Fegato grasso: attenzione alle troppe ore seduti, anche se il vostro peso č ok

Gastroenterologia
Le più recenti linee guida relative alla salute pubblica affermano che bisognerebbe dedicare 150 minuti all’ esercizio moderato a settimana o 10.000 passi al giorno sulla base degli orientamenti per la prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari. A queste “regole” si aggiungeranno presto delle altre visto che un grande studio trasversale, pubblicato su Journal of Hepatology, ha mostrato come la seduta prolungata e la ridotta attività fisica sono strettamente collegate all’insorgenza di steatosi epatica non alcolica (NAFLD, meglio conosciuta come “fegato grasso”) anche in persone di peso normale e fisicamente attive.
Il corpo umano è progettato per muoversi, e, quindi, non è una sorpresa che il comportamento sedentario e la ridotta attività muscolare influenzano negativamente la fisiologia.
I risultati di questo studio sottolineano la crescente evidenza dell'importanza di ridurre il tempo sedentario, aumentando l'attività fisica per prevenire malattie croniche e morte prematura.
Il dr. Seungho Ryu, del Dipartimento di Medicina ambientale e occupazionale, Kangbuk Samsung Ospedale, Sungkyunkwan University School of Medicine, Seoul, Corea del Sud e i suoi colleghi ricercatori hanno analizzato quasi 140.000 coreani dalla coorte Samsung Health Study che comprendeva 180.000 soggetti.
I partecipanti erano stati sottoposti a un esame annuale o biennale globale presso i centri ospedalieri sanitari Kangbuk Samsung a Seoul e Suwon, Corea del Sud, da marzo 2011 a dicembre 2013. 
Sono stati valutati i livelli di attività fisica e i tempi seduta utilizzando la versione coreana convalidata del questionario internazionale Physical Activity Questionnaire Short Form. Sono stati esclusi dall’analisi i soggetti con malattia epatica conosciuta o che avevano preso farmaci associati con NAFLD nel corso dell'anno precedente.
I partecipanti sono stati suddivisi in tre categorie in base al tempo di seduta: meno di 5 ore al giorno, da 5 a 9 ore al giorno, 10 o più ore al giorno. I loro livelli di attività sono stati classificati come inattivi, attivi in minima parte, e fisicamente attivi (con attività fisica per mantenere un buono stato di salute). 
La steatosi epatica è stata determinata mediante ultrasuoni.
Dei 139,056 partecipanti, il 46,7% erano donne e il 52,4% erano uomini. I partecipanti avevano un'età media di 39,9 anni ( deviazione standard [SD], 8.8 anni), un indice di massa corporea medio (BMI) di 23,0 kg/m2 (SD, 3,2 kg/m2, gamma, 13.3-47.7 kg/m2), e un tempo medio di seduta di 7,6 ore (SD, 3,8 ore). 
La correlazione tra il tempo di seduta e il livello di attività fisica era -0.15 (p<0.001).
I soggetti che avevano segnalato un tempo di seduta più lungo di 10 o più ore al giorno erano tendenzialmente più giovani e di sesso maschile e avevano una maggiore probabilità di avere un BMI e un apporto calorico totale superiori. Questi soggetti avevano anche meno probabilità di avere una storia di malattie cardiovascolari, diabete o ipertensione.
I ricercatori hanno scoperto che 39,257 partecipanti (28%) avevano NAFLD. 
Un modello multivariato aggiustato ha evidenziato che sia il tempo di seduta prolungato che la ridotta attività fisica erano associati, in maniera indipendente, all'aumento della prevalenza di NAFLD. 
I rapporti di prevalenza per la NAFLD confrontando il tempo di seduta, da 5 a 9 ore al giorno e 10 o più ore al giorno con meno di 5 ore al giorno erano, rispettivamente, 1.04 (95% intervallo di confidenza [IC], 1,02-1,07) e 1,09 (95 % CI, 1,06-1,11), p <0,001.
È interessante notare che queste associazioni sono state trovate anche in individui di peso normale, compresi quelli con BMI inferiore a 23 kg/m2. I rapporti di prevalenza per NAFLD confrontando i soggetti nel gruppo minimamente attivi e quelli fisicamente attivi rispetto al gruppo inattivo erano 0,94 (IC 95%, 0,92-0,95) e 0,81 (0,79-0,83), rispettivamente (p <0,001).
L'effetto negativo del tempo di seduta sulla NAFLD è stato mediato da un aumento della massa grassa o diminuita massa muscolare scheletrica, hanno scritto gli autori.
In particolare, un effetto negativo della seduta prolungata (10 o più ore al giorno) sulla NAFLD è emerso anche all’interno del gruppo che svolgeva  attività fisica adeguata al mantenimento di un buono stato di salute.
"Più della metà della giornata di veglia della persona media prevede attività sedentarie, e la NAFLD è molto comune", ha sottolineato il dr Ryu, continuando: "Dal punto di vista della salute pubblica, ridurre i tempi di seduta potrebbe avere un impatto sostanziale sulla salute metabolica del fegato nella popolazione generale. Quindi, i medici hanno bisogno di educare i pazienti non solo all’aumento dell'attività fisica, ma anche alla riduzione del tempo trascorso seduti".
In un editoriale di accompagnamento, nel commentatore questi risultati il prof.  Michael I. Trenell, professore all'Università di Newcastle (UK) ha evidenziato, "I dati di questo lavoro si aggiungono alle allarmanti evidenze che lo stare seduti troppo a lungo e lo scarso movimento hanno notevoli conseguenze negative per la salute cardio-metabolica. Il messaggio è chiaro, le nostre sedie ci stanno lentamente uccidendo."

Pur rilevando che l'attività fisica e il comportamento sedentario hanno chiaramente effetti indipendenti sulla salute cardiometabolica, il prof. Trenell ha fatto notato l’ assenza di linee guida basate sull'evidenza per il comportamento sedentario e l'attività fisica in NAFLD e la significativa mancanza di studi su larga scala.
Con una carenza di terapie farmacologiche approvate per la NAFLD, il cambiamento nello stile di vita rimane il fondamento della cura clinica.
In conclusione, come ha precisato il prof. Trenell: "La sfida per noi è ora quella di alzarci e muoverci contro la NAFLD, sia fisicamente che metaforicamente. Svelare i meccanismi alla base del "cosa, come e perché del comportamento sedentario e la salute del fegato è un settore promettente per la ricerca futura."

Emilia Vaccaro


Ryu S. et al. Relationship of sitting time and physical activity with non-alcoholic fatty liver disease.
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