Epatite C, risposta elevata con nuovo regime pangenotipico (ABT-493 e ABT-530) in pazienti resistenti agli antivirali ad azione diretta

Gastroenterologia

L'analisi intent-to-treat primaria ha rilevato la risposta SVR12 nel 91% (N = 20/22) dei pazienti con infezione cronica da virus dell'epatite C (HCV) di genotipo 1 per cui era fallita una pregressa terapia con agenti antivirali ad azione diretta (DAA), dopo il trattamento della durata di 12 settimane con ABT-493 e ABT-530 in associazione a ribavirina (RBV).

L’analisi intent-to-treat primaria ha rilevato la risposta SVR12  nel 91% (N = 20/22) dei pazienti con infezione cronica da virus dell’epatite C (HCV) di genotipo 1  per cui era fallita una pregressa terapia con agenti antivirali ad azione diretta (DAA), dopo il trattamento della durata di 12 settimane con ABT-493 e ABT-530 in associazione a ribavirina (RBV).

La risposta SVR12 è stata inoltre raggiunta dall’86% (n=19/22) dei pazienti con infezione di genotipo 1 trattati con ABT-493 e ABT-530 senza RBV.

Secondo un’analisi  intent-to-modificata, la risposta SVR12 è stata ottenuta dal 95% dei pazienti trattati con il regime ABT-493 e ABT-530 sia in associazione a RBV (n= 20/21)  che senza RBV (n=19/20), escludendo dall’analisi i pazienti che non hanno ottenuto la risposta virologica sostenuta (SVR) per motivi diversi dal fallimento virologico.

 Tali risultati sono stati valutati nell’ambito della sperimentazione MAGELLAN-1 tuttora in corso per la valutazione del regime sperimentale pangenotipico coformulato di AbbVie, con una sola somministrazione giornaliera, a base di ABT-493 (300 mg) e ABT-530 (120 mg) per il ritrattamento di pazienti non cirrotici affetti da infezione cronica da HCV di genotipo 1 per cui era fallita una pregressa terapia con DAA. Questi dati sono stati presentati in occasione del congresso The International Liver Congress (ILC) 2016 appena conclusosi a Barcellona, Spagna.

 “Le alternative di ritrattamento per i pazienti con un pregresso fallimento terapeutico sono limitate e rappresentano una difficile sfida per i medici curanti,” ha affermato il dottor Fred Poordad, vice presidente, Academic and Clinical Affairs, The Texas Liver Institute in San Antonio, Stati Uniti. “Gli elevati tassi di risposta SVR rilevati nella sperimentazione MAGELLAN-1 tuttora in corso sono significativi poiché dimostrano una potenziale capacità di risolvere questa particolare sfida clinica.”

 Nessuno fra i pazienti ha dovuto interrompere il trattamento a causa di eventi avversi, mentre il fallimento virologico è stato rilevato in due pazienti (un soggetto in ciascun braccio di trattamento).1 Gli eventi avversi più comuni (segnalati in ≥10% del numero totale dei pazienti; n=44) sono stati mal di testa (30%), faticabilità (27%) e nausea (20%).

Informazioni relative alla Sperimentazione MAGELLAN-1
La sperimentazione di Fase 2 MAGELLAN-1, tuttora in corso, è caratterizzata da un disegno multicentrico, randomizzato ed in aperto e intende valutare l’efficacia, sicurezza e il profilo di farmacocinetica di ABT-493 e ABT-530, con e senza RBV, in soggetti adulti affetti da infezione cronica da HCV di genotipo 1 e di genotipo 4-6 , per cui era fallita una pregressa terapia a base di agenti antivirali ad azione diretta (DAA).

 Nell’ambito della Parte 1 della sperimentazione, 50 pazienti non cirrotici con infezione da HCV di genotipo 1, per cui era fallita una pregressa terapia contenente un inibitore della proteasi e/o un inibitore di NS5A, con o senza un inibitore della polimerasi NS5B, sono stati randomizzati a ricevere una somministrazione giornaliera di ABT-493 e ABT-530 alle dosi di 200/80mg (Braccio A), 300/120mg in associazione a RBV 800mg (Braccio B) oppure 300/120mg senza RBV (Braccio C) per 12 settimane.

L’endpoint primario di efficacia era rappresentato dalla risposta SVR12. Sono stati esclusi i pazienti per cui il pregresso trattamento era fallito per motivi diversi dalla ripositivizzazione in corso di trattamento (il cosiddetto ‘breakthrough virologico’) o dalla recidiva.  Grazie a tecniche di sequenziamento profonda (Illumina MiSeq) è stato possibile rilevare la presenza, prima dell’inizio del trattamento, di varianti associate alla resistenza (RAV) in 41 pazienti (82%): di questi, 15 pazienti presentavano RAV di NS3, 10 presentavano RAV di NS5A e 16 soggetti presentavano RAV di entrambe le proteine target. I dati presentati in occasione del congresso ILC 2016 sono stati generati da un’analisi condotta sulla popolazione intent-to-treat.

 I dati rilevati nei primi sei pazienti arruolati nel braccio A (trattamento con ABT-493 e ABT-530, una volta al giorno, alla dose di 200/80mg) hanno confermato la risposta SVR12 nel 100% dei soggetti. Dopo questi pazienti, sono stati arruolati altri soggetti che hanno ricevuto il regime sperimentale combinato a dosi più elevate, dosaggi che saranno utilizzati nelle sperimentazioni cliniche di Fase 3, ovvero ABT-493/ABT-530 alla dose di 300/120mg con e senza RBV 800mg. Non sono state rilevate alterazioni di laboratorio di grado 3 o 4.

 La parte 2 della sperimentazione, attualmente in corso di svolgimento, intende valutare il trattamento con ABT-493 (300mg) e ABT-530 (120mg) somministrati una volta al giorno, senza RBV, in un gruppo più vasto di pazienti che hanno in precedenza ricevuto un trattamento con agenti antivirali ad azione diretta (DAA), compresi pazienti con cirrosi compensata e pazienti con infezione da HCV di genotipo 4-6.