Epatite C, i DAA riducono di oltre il 70 per cento il rischio di epatocarcinoma

Gastroenterologia

Eliminare il virus dell'epatite C si traduce nella massiccia riduzione del rischio di carcinoma epatico. E' quanto emerge da uno studio presentato al Liver Meeting dell'AASLD che si è tenuto la scorsa settimana a Washington. Lo studio evidenzia che le persone che hanno ottenuto una risposta prolungata al trattamento contro l'epatite C hanno ridotto il rischio di carcinoma epatocellulare (HCC) di circa il 70%, indipendentemente dal fatto che siano stati trattati con i nuovi antivirali ad azione diretta (DAA) o con una terapia a base di interferone.

Eliminare il virus dell’epatite C si traduce nella massiccia riduzione del rischio di carcinoma epatico. E’ quanto emerge da uno studio presentato al Liver Meeting dell’AASLD che si è tenuto la scorsa settimana a Washington. Lo studio evidenzia che le persone che hanno ottenuto una risposta prolungata al trattamento contro l'epatite C hanno ridotto il rischio di carcinoma epatocellulare (HCC) di circa il 70%, indipendentemente dal fatto che siano stati trattati con i nuovi antivirali ad azione diretta (DAA) o con una terapia a base di interferone.

Durante gli anni o decenni, l'infezione da virus dell'epatite C cronica (HCV) può portare a gravi malattie epatiche, tra cui la cirrosi e il carcinoma epatocellulare (HCC), un tipo di tumore epatico primario.

Gli ultimi congressi e studi avevano riportato a galla il dubbio sulla pericolosità dei nuovi antivirali ad azione diretta poiché apparentemente era stato osservato un aumento del rischio di cancro del fegato. Come ha sottolineato Norah Terrault dell'Università della California a San Francisco, moderatrice della conferenza stampa in cui sono stati presentati questi risultati, i dati degli studi recenti si riferiscono a soggetti con malattie epatica avanzata che oggi possono essere trattati con i nuovi DAA.

Il trattamento con interferone è noto per ridurre il rischio di progressione della malattia epatica e del cancro del fegato, e gli esperti si aspettavano che lo stesso si verificasse con i DAA più efficaci.
Tuttavia, al Congresso Internazionale sul Fegato, EASL 2016, ricercatori italiani avevano riportato i primi dati che suggerivano che le persone con risposta virologica sostenuta (SVR) dopo terapia con DAA avevano RNA per l’HCV non rilevabile a 12 o 24 settimane dopo la conclusione del trattamento ma potevano essere a maggior rischio di cancro al fegato, anche se questo era limitato alla recidiva di cancro in persone che avevano già avuto HCC.

Al contrario, un altro studio presentato all’EASL 2016 ha evidenziato che il trattamento con DAA non sarebbe legato a un rischio HCC elevato in una coorte italiana.
Inoltre, una revisione sistematica e metanalisi di più di 40 studi presentati all’EASL 2017 ha dimostrato che le persone trattate con DAA non sembrano avere un rischio maggiore di sviluppare cancro al fegato rispetto a quelli trattati con interferone.

In questo nuovo studio, George Ioannou dell'Università di Washington e colleghi hanno esaminato l'effetto dell'eliminazione dell'HCV sull'incidenza di HCC nell'era interferonica e dei DAA considerando i dati del database americano del Veterans Affairs (VA). I ricercatori hanno esaminato solo i nuovi casi di cancro al fegato, non la recidiva di HCC.

Il VA è il più grande sistema sanitario integrato che fornisce assistenza agli epatite C negli Stati Uniti. È passato da circa 174.000 pazienti con HCV nel 2013 a meno di 60.000 nel 2017 grazie all'avvento dei DAA. Le persone generalmente rimangono all'interno del sistema, quindi è possibile monitorare quelli che ricevono il trattamento antivirale nei molti anni necessari per sviluppare il cancro al fegato, che non può essere valutato nei brevi trial clinici randomizzati che hanno sostenuto l'approvazione del DAA.

Questo studio retrospettivo di coorte ha considerato 62.354 persone con epatite C che erano state sottoposte a un trattamento con più di 83.000 regimi antivirali, alcuni soggetti sono stati trattati più di una volta.
Del totale, 35.871 (58%) hanno ricevuto regimi a base di interferone senza DAA, 4535 (7%) hanno ricevuto interferone più i primi DAA e 21.948 (35%) hanno utilizzato i regimi DAA senza interferone. In quest'ultimo gruppo, la maggioranza è stata trattata con sofosbuvir/ledipasvir. Il follow-up è proseguito fino al giugno 2017 e variava da 2 a 18 anni.

I ricercatori hanno identificato 3271 casi di HCC che sono stati diagnosticati almeno 180 giorni dopo l'inizio della terapia con l'epatite C, nessuno di questi soggetti aveva la malattia prima del trattamento. Circa la metà dei pazienti avevano cirrosi.
Dopo aver aggiustato per più di 20 fattori tra cui demografia, genotipo HCV, co-infezione da HIV, epatite B e gravità della malattia epatica, la risposta sostenuta al trattamento è stata associata a un declino del 68% del rischio di nuovi casi di HCC tra le persone senza cirrosi e del 50% di riduzione tra quelli con cirrosi.

Il raggiungimento della SVR è stato associato a una diminuzione statisticamente simile del rischio di cancro al fegato nei soggetti trattati con interferone senza DAA (riduzione del 68%), interferone e DAA (riduzione del 52%) o solo DAA (riduzione fino al 79%).

"La somministrazione di DAA non è associata a un aumento del rischio di HCC rispetto alla terapia con interferone", hanno concluso i ricercatori.
Il danno epatico avanzato non è in genere completamente reversibile dopo la guarigione dall’infezione da HCV, per cui i pazienti che hanno già cirrosi quando vengono sottoposti a trattamento rimangono a rischio continuo per HCC.

Come previsto, il cancro del fegato era probabilmente presente tra le persone che avevano cirrosi e non erano curate (con un tasso di incidenza di 3,25 per 100 anni/persona), seguiti da quelli con cirrosi che hanno raggiunto l’SVR (1,97 per 100 anni/persona) , persone senza cirrosi non curate (0,87 per 100 anni/persona) e persone senza cirrosi e SVR (0,24 per 100 anni/persona).

Una limitazione di questo studio è il periodo di follow-up breve per le persone trattate con DAA. Ioannou ha affermato di poter speculare solo vedendo una riduzione dell'incidenza di HCC dopo il trattamento di successo con DAA, ma gli autori non hanno visto alcun plateau nelle curve.
Iannou ha sottolineato che durante il periodo di follow-up più lungo per le persone trattate con successo con l'interferone, è stato rilevato che il rischio di HCC diminuisce nel tempo, mentre il contrario avviene per le persone non trattate.

In conclusione, "L'eliminazione dell'epatite C avrà un enorme vantaggio nella riduzione del cancro del fegato nei singoli pazienti e nell'intera popolazione", ha dichiarato Ioannou. "I medici e i pazienti non dovrebbero aspettare di iniziare il trattamento antivirale per paura di indurre il cancro al fegato. Al contrario, i medici dovrebbero trattare specificamente l'epatite C per ridurre questo rischio".

Ioannou G et al. Eradication of HCV induced by direct-acting antivirals is associated with a 71% reduction in HCC risk. The Liver Meeting, abstract 142, 2017.