Epatite C, trattamento standard efficace anche nei soggetti con malattia infiammatoria intestinale

Gastroenterologia
Interferone e ribavirina sono efficaci e sicuri nel trattamento dell’epatite C dei pazienti con malattia infiammatoria intestinale (IBD) in maniera simile ai pazienti non affetti da IBD.
Queste le conclusioni di uno studio di recente pubblicazione sulla rivista Clinical Gastroenterology and Hepatology, che suffraga osservazioni già presenti in letteratura al riguardo.

Come è noto, le IBD (colite ulcerosa – UC – e malattia di Crohn – CD) sono un gruppo di patologie caratterizzate dalla presenza di infiammazione cronica a livello dell’apparato digerente, ad eziologia ignota e in assenza di attività infettiva. Le attuali conoscenze scientifiche suggeriscono che un ruolo chiave nella patogenesi delle IBD sia giocato da complesse interazioni di fattori genetici ed ambientali. La terapia standard consiste di farmaci antinfiammatori e antibiotici, con l’obiettivo di indurre la remissione clinica dei sintomi del paziente, ma spesso essa si rivela inefficace e necessita del ricorso ad intervento chirurgico.

Interferone alfa, in combinazione con ribavirina, rappresenta attualmente la terapia standard per il trattamento dell’infezione dal virus HCV. Non vi è certezza, tuttavia, sull’efficacia e la sicurezza del trattamento per l’infezione da HCV in pazienti con IBD (Crohn e colite ulcerosa). In questi pazienti, infatti, è possibile osservare un’esacerbazione delle IBD durante il trattamento con interferone, oppure, per problemi di interazione tra farmaci, è possibile assistere all’insorgenza di eventi avversi seri come pancitopenia ed epatotossicità.

Per dirimere la questione, è stato allestito questo studio, avente lo scopo di valutate il rischio di esacerbazione di IBD nel corso delle terapia per l’epatite C  base di interferone e ribavirina, nonché il tasso di AEs a seguito della terapia concomitante per l’HCV e le IBD. Lo studio, inoltre, si è proposto di valutare l’efficacia del trattamento per l’HCV nella popolazione di soggetti affetti anche da IBD.

A tal scopo, è stata condotta un’analisi retrospettiva dei dati relativi a tutti i pazienti in trattamento con il regime standard per l’HCV nel corso del decennio 2001-2012 presso la Mayo Clinic, nel Minnesota (USA). L’esacerbazione da IBD è stata valutata in base a parametri clinici, endoscopici ed istologici nel corso della terapia antivirale e nei 12 mesi successivi, mentre la tossicità ematologica è stata valutata in base ai livelli di eritrociti, leucociti e piastrine all’inizio dello studio e nel corso della terapia. Quanto all’efficacia antivirale, questa è stata valutata in base ai livelli ematici virali fino a 24 settimane dal completamento della terapia.

Lo screening dei pazienti ha portato all’identificazione di 15 individui (8 affetti da colite ulcerosa, 7 da morbo di Crohn). Solo in un paziente è stata documentata l’esacerbazione della IBD nel corso della terapia; la sintomatologia è stata tenuta sotto controllo grazie a mesalazina. Un altro paziente, invece, è andato incontro ad un episodio di riacutizzazione di malattia dopo aver completato la terapia antivirale. I sintomi, però, sono regrediti spontaneamente per tornare alle condizioni di partenza dopo 2 settimane.

Lo studio ha mostrato anche che tutti i pazienti reclutati sperimentavano la condizione di pancitopenia in terapia con interferone, ma che il tasso di risposta virologica sostenuta era elevato (67%) e paragonabile, in confronto alla letteratura, a quanto osservato in pazienti affetti da HCV ma non da IBD.

Tali risultati, pertanto, sembrano suggerire la sicurezza del trattamento con interferone in pazienti nei quali l’IBD è tenuta sotto controllo.

Nel commentare i risultati, gli autori ricordano come, ad oggi, un’estesa popolazione di pazienti con infezione da HCV sia stata trattata con interferone e ribavirina, a fronte di casi sporadici di esacerbazione di IBD. Pertanto, anche alla luce di questi ultimi risultati, sembra difficile pensare alla terapia anti-virale come ad un forte fattore predisponente per l’esacerbazione di IBD. Pur necessitando di conferme da nuovi studi in proposito, sembra ragionevole, pertanto, iniziare un trattamento antivirale standard per l’epatite C come quello sopra menzionato in pazienti con IBD concomitante ad HCV, se anche l’IBD è tenuta sotto controllo.

Allen AM et al. Efficacy and safety of treatment of hepatitis C in patients with inflammatory bowel disease. Clin Gastroenterol Hepatol. 2013 Dec;11(12):1655-1660.e1. doi: 10.1016/j.cgh.2013.07.014. Epub 2013 Jul 23.
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