La terapia tripla con interferone pegilato e ribavirina più un inibitore della proteasi di HCV sembra essere utile nei pazienti con epatite C (da HCV di genotipo 1) trapiantati di fegato che ricadono, stando ai risultati di uno studio osservazionale americano presentato da poco ad Amsterdam, in occasione del congresso annuale della European Association for the Study of the Liver (EASL).


Infatti, i primi risultati mostrano che con la terapia tripla si sono ottenute percentuali di risposta virologica rapida estesa (eRVR) superiori a quelle ottenibili con i soli interferone e ribavirina, nonostante la popolazione studiata sia particolarmente difficile da trattare.


Secondo quanto riferito da Elizabeth Verna, della Columbia University di New York, circa due terzi dei pazienti valutabili avevano il virus non rilevabile 4 settimane dopo la fine della terapia tripla. L’autrice ha però riferito che quest’efficacia deve essere soppesata alla luce di un alto tasso di eventi avversi, tra cui la necessità di ricovero, disfunzione renale e un rischio di decesso del 2%.


Nei pazienti con HCV di genotipo 1, ha spiegato l’autrice, il trattamento con interferone pegilato e ribavirina ha dimostrato di portare a percentuali di risposta virologica sostenuta (SVR) di circa il 30% e l'aggiunta di uno dei due inibitori della proteasi approvati di recente - telaprevir o boceprevir  - migliora le percentuali di risposta.


Finora, tuttavia, la terapia tripla non era mai stata testata nei pazienti trapiantati con HCV di genotipo 1 in cui il virus si ripresenta, di solito in modo molto aggressivo. Per contribuire a colmare questo gap informativo, la Verna e altri ricercatori stanno seguendo 112 pazienti trattati con la terapia tripla in sei centri statunitensi.


Di questi, ha spiegato l’autrice, 15 erano stati trattati con interferone pegilato e ribavirina per più di 90 giorni prima che gli inibitori della proteasi fossero approvati, a metà del 2011. Tali pazienti sono stati esclusi dalle analisi di efficacia, ma inclusi in quelle sulla sicurezza.


Gli altri 97 pazienti sono stati sottoposti a una breve terapia di induzione con interferone e ribavirina, seguita dalla terapia tripla (con telaprevir nella maggior parte dei casi), e poi da un ulteriore trattamento con interferone e ribavirina, per un totale di 48 settimane.


La Verna ha presentato i dati di efficacia relativi a un sottogruppo di 43 pazienti che avevano già completato la terapia ed erano poi stati seguiti per almeno 4 settimane. La maggior parte degli altri è ancora in terapia con interferone e ribavirina.


In questi pazienti si è ottenuta un’eRVR (definita come una viremia HCV non rilevabile 4 e 12 settimane dopo l'inizio della terapia tripla) pari al 63%. Alla fine della terapia, la viremia non era rilevabile nel 67% dei casi e 4 settimane dopo la percentuale (SVR4) era del 65%. Attualmente, un paziente è considerato guarito se ha una viremia non rilevabile 12 settimane dopo la fine della terapia (SVR12).


Anche se i primi risultati di efficacia su questa coorte di pazienti ‘difficili’ sono promettenti, l’11%, ha riferito l’autrice, ha manifestato eventi avversi che hanno portato all’interruzione del trattamento, il 21% ha dovuto essere ricoverato in ospedale, il 34% ha avuto bisogno di trasfusioni, il 4% ha avuto un rigetto del trapianto e il 6% è deceduto (il 4% per cause legate all’epatopatia).


“Anche se i risultati sono ancora preliminari, questo studio rappresenta un importante passo in avanti” ha commentato Patrizia Burra, della clinica universitaria di Padova, moderatrice della sessione in cui è stato presentato il lavoro del gruppo americano.


Secondo la gastroenterologa, come minimo i ricercatori hanno "dimostrato che la terapia tripla può essere utilizzata in tutta sicurezza in questa popolazione", visto che alte percentuali di eventi avversi sono previste in questi pazienti, molti dei quali hanno una malattia aggressiva. Anche i dati preliminari di efficacia sono incoraggianti, ha aggiunto la Burra, e suggeriscono che potrebbe essere possibile salvare i pazienti con infezione da HCV che recidivano dopo il trapianto.


E.C. Verna, et al. A multicenter study of protease inhibitor-triple therapy in HCV-infected liver transplant recipients: Report from the CRUSH-C group. EASL 2013; abstract 23.