Epatite C, i tempi di trattamento si accorciano. Nuovi dati dal Liver Meeting americano

Gastroenterologia

Il simeprevir associato a un inibitore dell'NS5B (AL-335) e a un inibitore dell'NS5A (odalasvir) ha permesso il raggiungimento della risposta virologica sostenuta nella maggior parte dei pazienti trattati per 6 o 8 settimane. E' quanto presentato durante il congresso americano di gastroenterologia, The Liver Meeting 2017, conclusosi pochi giorni fa a Washington.

Il simeprevir associato a un inibitore dell’NS5B (AL-335) e a un inibitore dell’NS5A (odalasvir) ha permesso il raggiungimento della risposta virologica sostenuta nella maggior parte dei pazienti trattati per 6 o 8 settimane. E’ quanto presentato durante il congresso americano di gastroenterologia, The Liver Meeting 2017, conclusosi pochi giorni fa a Washington.

"Ci sono diverse evidenze secondo le quali l’accorciamento del trattamento per i pazienti con epatite C possa avere un potenziale per migliorare l’ aderenza al trattamento, la convenienza e la tollerabilità", ha dichiarato Stefan Zeuzem, dell'Università J. W. Goethe di Francoforte sul Meno in Germania autore dello studio. "Le dosi per questo studio di fase 2b sono state scelte da uno studio preliminare di fase 2a".

Zeuzem e colleghi hanno presentato i risultati di una combinazione di tre farmaci chiamata JNJ-4178 che comprende l'inibitore dell’NS5B AL-335 utilizzato alla dose di 800 mg, un inibitore dell'NS5A (odalasvir) a 25 mg e simeprevir a 75 mg una volta al giorno.
I ricercatori hanno seguito i partecipanti per 24 settimane dopo la fine del trattamento.

L’endpoint primario era il raggiungimento della SVR12, mentre gli endopoint secondari erano gli eventi avversi, le anomalie di laboratorio, l'elettrocardiogramma o l'ecocardiogramma e la farmacocinetica.

Lo studio ha incluso 183 pazienti trattati per 6 settimane e 182 trattati per 8 settimane. Il 70% della coorte era rappresentata dai genotipi HCV 1a e 1b, mentre i genotipi 2 e 4 rappresentavano un quarto del totale e una piccola percentuale erano pazienti con HCV di genotipo 5. Rispetto alla fase 2a, nella fase 2b è stato esteso l’arruolamento a pazienti con tutti i genotipi tranne il 6.

Nel braccio di 8 settimane, l’endpoint primario è stato raggiunto da 178 di 182 pazienti. Nel braccio di 6 settimane, 181 di 183 pazienti hanno raggiunto lo SVR12. Zeuzem ha osservato che questi risultati sono traducibili in una percentuale pari al 98,9% SVR12.

Le percentuali di SVR12 erano al di sopra del 98% in ogni genotipo tranne per il genotipo 2. "In particolare- ha aggiunto Zeuzem-i pazienti con infezione da genotipo 2c hanno riscontrato ricadute più frequenti”.

Non sono stati segnalati eventi avversi di grado 4, non ci sono state discontinuazioni premature del farmaco in studio e non sono state osservate anomalie di laboratorio.
"Ci sono stati eventi avversi tipici-ha precisato Zeuzem- come stanchezza, mal di testa, ma niente di particolare. La valutazione cardiaca estesa e approfondita non ha rivelato alcuna prova di cardiotossicità".

C'è qualche dibattito sul ruolo delle varianti di resistenza nei pazienti che non hanno raggiunto l’SVR12, in particolare quelli con genotipo 2, secondo Zeuzem. La maggior parte delle varianti sono state trovate nei pazienti con genotipo 2c.

In conclusione, il trattamento per sei e otto settimane con la tripla combinazione di simeprevir, AL-335 e odalasvir hanno consentito il raggiungimento di tassi di SVR pari al 98%-99% in pazienti con epatite C di genotipo dall’1 al 5.

Zeuzem S, et al. Abstract 65. Presented at: The Liver Meeting; Oct. 20-24, 2017; Washington, D.C.