Epatopatia alcolica: prima causa di trapianto di fegato negli Usa in pazienti senza carcinoma epatocellulare. #EASL2018

Durante il Congresso EASL (European Association for the Study of the Liver), tenutosi a Parigi nei giorni scorsi, sono stati presentati i risultati di due studi indipendenti che evidenziano come dal 2016 l'epatite alcolica sia diventata la causa principale di trapianto di fegato negli Stati Uniti, superando l'infezione da virus dell'epatite C (HCV). I trial clinici, condotti su pazienti non affetti da HCC, mostrano che anche la steatoepatite non alcolica (NASH) è in aumento.

Durante il Congresso EASL (European Association for the Study of the Liver), tenutosi a Parigi nei giorni scorsi, sono stati presentati i risultati di due studi indipendenti che evidenziano come dal 2016 l'epatite alcolica sia diventata la causa principale di trapianto di fegato negli Stati Uniti, superando l'infezione da virus dell'epatite C (HCV). I trial clinici, condotti su pazienti non affetti da HCC, mostrano che anche la steatoepatite non alcolica (NASH) è in aumento.

Negli Stati Uniti, negli ultimi due decenni l'infezione cronica da HCV è stata l’indicazione principale per il trapianto di fegato. (1) La disponibilità, dalla fine del 2013, degli antivirali di seconda generazione ad azione diretta (DAA) ha però consentito un calo nel numero di pazienti in lista d’attesa sia per il trapianto sia per gli interventi chirurgici correlati con HCV. (2,3) D’altra parte si assiste ad un continuo aumento del consumo di alcool dagli anni '90 in poi e oggi si registrano livelli drammatici (4).

I due studi statunitensi presentati al Meeting di Parigi hanno voluto indagare quale fosse l'eziologia delle patologie epatiche che hanno portato a trapianto, alla luce dei cambiamenti di scenario dei fattori di rischio. Il primo studio ha analizzato i dati della United Network for Organ Sharing (UNOS) tra il 2005 e il 2016, focalizzando l’attenzione su 4 indicazioni per la malattia epatica cronica: epatopatia alcolica (ALD), NASH, infezione da HCV e HCV/ALD combinate.

Quello che è emerso è che il numero di trapianti di fegato in pazienti con HCV presenta un costante calo dal 2014, anno in cui si è registrato il picco con 1.905 individui trapiantati. Al contrario, il numero di trapianti di fegato dovuti ad ALD e NASH risulta in costante aumento: nel 2016 sono stati eseguiti 1.624 trapianti di fegato a seguito di ALD, rispetto ai 1.535 per HCV, 1.334 per NASH e 424 per HCV ALD.

Nel presentare i dati dello studio, Jennifer Wang del California Pacific Medical Center di San Francisco (USA) ha affermato che "nonostante l’epatopatia alcolica sia diventata l'indicazione principale per il trapianto di fegato negli Stati Uniti nel 2016, la NASH la segue a poca distanza; è rilevante – sottolinea la ricercatrice - che tale malattia sia oggi la prima causa di trapianto di fegato nelle donne, dato non del tutto sorprendente se consideriamo i tassi più elevati di sindrome metabolica che si riscontrano nel genere femminile e il conseguente aumento del rischio di steatosi epatica non alcolica. Negli afroamericani e nei pazienti affetti da epatocarcinoma, l'HCV rimane comunque la principale causa di trapianto e ciò rappresenta un onere notevole".

Il secondo studio ha invece valutato i dati del registro UNOS, esaminando i trapianti di fegato eseguiti in individui senza HCC tra gennaio 2012 e ottobre 2017. Come nel primo studio, l'infezione da HCV ha rappresentato l'eziologia principale per i trapiantati di fegato fino al 2016, quando la sua percentuale (18%) è stata superata da quella dell’ALD (24%) e della NASH (19%). Queste incidenze sono state confermate nel 2017: 24% ALD, 18% NASH e 17% HCV.

"Uno degli aspetti più preoccupanti emersi dalla nostra ricerca è stato scoprire che i pazienti con ALD in lista d’attesa per il trapianto di fegato sono molto più giovani e con una malattia più grave rispetto a quelli con infezione precoce da HCV o NASH", ha puntualizzato George Cholankeril dello Stanford University Medical Center, California (USA). "Si tratta di un trend molto inquietante, che richiede un’azione energica per far fronte ai crescenti tassi di trapianto di fegato nei pazienti con malattia epatica alcolica".

"Finora, l’ambito della ricerca ha privilegiato lo studio dell'epatite B o C rispetto all’epatopatia alcolica", (5) ha affermato Helena Cortez-Pinto dell’University Hospital of Santa Maria, Lisbona (Portogallo) e membro del comitato direttivo dell'EASL. "È ora invece di rivolgere la nostra attenzione all'ALD, sia per approfondire aspetti legati agli approfondimenti scientifici, sia per definire politiche volte a ridurre il consumo di alcolici, come ad esempio l’applicazione di tasse tassazione sui prodotti, al fine di diminuirne l'accessibilità".


Bibliografia
1. Cholankeril G, Ahmed A. Alcoholic liver disease replaces hepatitis C virus infection as the leading indication for liver transplantation in the United States. Clin Gastroenterol Hepatol. 2017; doi: 10.1016/j.cgh.2017.11.045 [Epub ahead of print].
2. Goldberg D, et al. Changes in the prevalence of hepatitis C virus infection, nonalcoholic steatohepatitis, and alcoholic liver disease among patients with cirrhosis or liver failure on the waitlist for liver transplantation. Gastroenterology. 2017;152(5):1090–9.e1.
3. Flemming JA, et al. Reduction in liver transplant wait-listing in the era of direct-acting antiviral therapy. Hepatology. 2017;65(3):804–12.
4. Grant BF, et al. Prevalence of 12-month alcohol use, high-risk drinking, and DSM-IV alcohol use disorder in the United States, 2001-2002 to 2012-2013: results from the National Epidemiologic Survey on Alcohol and Related Conditions. JAMA Psychiatry. 2017;74(9):911–23.
5. Ndugga, N, et al. Disparities between research attention and burden in liver diseases: implications on uneven advances in pharmacological therapies in Europe and the USA. BMJ Open. 2017;7(3):e013620; doi: 10.1136/bmjopen-2016-013620 [Epub ahead of print].