L’associazione anti-HCV senza interferone sofosbuvir/ledipasvir, in combinazione con ribavirina, somministrata per un periodo di 12 o 24 settimane porta a un tasso elevato di risposte virologiche sostenute in pazienti con infezione da HCV ricorrente dopo trapianto di fegato, indipendentemente dal grado di severità della malattia. E’ quanto emerso da uno studio presentato a Boston al meeting annuale dell’American Association for the Study of Liver Diseases (AASLD).

Come spiegano gli autori dello studio, il virus HCV quasi sempre reinfetta il nuovo fegato dopo il trapianto portando a una rapida progressione della malattia con lo sviluppo di cirrosi severa e potenziale perdita dell’organo trapiantato. I pazienti sottoposti a trapianto di fegato sono soggetti difficili da trattare in quanto non rispondono adeguatamente alle terapie con interferone e spesso non tollerano gli effetti collaterali del farmaco o le interazioni con i farmaci immunosoppressori.

K Rajender Reddy e colleghi dell’Università della Pennsylvania hanno riportato i risultati preliminari di uno studio multicentrico che ha arruolato pazienti con infezione ricorrente da HCV dopo trapianto di fegato, trattati con la combinazione di sovosbuvir e ledipasvir, in associazione a ribavirina.

Lo studio ha arruolato 223 pazienti trapiantati. La maggior parte era di razza caucasica con età media pari a 60 anni. Più dell’80% dei partecipanti aveva ricevuto una terapia precedente per l’epatite C. Circa tre quarti dei soggetti analizzati presentava un’infezione da HCV di genotipo 1b, un quarto di genotipo 1a e tre soggetti di genotipo 4.

I partecipanti sono stati suddivisi in quattro gruppi a seconda della severità della malattia epatica: 111 con fibrosi avanzata o quasi (Metavir stages F0-F3), 51 con cirrosi Child-Pugh-Turcotte (CPT) di classe A, il grado meno severo della malattia, 52 con cirrosi CPT di classe B e 9 con cirrosi CPT di classe C, il grado più severo di cirrosi con una probabilità di sopravvivenza a un anno inferiore al 50%.

Il tempo medio dal trapianto al trattamento era di circa tre anni per i pazienti con fibrosi e di circa sette anni per i pazienti con cirrosi. Un numero ridotto di pazienti con fibrosi o cirrosi CPT di classe A presentava ascite o encefalopatia epatica, ma tali complicanze erano presenti in più della metà dei pazienti con cirrosi CPT di classe B e in circa il 90% dei pazienti con cirrosi CPT di classe C. Il punteggio MELD, che indica il peggioramento della funzione epatica era <10 nella maggior parte dei pazienti con cirrosi CPT di classe A, tra 10 e 15 nei pazienti con cirrosi CPT di classe B o C e tra 16 e 20 o tra 21 e 25 in un terzo dei pazienti con cirrosi CPT di classe C.

I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere sofosbuvir/ledipasvir più ribavirina per 12 o 24 settimane. I pazienti con fibrosi o cirrosi CPT di classe A hanno iniziato il trattamento con una dose di ribavirina in base al proprio peso, mentre i soggetti con cirrosi più severa hanno iniziato il trattamento con 600 mg/die di ribavirina, aumentando la dose fino ai livelli standard, se tollerati.

Dodici settimane dopo il trattamento, il tasso di SVR12 (risposta virologica sostenuta a 12 settimane) era del 96% per i pazienti con fibrosi F0-F3 trattati per 12 settimane e del 98% per i pazienti trattati per 24 settimane. Per i pazienti con cirrosi CPT di classe A, il tasso di SVR12 era del 96% sia con la terapia di 12 settimane che di 24 settimane.
Per i pazienti con cirrosi CPT di classe B, il tasso di SVR12 era pari al 85% con la terapia di 12 settimane e dell’83% con la terapia di 24 settimane. Il tasso di guarigione era del 60% e del 67% rispettivamente per i pazienti con cirrosi CPT di classe C tratti per 12 settimane e per 24 settimane.

In generale, sono stati osservati 6 casi di ricorrenza della malattia dopo il trattamento.

Oltre al miglioramento della risposta virologica, i pazienti hanno mostrato un miglioramento della funzione epatica. I livelli totali di bilirubina si sono ridotti, mentre i livelli di albumina sono aumentati, indicando quindi un miglioramento della funzionalità del fegato. La maggior parte dei pazienti con cirrosi CPR di classe A e B hanno mostrato una riduzione del MELD score.

La terapia è stata generalmente ben tollerata con un profilo di sicurezza positivo. Sei partecipanti hanno interrotto il trattamento a causa di eventi avversi. La maggior parte degli eventi avversi gravi e dei decessi osservati durante lo studio non erano riconducibili alla terapia. L’evento avverso più frequente associato al trattamento era l’anemia, osservata in sei pazienti.

“Questi risultati dimostrano quindi che nei pazienti con infezione ricorrente da HCV dopo il trapianto di fegato, il trattamento on sofosbuvir/ledipasvir più ribavirina, somministrato per un periodo di 12 o 24 settimane porta a un tasso elevato di SVR12, indipendentemente dalla severità della malattia o dalla durata del trattamento, con un buon profilo di sicurezza”, concludono gli autori.

Reddy KR et al. Ledipasvir/sofosbuvir with ribavirin for the treatment of HCV in patients with post transplant recurrence: preliminary results of a prospective, Multicenter Study. American Association for the Study of Liver Diseases (AASLD) Liver Meeting, Boston, abstract 8, 2014.

Elisa Spelta