Gastroenterologia

Epatite C, triplice terapia utile anche nei casi più gravi

Circa il 40% dei pazienti con epatite C in stadio avanzato può beneficiare della triplice terapia antivirale, anche se presenta cirrosi o ha fallito i trattamenti precedenti. Lo dimostra uno studio presentato al Congresso della European Association for the Study of the Liver di Amsterdam.

Si tratta di un’analisi ad interim di un ampio studio di coorte condotto in Francia che ha dimostrato i benefici della triplice terapia con un inibitore della proteasi, boceprevir o telaprevir, in combinazione con la terapia standard costituita da interferone pegilato e ribavirina.

Come spiegato dagli autori dello studio, la triplice terapia antivirale ha dimostrato di migliorare gli outcome di molti pazienti con infezione da HCV, ma non è ancora chiaro se i pazienti più gravi possano realmente beneficiare della terapia in quanto, spesso, vengono esclusi dagli studi clinici.

Lo studio CUPIC (for Compassionate Use of Protease Inhibitors in viral C Cirrhosis) ha arruolato 674 pazienti cirrotici o pretrattati, provenienti da 56 centri di cura in Francia.
L’endpoint principale dello studio era il raggiungimento di una carica virale inosservabile a 24 settimane post trattamento. Siccome molti pazienti non avevano raggiunto l’endpoint, gli autori hanno riportato i dati relativi all’SVR a 12 settimane post trattamento di 485 pazienti, il 72% della coorte. Di questi pazienti, 295 erano stati trattati con telaprevir e 190 con boceprevir, entrambi in combinazione con interferone pegilato e ribavirina. Lo studio era di tipo osservazionale, senza randomizzazione, e la scelta del trattamento era lasciata ai pazienti o ai loro medici.

Il tasso di risposta, definito come una carica virale inosservabile, nel gruppo trattato con telaprevir era dell’81% a 12 settimane di terapia e del 56% a 48 settimane, il termine della terapia. Dodici settimane dopo, il 40% dei pazienti presentava ancora una carica virale inosservabile e ha raggiunto l’SVR.
Gli stessi risultati sono stati ottenuti con boceprevir. I maggiori risultati sono stati ottenuti durante il trattamento, la risposta si è ridotta al 57% a 48 settimane di terapia e il 41% dei pazienti ha raggiunto l’SVR 12 settimane dopo la cura.

In entrambi i casi, i pazienti che avevano risposto alla terapia precedente con interferone e ribavirina e che avevano presentato successivamente una riacutizzazione virale hanno ottenuto risposte migliori (SVR a 12 settimane post trattamento, 53% con telaprevir e 51% con boceprevir), rispetto a quelli che non avevano risposto precedentemente alla terapia standard.
Inoltre, i pazienti con infezione da HCV di genotipo 1a avevano ottenuto risposte peggiori rispetto a quelli cin genotipo 1b, indipendentemente dall’inibitore della proteasi utilizzato.

Un’ analisi multivariata ha dimostrato che i pazienti che avevano presentato una riacutizzazione avevano un OR per l’SVR a 12 settimane di 2,03 (95% CI 1,38 - 3,0), rispetto a quelli che non avevano risposto o che avevano ottenuto una risposta parziale (P=0,0003).  

Inoltre, i pazienti con infezione da HCV di genotipo 1b avevano un OR per l’SVR a 12 settimane di 1,92 (95% CI 1,3 – 2,84), rispetto ai soggetti con genotipo 1a (P=0,0011).
L’incidenza di eventi avversi era elevata in entrambi i gruppi.

Dei pazienti trattati con telaprevir, 160 hanno presentato 535 eventi avversi gravi e 63 hanno interrotto la terapia a causa di eventi avversi. Sette pazienti sono deceduti durante lo studio. Il 9,1% dei pazienti ha sviluppato infezioni severe e il 12,9% anemia grave.

Dei pazienti trattati con boceprevir, 97 hanno presentato 321 eventi avversi gravi e 27 hanno interrotto la terapia a causa di eventi avversi. Tre pazienti sono deceduti durante lo studio. Il 4,2% dei pazienti ha sviluppato infezioni severe e il 10% anemia grave.

Fontaine H, et al. "SVR12 Rates and Safety of Triple Therapy Including Telaprevir or Boceprevir in 221 Cirrhotic Non-Responders Treated in the Frent Early Access Program (ANRS CO20-CUPIC)." EASL 20113;abstract 60.