX + EXVIERA senza ribavirina per 12 settimane hanno ottenuto la risposta SVR12 a prescindere dalla presenza al baseline di varianti associate alla resistenza (RAV) della proteina NS5A1

Al congresso europeo del fegato (EASL) sono stati annunciati i dati che confermano che i pazienti con infezione cronica da virus dell’epatite C (HCV) di genotipo 1, trattati con il regime composto da ombitasvir/paritaprevir/ritonavir compresse + dasabuvir compresse, con o senza ribavirina (RBV), hanno ottenuto tassi elevati di risposta virologica sostenuta a 12 settimane dopo la fine del trattamento (SVR12), a prescindere dalla presenza o meno al baseline di varianti associate alla resistenza (RAV).

Questi dati provengono da un’analisi post-hoc realizzata su cinque sperimentazioni cliniche di Fase 3 ora concluse.

Secondo quanto evidenziato da questa analisi, il 100% (n=148/148) dei pazienti affetti da infezione cronica da HCV di genotipo 1b trattati con il regime a 4 farmaci senza RBV per 12 settimane hanno ottenuto la risposta SVR12 a prescindere dalla presenza o meno di RAV di NS5A.

I risultati hanno inoltre evidenziato che il 97% dei pazienti con infezione cronica da HCV di genotipo 1a, con o senza RAV di NS5A al baseline (rispettivamente n=57/59  e n=351/361), hanno ottenuto la risposta SVR12 grazie al trattamento con il regime raccomandato dei 4 farmaci in associazione a RBV.

L’analisi ha incluso i dati  relativi  sia ai pazienti che non avevano mai ricevuto terapia anti-HCV sia ai pazienti che avevano ricevuto in precedenza il trattamento con interferone peghilato/ribavirina (pegIFN/RBV), oltre che  ai soggetti con cirrosi compensata.

Durante la fase di replicazione del virus dell’epatite C vengono prodotte varianti della proteina virale NS5A.  Non si conosce del tutto l’impatto prodotto da queste varianti sulla risposta al trattamento, in termini di possibile sviluppo di resistenza alla terapia o di risposta SVR.

Per capire meglio l’impatto delle varianti sulla risposta al trattamento, si è fatto ricorso al sequenziamento di ultima generazione per valutare i campioni basali: queste analisi hanno rilevato la presenza delle varianti della proteina NS5A nell’11% dei pazienti con infezione di genotipo 1a e nel 19% dei pazienti con genotipo 1b, con una soglia di rilevazione in linea con i limiti di rilevazione delle varianti mediante sequenziamento di popolazione, pari al 15%.

L’analisi post-hoc è stata realizzata sui dati generati da cinque sperimentazioni di Fase 3, ora concluse:  PEARL-IV (pazienti con infezione da HCV di genotipo 1a e naïve rispetto al trattamento, n=90), SAPPHIRE-II (pazienti con infezione da HCV di genotipo 1a e con pregresso trattamento con pegIFN/RBV, n=214), TURQUOISE-II (pazienti con infezione da HCV di genotipo 1a e affetti da cirrosi compensata, fra i soggetti arruolati nel braccio di trattamento della durata di 24 settimane, n=118), PEARL-II (pazienti con infezione da HCV di genotipo 1b e pregresso trattamento con pegIFN/RBV, n=89) e TURQUOISE-III (pazienti con infezione da HCV di genotipo 1b e cirrosi compensata, n=59).

Sono stati esclusi dall’analisi i pazienti che non hanno ottenuto la risposta SVR per motivi diversi dal fallimento virologico (ad esempio per interruzione anticipata del trattamento o per la mancata disponibilità dei dati relativi alla risposta SVR12).