Farmaci anti-TNF nella malattia di Crohn, inficiano la salute dell'osso?

I pazienti con malattia di Crohn (CD) con etą inferiore ai 60 anni in trattamento con farmaci anti-TNF sviluppano tassi simili di osteoporosi e osteopenia leggermente pił elevati rispetto ai pazienti non trattati con questi farmaci, il trend sembra invertirsi con la menopausa o comunque il soggetti di etą superiore ai 60 anni. E' quanto evidenziato in un lavoro pubblicato su Scandinavian Journal of Gastroenterology in cui gli autori precisano che servono studi prospettici di maggiori dimensioni per avvalorare questi risultati.

I pazienti con malattia di Crohn (CD) con età inferiore ai 60 anni in trattamento con farmaci anti-TNF sviluppano tassi simili di osteoporosi e osteopenia leggermente più elevati rispetto ai pazienti non trattati con questi farmaci, il trend sembra invertirsi con la menopausa o comunque il soggetti di età superiore ai 60 anni. E’ quanto evidenziato in un lavoro pubblicato su Scandinavian Journal of Gastroenterology in cui gli autori precisano che servono studi prospettici di maggiori dimensioni per avvalorare questi risultati.

Numerosi studi hanno documentato un'elevata incidenza di carenza di vitamina D, osteoporosi e fratture ossee nei pazienti con CD. Varie citochine infiammatorie, tra cui il TNF-alfa, sono state associate a un aumento del riassorbimento osseo.
Pochi studi, tuttavia, hanno valutato l'impatto dei farmaci anti-TNF sull'osteoporosi e il rischio di fratture nei pazienti con CD.

Il dott. Shahrad Hakimian del UMass Memorial Medical Center, Worcester, Massachusetts, e colleghi hanno aggiunto ai dati derivati dai casi clinici anche risultati di analisi su 464 pazienti con CD.

I ricercatori hanno notato che i livelli medi di vitamina D erano simili, anche se bassi, nel gruppo di trattamento con TNF (19,9 ng/mL) e nel gruppo naive al trattamento con TNF (20,9 ng/mL). I due gruppi inoltre non differivano nei loro tassi di carenza di vitamina D, insufficienza e livelli normali di vitamina D.

Le scansioni della densità ossea in 168 pazienti hanno mostrato tassi simili di osteoporosi, osteopenia e normale densità ossea tra il gruppo di trattamento con TNF (100 pazienti) e il gruppo naive al trattamento (68).

I tassi di osteoporosi per i pazienti di età inferiore ai 60 anni erano più elevati per quelli che usavano inibitori del TNF-alfa rispetto ai non utilizzatori (15,4% vs 3,6%); i tassi di osteoporosi tra i pazienti di età pari o superiore a 60 anni erano inferiori nei soggetti in trattamento con TNF (18,2%) rispetto a chi non li utilizzava (30,0%).

Pochi pazienti (9% del gruppo TNF e il 16% del gruppo naïve al trattamento) hanno avuto qualsiasi tipo di frattura. Tra i pazienti che hanno avuto fratture, la loro età media alla frattura era di 47 anni nel gruppo TNF rispetto a 61 anni nel gruppo naive al trattamento.

Come hanno precisato i ricercatori: "Per capire meglio alcuni dei fattori di confondimento presenti nello studio servirebbero ulteriori ampi studi prospettici che confrontino la densità ossea prima e dopo l'inizio di farmaci anti-TNF. È importante riconoscere e trattare l'osteoporosi e il deficit di vitamina D in questa popolazione di pazienti per minimizzare questo rischio."

Il dottor Francisco Augusto Sylvester dell'Università della Carolina del Nord, Chapel Hill, che ha recentemente esaminato gli effetti della malattia infiammatoria dell'intestino sull'osso, ha dichiarato: "Lo studio è provocatorio, poiché suggerisce che gli agenti anti-TNF sono associati a un peggioramento della salute dell'osso negli adulti affetti da malattia di Crohn, tuttavia, non ritengo che questo studio mostri in modo definitivo che gli agenti anti-TNF di per sé sono responsabili di una massa ossea peggiore nei pazienti con malattia di Crohn."

"In questo studio, i pazienti con malattia di Crohn più grave hanno ricevuto agenti anti-TNF (come evidenziato da malattie complicate più frequenti e ricoveri in ospedale)", ha spiegato. "Pertanto, è del tutto possibile che il Crohn più grave sia responsabile della peggiore salute delle ossa e non l'uso di un agente anti-TNF. La storia di uso di corticosteroidi non è stata monitorata, il che potrebbe aver influenzato anche i risultati. Inoltre, i medici possono aver ottenuto scansioni (a densità zero) in pazienti nei quali già erano preoccupati per una possibile osteoporosi, che potrebbe avere anche prodotto risultati distorti. "

Sylvester ha aggiunto: "Nei bambini, gli studi prospettici hanno mostrato un miglioramento significativo della salute delle ossa con l’uso di agenti anti-TNF. Pertanto, concordo con gli autori che siano necessari studi prospettici adeguatamente progettati per rispondere alla domanda sugli effetti della terapia anti-TNF sull'osso negli adulti", ha concluso Sylvester. "Fino a quando questi risultati non saranno disponibili, non dovremmo cambiare la pratica nell'uso di agenti anti-TNF sulla base dei punteggi T di densità minerale ossea bassa (BMD)".

Sylvester ha anche precisato che bisogna usare con cautela la terminologia osteoporosi/osteopenia e i punteggi associati alla BMD T. Queste definizioni secondo il ricercatore sono appropriate per le donne in postmenopausa e in menopausa esiste una correlazione tra il rischio di fratture e il punteggio di BMD T. Tuttavia, questa correlazione non è stata convalidata nei pazienti con malattia di Crohn. Pertanto, al di fuori di queste età si dovrebbe usare una terminologia alternativa e parlare di punteggi bassi di BMD T.

Hakimian S. et al., Re-evaluating osteoporosis and fracture risk in Crohn's disease patients in the era of TNF-alphainhibitors. Scand J Gastroenterol. 2017 Dec 13:1-5. doi: 10.1080/00365521.2017.1416161.

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