Epatite C, nuove conferme di efficacia del regime orale interferon free a quattro farmaci di AbbVie

Gastroenterologia
A meno di un mese dalla presentazione dei risultati dello studio SAPPHIRE-1,  con un comunicato stampa AbbVie ha reso noti i risultati dello studio SAPPHIRE-2 secondo i quali il trattamento con una combinazione interamente orale interferon-free - costituita da tre antivirali ad azione diretta di nuova generazione sviluppati dal gruppo biofarmaceutico mondiale (spin-off di Abbott) – in aggiunta a ribavirina, consentirebbe di raggiungere l’outcome della risposta virologica sostenuta dopo 12 settimane (SVR 12) nel 96% dei pazienti con infezione da epatite C di genotipo 1.

A differenza del trial SAPPHIRE-1, i cui risultati positivi sono stati ottenuti in una popolazione naive al trattamento, nel trial SAPPHIRE-2 l’efficacia del cocktail terapeutico è stata documentata in pazienti nei quali il trattamento standard dell’epatite C, a base di interferone pegilato e ribavirina, non aveva avuto successo terapeutico.

Nello specifico, il regime orale interferon-free consiste in una compressa a dosaggio fisso contenente l'inibitore della proteina non strutturale NS5A ABT-267 e l'inibitore della proteasi NS3/4A ABT-450 potenziato con ritonavir, da assumere una volta al giorno, più una seconda compressa contenente l'inibitore non nucleosidico della polimerasi ABT-333, somministrata due volte al giorno. AbbVie sta peraltro testando (non in questo studio) la combinazione con e senza ribavirina per capire se sia possibile curare l’epatite C anche senza dover aggiungere ribavirina, che può causare anemia.

Lo studio SAPPHIRE-2, un trial multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, controllato vs placebo, ha valutato l’efficacia e la sicurezza del trattamento per 12 settimane con il cocktail terapeutico a 4 farmaci in una popolazione costituita da pazienti affetti da epatite C di genotipo 1, già sottoposti a trattamento pregresso e non affetti da cirrosi epatica. Su un totale di 394 pazienti reclutati nella sperimentazione, 297 sono stati randomizzati al trattamento con il cocktail terapeutico a 4 farmaci e 97 sono stati randomizzati a trattamento placebo nelle prime 12 settimane. Dopo i primi 3 mesi di terapia, i pazienti del gruppo placebo sono passati al trattamento con il cocktail dei quattro farmaci in aperto per ulteriori 12 settimane.

Quasi la metà della popolazione reclutata nel trial (49%) era costituita da pazienti totalmente refrattari al trattamento pregresso con interferone pegilato e ribavirina, un sottogruppo di pazienti tra i più difficili da trattare con successo.

I risultati ottenuti secondo l’analisi intent-to-treat  hanno documentato il soddisfacimento dell’outcome SVR 12 nel 96% dei pazienti trattati con il cocktail terapeutico (n=286/297).
Inoltre, è stata osservata una differenza molto lieve nella risposta virologica a seconda del sottotipo virale: l’outcome SVR 12 è stato soddisfatto nel 95% dei pazienti con HCV di genotipo 1a  (n=322) e nel 98% di quelli (n=151) di genotipo 1b (il genotipo maggiormente prevalente in Europa, a differenza del genotipo 1a).

I principali eventi avversi (AE) riportati dai pazienti appartenenti ad entrambi i gruppi di trattamento sono stati la nausea, la cefalea e l’astenia. L’interruzione del trattamento dovuta ad AE è stata documentata solo tra i pazienti in terapia con il regime orale a 4 farmaci in ragione dell’1% dei casi (3 pazienti) mentre episodi di breakthrough virale durante la terapia e di recidivazione virale al termine del trattamento sono stati notati nel 2% dei pazienti sottoposti a cocktail terapeutico.

Lo studio SAPPHIRE-2 è il secondo di una serie di 6 studi clinici di Fase III a supporto dell’impiego del nuovo regime orale interferon-free a 4 farmaci.

I risultati generati dalle rimanenti 5 sperimentazioni che fanno parte del programma di fase 3 saranno disponibili nei prossimi mesi. AbbVie prevede di depositare la domanda di approvazione del suo cocktail a quattro farmaci sia negli Stati Uniti sia nell'Unione europea nel secondo trimestre del 2014 e spera di poterne effettuare il lancio sul mercato  all'inizio del 2015.

Nel mondo sono circa 160 milioni le persone con infezione cronica da epatite C, per la maggior parte di genotipo 1 (diviso fra sottotipi 1a e 1b, di cui l'1a è considerato il più difficile da trattare).