Epatite C, le nuove raccomandazioni 2016 dell'EASL dalla diagnosi al trattamento

Gastroenterologia

Durante una conferenza speciale, l'EASL (European Association for the Study of the Liver) ha annunciato le sue raccomandazioni 2016 per il trattamento dell'epatite C che sono state simultaneamente pubblicate sul Journal of Hepatology. Nelle raccomandazioni si parla anche di diagnosi e screening ma i più importanti aggiornamenti riguardano la terapia.

Durante una conferenza speciale, l’EASL (European Association for the Study of the Liver) ha annunciato le sue raccomandazioni 2016 per il trattamento dell'epatite C che sono state simultaneamente pubblicate sul Journal of Hepatology. Nelle raccomandazioni si parla anche di diagnosi e screening ma i più importanti aggiornamenti riguardano la terapia.
"L’eliminazione dell’HCV richiederà piani nazionali insieme al bilancio previsto per velocizzare l'accesso senza restrizioni al trattamento," ha dichiarato Jean-Michel Pawlotsky, professore di medicina presso l'Università di Paris-Est, e membro del panel che ha stilato le raccomandazioni. "Tutti i pazienti naive al trattamento e che hanno già sperimentato il trattamento con malattia epatica cronica compensata o scompensata, che vogliono sottoporsi al trattamento e che non hanno controindicazioni ad esso, devono essere considerati per la terapia."
Le nuove raccomandazioni aggiungono la combinazione sofosbuvir/velpatasvir (SOF/VEL) e grazoprevir / elbasvir ai trattamenti raccomandati nel 2015.
SOF/VEL è stato inserito nelle raccomandazioni per tutti i genotipi, mentre grazoprevir/elbasvir è stato consigliato per i genotipi 1 e 4.
Oltre a questi nuovi farmaci e il successo dei farmaci già inseriti nelle raccomandazioni, l’EASL ha incluso raccomandazioni per il trattamento di pazienti in attesa di trapianto di fegato e pazienti con HCV acuta.
Anche se le raccomandazioni suggeriscono il trattamento di tutti i pazienti con punteggi MELD inferiori a 20 e quelli con punteggi superiori a 20 se il loro tempo di attesa è superiore a 6 mesi, gli esperti del panel hanno avvertito che l'impatto a lungo termine del trattamento ed eventuale delisting è sconosciuto.
"I benefici a breve termine osservati devono essere bilanciati con i rispettivi rischi del trapianto di fegato e di non essere trapiantato", hanno scritto gli autori.
In caso di infezione acuta, il trattamento è raccomandato per 8 settimane con un avvertimento di una possibile estensione a 12 settimane in caso di coinfezione o alta carica virale al basale. Inoltre, i pazienti devono essere sottoposti nuovamente al test a 12 e 24 settimane per raccogliere eventuali recidive tardive.
Con gli alti tassi di risposta virologica sostenuta conseguiti dalla maggior parte delle popolazioni di pazienti, queste raccomandazioni hanno rivisto anche il follow-up per tutti i pazienti.
I pazienti che non raggiungono l’SVR dovrebbero essere sottoposti a un nuovo trattamento, con una combinazione senza interferone, che comprende un farmaco con una significativa barriera alla resistenza, più da uno a tre altri farmaci che non hanno mostrato resistenza crociata con i farmaci precedentemente ricevuti. 
Il ritrattamento dovrebbe essere per 12 settimane con ribavirina, o esteso a 24 settimane con ribavirina (o senza di essa, se il paziente non può tollerarla) nei pazienti con malattia epatica grave.
I pazienti senza cirrosi che raggiungono l’SVR devono essere ritestati per l’RNA dell’HCV 48 settimane dopo il loro ultimo trattamento. Se non viene ancora rilevato l'RNA o l’antigene del core, il paziente è guarito. Tuttavia, i pazienti che hanno un aumentato rischio di malattie del fegato devono essere controllati periodicamente.
I pazienti con cirrosi che raggiungono l’SVR devono essere monitorati per il carcinoma epatocellulare ogni 6 mesi.
Come hanno precisato gli esperti: "Rimane una certa preoccupazione di reinfezione a causa di ricorrenti o persistenti comportamenti a rischio che possono annullare il potenziale beneficio del trattamento. I tassi di reinfezione riportati dopo un trattamento di successo per l'HCV tra i pazienti ad alto rischio, come ad esempio persone che si iniettano droghe o  uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, sono nell'ordine dell’ 1-8% l'anno. La facilità di una terapia priva di IFN può aumentare la probabilità di reinfezione. Al fine di massimizzare il beneficio della terapia, il rischio di reinfezione va sottolineato ai pazienti a rischio e le modifiche comportamentali dovrebbero essere rafforzate in modo positivo. "
Anche l’Organizzazione mondiale della sanità ha aggiornato le sue raccomandazioni in materia di epatite C precocemente quest’anno per semplificare il trattamento dell'HCV nei paesi con basso-medio reddito utilizzando strategie analoghe a quelle appena descritte. Le linee guida americane dell’AASLD hanno anch’esse incorporato raccomandazioni simili nel corso dell'ultimo anno.
EV


Pawlotsky J, et al. Presented at: EASL Special Conference: New Perspectives in Hepatitis C Virus Infection — The Roadmap for Cure; Sept. 23-24, 2016; Paris.
Pawlotsky J, et al. J Hepatol. 2016:doi:10.1016/j.jhep.2016.09.001.
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