Esofago di Barrett, fattori di rischio e ruolo protettivo di alcuni farmaci

Gastroenterologia
L'esofago di Barrett, patologia a carico dell’epitelio esofageo, è più comune nei maschi che nelle femmine e in individui obesi. Queste e altre informazioni su tale patologia derivano da una revisione sistematica della letteratura pubblicata su World Journal of Gastrointestinal Pathophysiology.

L’esofago di Barrett (EB) è una metaplasia a carico dell’epitelio esofageo distale associato alla malattia da reflusso gastro esofageo.
Nel 2008 sono state pubblicate le linee guida, riviste nel 2011 e 2013, per la gestione dei pazienti con tale patologia; queste, contengono delle raccomandazioni per il controllo del reflusso patologico e sul periodo di sorveglianza di questa patologia pre-cancerosa.

Negli ultimi anni sono state pubblicate numerose meta-analisi sulla farmacoterapia e sul controllo del reflusso per ridurre l’incidenza di cancro associato ad esempio al fumo di sigaretta o all’obesità.
Al fine di esaminare possibili nuovi dati provenienti da queste meta analisi pubblicate dopo l’ultimo aggiornamento delle linee guida, Il Dr. Peter Gatenby dell’University College di Londra e il Dr. Yuen Soon del Royal Surrey County Hospital di Guildford hanno condotto una revisione sistematica della letteratura che aiutasse clinici e pazienti ad ottimizzare le decisioni nella gestione della patologia.

La ricerca di tali lavori ha utilizzato il database di Pubmed; in generale sono state selezionate meta-analisi in cui veniva fatto un confronto tra pazienti con la patologia e individui sani o confronti tra diversi gruppi di pazienti con esofago di barrett riguardo al rischio di cancro. Dai 50 papers trovati all’inizio sono stati selezionate 9 meta-analisi sul confronto tra popolazione sana e pazienti affetti dalla patologia.

Questi studi hanno indagato l’importanza del sesso, dell’abitudine al fumo di sigaretta, dell’obesità, di sintomatologia associata alla malattia, presenza dell’H pylori o dell’ernia iatale e dell’utilizzo di inibitori della pompa protonica sull’insorgenza e il peggioramento della malattia fino al cancro esofageo.

L’analisi ha mostrato che l'EB è più comune nei maschi che nelle femmine (circa il doppio nei primi). Il rischio della malattia aumenta anche col numero dei pacchetti di sigarette fumati.
In tre dei 9 studi che indagavano la correlazione all’obesità, è stato trovata una leggera significatività tra l’EB e un elevato indice di massa corporea. Un’altra review ha, invece, confermato la  correlazione tra la patologia e una più ampia circonferenza vita.

I ricercatori hanno trovato anche un’associazione con sintomi prolungati di malattia da reflusso gastro-esofageo soprattutto nei casi di sindrome a lungo segmento.
Altra forte associazione è stata osservata con l’ernia iatale e anche in questo caso maggiormente nei soggetti con EB a lungo segmento.. E’ stata evidenziata anche una forte aderenza alla terapia con inibitori della pompa protonica (PPI), maggiormente in soggetti con EB rispetto a quelli con solo reflusso gastrointestinale.

La valutazione circa il miglior trattamento da utilizzare in pazienti con EB, ha mostrato che non ci sono differenze nel ridurre il rischio di cancro tra procedura chirurgica antireflusso e trattamento farmacologico; il rischio di displasia è risultato, invece, più basso con la chirurgia (2% vs 20%).
La terapia fotodinamica si è dimostrata superiore al trattamento con PPI nel ridurre l’area dell’epitelio colpito da tale patologia e nell’eradicazione della displasia dai pazienti.

L’elettrocoagulazione plasmatica ad argon si è dimostrata più efficace della terapia fotodinamica per l’ablazione della mucosa, ma i ricercatori concludono che non c’è una differenza clinica significativa.
La terapia fotodinamica si è dimostrata superiore all’omeprazolo nel prevenire la progressione del cancro. Quando utilizzato il 5-ALA, la terapia fotodinamica è risultata più efficace del placebo nella regressione della displasia.
L’età e l’origine geografica non avevano influenza sul rischio di cancro ma il rischio negli uomini è risultato doppio rispetto alle donne.

Per quanto riguarda le associazione con polimorfismi genetici, l’unica davvero accertata è quella con l’omozigote per GSTP1 per la variante allelica I1e105.
L’H. pylori, inoltre, non sembra essere associato a un maggior rischio di cancro esofageo.

Una delle meta-analisi considerate mostrava un ruolo protettivo delle statine e dell’associazione di queste con Fans sul rischio di cancro esofageo; stesso effetto sembrerebbe dovuto anche all’aspirina, ma come sottolineano gli autori andrebbe maggiormente indagato.

Gli autori concludono il lavoro evidenziando che questi risultati dovrebbero far programmare misure di sanità pubblica indirizzate alla riduzione del rischio di esofago di Barrett e il successivo onere di sorveglianza sul rischio di cancro, tenendo in considerazione le diverse associazioni positive trovate tra cui il sesso maschile, l’abitudine al fumo, l’obesità e l’assenza di infezione da H. pylori.

Emilia Vaccaro

Gatenby P, Soon Y. Barrett's oesophagus: Evidence from the current meta-analyses. World J Gastrointest Pathophysiol. 2014 Aug 15;5(3):178-87. doi: 10.4291/wjgp.v5.i3.178.
leggi