Più del 50% dei pazienti con infiltrazione eosinofilica esofagea documentata va incontro a miglioramento clinico se sottoposto a PPI test in doppia dose per 8 settimane. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Alimentary Pharmacology & Therapeutics.

L’eosinofilia esofagea è una condizione che, se espressa ad alti livelli, è caratteristica di una patologia esofagea immuno/antigene mediata nota come esofagite eosinofilica (EoE), distinta clinicamente dalla malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE), caratterizzata da sintomi clinici di disfunzione esofagea e densa infiltrazione eosinofilica della mucosa esofagea.   

L’EoE è una condizione clinica in costante aumento, con un’incidenza stimata in tutti i continenti, eccezion fatta per l’Africa, di un caso su 1000.

“Nel 2007- ricordano gli autori nell’introduzione al lavoro – i criteri diagnostici pubblicati raccomandavano che l’EoE dovesse essere diagnosticata solo dopo esclusione di MRGE, come evidenziato da un pH normale monitorato a livello dell’esofago distale o dalla mancanza di risposta a dosi elevate di PPIs. Due aggiornamenti posteriori delle Linee guida hanno enfatizzato, inoltre, l’osservazione secondo la quale il monitoraggio del pH potrebbe non essere in grado di discriminare la MRGE dall’EoE. Pertanto è stato raccomandata la messa a punto di un PPI-test per identificare un gruppo di pazienti responders ai PPIs con infiltrazione eosinofilica esofagea.”

Obiettivo dello studio, pertanto, è stato quello di confermare la bontà di questo approccio, analizzando gli outcomes (risposta sintomatica, endoscopica ed istologica) in una coorte di pazienti con eosinofilia esofagea documentata, consistente con la presenza di EoE - biopsia esofagea che mostrava almeno 15 eosinofili per campo (hpf).

A tal scopo, 60 pazienti consecutivi con le caratteristiche sopra indicate sono stati trattati in aperto con omeprazolo 20 mg bid prima dei pasti per 8 settimane. Questi sono stati sottoposti a valutazione della presenza di miglioramento clinico, endoscopico e istologico (risoluzione: 0-5 eosinofili/hpf; miglioramento parziale: 5-15 eosinofili/hpf) o dall’assenza di miglioramento (>15 eosinofili/hpf) all’inizio e alla fine del periodo di trattamento.

I risultati sono stati i seguenti:
-    43 pazienti (71,6%) sono andati incontro a miglioramento clinico
-    34 pazienti (61,8%) hanno sperimentato una riduzione dei segni endoscopici
-    12 pazienti (21,8%) hanno sperimentato un a normalizzazione dei segni endoscopici
-    34 pazienti (56,6%) hanno sperimentato un miglioramento dei segni istologici
-    15 pazienti (25%) sono andati incontro a risoluzione completa dei segni istologici
-    22 pazienti (36,7%) sono andati incontro a remissione completa sia clinica che istologica

Nel commentare i risultati, gli autori hanno affermato che i meccanismi attraverso i quali i PPIs sarebbero in grado di indurre i miglioramenti sopra osservati sono ancora sconosciuti. Inoltre, osservazioni recenti sembrano suggerire la mancanza di una correlazione tra i benefici ottenuti con i PPIs e la soppressione acida da loro indotta: “Alcuni studi hanno descritto una varietà di proprietà anti-infiammatorie dei PPIs, quali la riduzione delle citochine pro-infiammatorie o l’inibizione dell’espressione di VCAM-1 da parte delle cellule endoteliali, una molecola di adesione che è riconosciuta da ligandi sulla superficie cellulare degli eosinofili(…) Inoltre, benché non sia stato effettuato un monitoraggio del pH in questo studio, ricerche precedenti non sono state in grado di dimostrare l’esistenza di una correlazione tra valori anomali di pH e la risposta ai PPIs”.

Nel complesso, i risultati suffragano le raccomandazioni delle Linee Guida ad effettuare un PPI test prima di diagnosticare l’esofagite eosinofilica (EoE) e confermano l’esistenza di una popolazione di individui con infiltrazione eosinofilica esofagea responsiva al trattamento con PPIs.

Vazquez-Elizondo G et al. The outcome of patients with oesophageal eosinophilic infiltration after an eight-week trial of a proton pump inhibitor. Alimentary Pharmacology & Therapeutics Volume 38, Issue 10, pages 1312–1319, November 2013
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