Gastroenterologia

Epatite C, il Lazio fa scuola con collaborazione ospedale e territorio

Presentato oggi a Roma il progetto S.E.c.T.O. (Ser.D. Epatologia collaborazione Territorio Ospedale), realizzato con il supporto incondizionato di Roche. L’iniziativa coinvolgerà nei prossimi mesi i Ser.D. (Servizi per le Dipendenze) di Roma e Lazio per realizzare un nuovo modello di collaborazione tra ospedale e territorio e, laddove esistente, implementarlo contro l’epidemia silenziosa dell’epatite C, che vede l’Italia ai primi posti delle classifiche europee per numero di infezioni e di morti causate dal virus HCV.

Nel Lazio le stime contano oltre 1.200 morti ogni anno per malattie epatiche croniche e tumore del fegato, che in oltre la metà dei casi sono correlati all’infezione cronica causata dal virus HCV. Diagnosi precoce, trattamento tempestivo e collaborazione “ospedale-territorio” sono armi efficaci per fermare l’evoluzione del virus HCV e bloccare la catena del contagio.

Una lotta che, secondo gli esperti, deve essere condotta in modo capillare e impone di non trascurare in particolare le persone a rischio, come coloro che hanno fatto uso di sostanze stupefacenti. “Secondo le stime e con tutte le dovute precauzioni, in Italia circa il 65% delle persone che hanno abusato di sostanze stupefacenti già in cura presso i Ser.D., ha contratto l’infezione HCV, mentre tale prevalenza scende, si fa per dire, intorno al 25% tra i nuovi pazienti. Questo dimostra che, ancora oggi, molti di questi pazienti a rischio non ricevono una diagnosi adeguata di epatite C e, soprattutto, non sono sottoposti ai trattamenti specialistici”, spiega Claudio Leonardi, Direttore U.O.C. Prevenzione e Cura Tossicodipendenze ed Alcolismo, Asl Roma C e coordinatore del progetto S.E.c.T.O.

 “Sono circa 14.000 i pazienti in cura presso i Ser.D. di Roma e Lazio per abuso di sostanze stupefacenti. I dati che abbiamo raccolto in un’indagine preliminare su 47 Ser.D. di Roma e Lazio – continua Leonardi – mostrano che solo nel 65% dei centri viene eseguito non obbligatoriamente lo screening virale per l’individuazione del virus, che solo nel 29% dei centri opera direttamente un infettivologo/epatologo e che solo il 65% dei Ser.D. intervistati ha attivo un canale di collaborazione con uno specialista per la gestione diretta e condivisa della terapia. È emerso, inoltre, che solo nel 24% dei Ser.D. coinvolti nell’indagine, tutti i pazienti in carico hanno ricevuto una diagnosi di epatite C, e che nel 65% dei Ser.D., meno del 25% dei pazienti è attualmente in trattamento per l’epatite C. Una realtà preoccupante, che impone un cambiamento, soprattutto se si considerano gli ottimi risultati che si possono ottenere con un’azione congiunta dei Ser.D. e dei reparti di infettivologia e/o di epatologia per individuare le infezioni, curarle e bloccare la trasmissione del virus”.

Il lavoro di squadra è al centro del progetto S.E.c.T.O., che si svilupperà a partire da un’opera di sensibilizzazione sull’importanza di un’azione capillare di screening per l’individuazione delle infezioni da virus HCV nei Ser.D. coinvolti, seguita dalla creazione di una rete diretta di collaborazione con gli ospedali e i reparti di epatologia e infettivologia, per la messa a punto di percorsi terapeutici mirati e la gestione congiunta dei pazienti. “L’infezione HCV può essere bloccata e non possiamo permettere che il ritardo nella diagnosi e nel trattamento precluda a queste persone la possibilità di fermare il virus ed evitare le sue serie conseguenze sulla salute del fegato”, conclude Leonardi.

L’implementazione di questo modello di collaborazione raccoglie il parere positivo dell’Associazione Pazienti EpaC Onlus, da anni attiva sul campo a sostegno delle persone con epatite C e delle loro famiglie. “Oggi sappiamo con certezza che fermare l’epatite C è possibile e riteniamo che tutte le persone a rischio abbiano il diritto di essere sottoposte a un semplice test per rilevare l’infezione HCV e ricevere un counselling appropriato ed eventualmente un trattamento secondo parere medico, basato sulle linee guida correnti. - commenta Massimiliano Conforti, Vice Presidente Associazione EpaC Onlus, intervenuto oggi alla presentazione del progetto S.E.c.T.O. – I risultati terapeutici ottenibili permettono di bloccare la trasmissione del virus e allontanare il rischio di cirrosi ed epatocarcinoma, ma non possono prescindere dall’informazione e dal supporto costante ai pazienti e alle loro famiglie, per accompagnarli lungo tutto il percorso di trattamento, renderli parte attiva e aiutarli ad affrontare l’epatite C anche dopo la conclusione delle terapie, affinché il virus sia definitivamente sconfitto”.