Epatite C, regime orale a cinque farmaci efficace già dopo 8 settimane

Gastroenterologia
Una combinazione di cinque farmaci per via orale è riuscita a curare almeno l’88% dei pazienti con epatite C dopo solo 8 settimane di trattamento, senza problemi di sicurezza significativi, nello studio AVIATOR, presentato al congresso della European Association for the Study of the Liver (EASL) ad Amsterdam. Inoltre, la risposta virologica sostenuta (SVR) dopo 12 settimane di trattamento con il cocktail dei cinque farmaci è stata del 96%.


Gli ultimi risultati di SVR sono stati ritenuti agli sperimentatori di poco diversi rispetto al 99% comunicato nel mese di ottobre, per i pazienti valutati 12 settimane dopo aver completato 12 settimane di trattamento.


Presentando il lavoro, il primo autore Kris Kowdley, direttore del Liver Center of Excellence del Virginia Mason Medical Center di Seattle, si è detto soddisfatto (insieme ai colleghi) della sostanziale concordanza dei risultati. "I dati confermano che un trattamento di 12 settimane sembra essere ottimale, ma siamo molto soddisfatti anche dei dati ottenuti con 8 settimane di terapia" ha detto Kowdley in un'intervista.


AbbVie, l’azienda che sta sviluppando il cocktail di farmaci, è in competizione con Gilead Sciences Inc nella corsa per l’approvazione di una terapia completamente orale e priva di interferone per la malattia epatica grave, in grado di aumentare le percentuali di guarigione e abbreviare la durata del trattamento, che attualmente è di 24 o 48 settimane.


Gilead è data in vantaggio da molti analisti, perché il suo regime sperimentale è costituito da un minor numero di farmaci. Ma Abbvie ha reso noto di stare testando anche regimi con meno farmaci e privi di ribavirina, che alcuni pazienti tollerano con difficoltà.


Lo studio AVIATOR è stato fatto su pazienti con infezione da HCV di genotipo 1, la più comune ma anche la più difficile da trattare, naive al trattamento o che avevano risposto poco o nulla (null responder) alla terapia standard con interferone e ribavirina. I partecipanti sono stati trattati con un regime formato dall’inibitore della proteasi ABT-450, ritonavir; l'inibitore della polimerasi ABT-333 e l’inibitore della proteina non strutturale 5A (NS5A) di HCV ABT-267, più ribavirina.


Kowdley ha spiegato che con questo regime si sono ottenuti risultati impressionanti anche tra i pazienti che non erano riusciti a trarre beneficio dalla terapia precedente. In questi pazienti null responder la percentuale di guarigione dopo 12 settimane di trattamento è stata del 93%, valutata sia 12 sia 24 settimane dopo il completamento della terapia, a fronte di una percentuale di guarigione del 95% nei pazienti trattati per 24 settimane e poi valutati 24 settimane dopo la fine della terapia. Lo studio dimostra, quindi, che si ottengono risposte comparabili con 12 settimane di terapia e con 24.


La sicurezza dei farmaci testati è risultata simile a quella osservata nei risultati presentati lo scorso anno. Su 247 pazienti valutati, si sono osservati effetti collaterali gravi solo in quattro di essi (1,6%), mentre sette hanno mostrato aumenti delle transaminasi epatiche, considerati un potenziale segno di tossicità. Tra gli effetti collaterali meno gravi osservati in oltre il 10% dei pazienti ci sono stati cefalea, stanchezza, nausea, insonnia e diarrea.


K.V. Kowdley, et al. Safety and efficacy of interferon-free regimens of abt-450/r, abt-267, abt-333 +/- ribavirin in patients with chronic hcv gt1 infection: results from the AVIATOR study. EASL 2013; abstract 3.