Alla presenza delle rappresentanze del mondo politico, istituzionale e scientifico, Janssen ha annunciato l’arrivo, a giorni, in Italia del nuovo farmaco per l’Epatite C, simeprevir, che verrà prodotto proprio nello stabilimento italiano.

A conferma dell’importanza strategica del polo di Latina, l’azienda ha confermato di proseguire con il piano di sviluppo industriale, che prevede investimenti pari a 80 milioni di euro dal 2016 al 2021.

Il sito produttivo Janssen di Latina, tra i più moderni e innovativi del mondo, è stato scelto come centro di produzione a livello mondiale di simeprevir, il nuovo antivirale per il trattamento dell’Epatite C, patologia che rappresenta un problema importante dal punto di vista epidemiologico nel nostro Paese.

“In Italia ci sono oggi oltre 300.000 pazienti con patologie HCV correlate, dalla cirrosi al carcinoma epatico, che generano un onere complessivo per il Sistema Sanitario Nazionale di oltre un miliardo di euro all’anno tra costi diretti e indiretti – ha dichiarato il Professor Francesco Mennini, Research Director Centre for Economic Evaluation and HTA dell’Università Tor Vergata di Roma – Per questo motivo, l’introduzione di nuovi farmaci che permettono la guarigione dalla patologia, può diventare un importante driver anche dal punto di vista economico”.

Negli ultimi 5 anni il polo italiano ha ricevuto investimenti per 100 milioni di euro, che hanno portato a un ampliamento di 3.000 metri quadrati e a un aumento della capacità produttiva, che è più che raddoppiata, passando da 1,8 miliardi di compresse all’anno nel 2010, ai 4 miliardi nel 2015. Il piano di investimenti prevede altri 80 milioni di euro nei prossimi 6 anni, che porteranno la cifra totale a 180 milioni di euro in circa 10 anni, dal 2010 al 2021. Gli investimenti saranno volti a efficientare e innalzare il livello tecnologico dei processi produttivi.

“Il sito produttivo di Latina ha visto negli anni una costante evoluzione. Nato nei primi anni ’80, oggi si sviluppa su una superficie di 136 mila metri quadrati, vanta una storia di innovazione e competitività che da sempre sono un punto chiave della nostra attività – afferma Luca Russo, Direttore del Sito Janssen di Latina - ha visto un ampliamento di 3.000 metri quadrati, con un incremento dell’occupazione di circa 300 persone, arrivando agli attuali 650 collaboratori, oltre a 250 nell’indotto. L’occupazione è ad alta specializzazione: la metà dei nostri dipendenti è laureata e l’altra metà è diplomata”.

“Lo stabilimento, del resto – aggiunge Russo – ha da sempre avuto una spiccata vocazione all’export: solo il 15% di quanto prodotto, infatti, è rivolto al mercato italiano, il restante è indirizzato a più di 100 paesi tra cui Giappone e Stati Uniti, che è ormai il primo mercato estero di destinazione”.

Janssen è, quindi, un elemento importante all’interno del polo farmaceutico del Lazio Meridionale, che si caratterizza per la presenza sul territorio di un ricco tessuto imprenditoriale, articolato in grandi realtà nazionali e multinazionali e in dinamiche ed innovative Piccole e Medie Imprese, che lo posizionano al 2° posto dopo la Lombardia per numero di imprese e addetti e al primo posto per valore dell’export (7,2 miliardi di euro nel 2013 che equivalgono al 36,7% del totale del settore farmaceutico). Nel caso specifico, poi, la provincia di Latina, con un export di 3.599 milioni di euro, è la prima sul totale della farmaceutica e del manifatturiero.

Il distretto di Latina, dunque, rappresenta un esempio virtuoso nel panorama industriale nazionale e della Regione Lazio, in controtendenza rispetto a uno scenario caratterizzato dalla contrazione delle presenze produttive e di ricerca nel nostro Paese.

“Diversi sono i fattori che concorrono a rendere l’Italia un Paese competitivo e a richiamare investimenti, come nel caso dello stabilimento di Latina” - afferma Massimo Scaccabarozzi, Presidente e Amministratore Delegato di Janssen Italia e Presidente di Farmindustria – “Si tratta di atout importanti che Janssen ha saputo cogliere e valorizzare, anche per la corrispondenza tra la cultura del lavoro di quest’area e il proprio impegno per l’innovazione, la crescita professionale dei collaboratori e l’attenzione alla sostenibilità ambientale. Ma se vogliamo favorire questa crescita – conclude Scaccabarozzi – sono necessarie azioni politiche incisive che vadano nella direzione di migliorare l’accesso ai nuovi farmaci, con un rapido accesso e il giusto riconoscimento ai nuovi farmaci innovativi, e al tempo stesso rendere più efficienti le procedure, in modo da valorizzare la presenza industriale nel Paese. Infine va riconosciuto un approccio nuovo da parte delle Istituzioni – Governo e importanti Regioni – di maggiore attenzione e sensibilità verso le imprese del farmaco. È fondamentale riconoscere che i farmaci sono uno strumento di efficienza per tutto il sistema di Welfare e vanno valutati per i risparmi che generano per il SSN e la spesa socio-assistenziale”.