Sensibilità al glutine, celiachia, malattie infiammatorie intestinali ma anche chirurgia mini-invasiva e epatiti virali. Questi alcuni degli argomenti discussi nel congresso “Gastro in” che si è appena concluso a Firenze presso l’Auditorium del CTO. Questa edizione è stata caratterizzata da ampia discussione su vari temi che ogni giorno lo specialista gastroenterologo si trova ad affrontare.

Il microbiota intestinale, è stato il “superorganismo” al centro di molte relazioni sia della prima che della seconda giornata. Come ha evidenziato il Prof. Antonio Gasbarrini del Policlinico Gemelli di Roma: “Nel nostro apparato digerente vivono all’incirca un kg di microbi che possono essere batteri, miceti, virus; in alcune popolazioni abbiamo anche elminti, parassiti, protozoi e hanno un’attività mutualista cioè molto importante per il nostro organismo. Quelli che vivono nell’intestino tenue hanno continuamente la funzione di educare il sistema immunitario sia innato che acquisito, mentre quelli del colon e ultima parte del tenue hanno attività metabolica importante controllando anche quello che noi assorbiamo dai cibi”.

I batteri vanno tenuti lontani dall’intestino, ha precisato il Prof. Gasbarrini, e quando l’intestino non è più in grado di controllarli allora si ha il fenomeno del “leaky gut” per cui questi microrganismi penetrano nella mucosa e sottomucosa generando infiammazione.
Il microbiota è in genere stabile ma quando ci sono modifiche nella dieta oppure consumo di alcool, fumo si possono avere modificazioni del microbiota che conducono alla disbiosi intestinale che è responsabile di quasi tutte le patologie dell’apparato digerente, sia infiammatorie che neoplastiche, e di quasi tutte le patologie del metabolismo.

Bisogna, quindi, avere un’alimentazione ricca di frutta e verdura, evitare farmaci non necessari e una dieta ricca di grassi e avere un regime di vita sano ed equilibrato.

Questo concetto è stato ripreso anche dal Dott. Fabio Pace, gastroenterologo dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano, che analizzando nella sua presentazione i sintomi cronici presenti nella diverticolite e che possono tendere a recidivare, ha sottolineato il ruolo della dieta ricca soprattutto in fibre alimentari. Il Dott. Pace ha evidenziato come anche queste patologie dipendono dall’alterazione, per varie cause, del microbiota intestinale (es. assunzione di farmaci od obesità e indice di massa corporea). Le terapie in questi casi cercano di migliorare la stato infiammatorio, modificare il microbiota intestinale tramite probiotici e antibiotici e soprattutto l’utilizzo di fibre alimentari puo’ rimodulare in senso positivo il microbiota

Si è parlato anche di stipsi cronica e sindrome dell’intestino irritabile variante stitica che, come ha precisato il Prof. Vincenzo Stanghellini, dell’Università degli Studi di Bologna: “Entrambe queste condizioni sono caratterizzate da feci difficili da espellere; il paziente lamenta dolore per difficoltà espulsive, oltre a gonfiore. La diagnosi è facilmente formulabile solo nei casi di stipsi cronica senza dolore. Come trattamento abbiamo la mesalazina, il PEA (modulatore dei recettori cannabinoidi) oltre a due nuove molecole in commercio in Italia e cioè la prucalopride per la stipsi cronica e la linaclotide, per il colon irritabile variante stitica, che aumenta l’evacuazione ma ha anche un effetto di down regulation sulle fibre nervose afferenti dando una riduzione del dolore”.

C’è stato spazio anche per la discussione sull’ infiammazione del pancreas che può avere cause biliari, oppure legate ad anomalie anatomiche o genetiche e quindi “basandosi sulla clinica del paziente”, come ha dichiarato il Dott. Luca Frulloni dell’Università degli Studi di Verona, “si fa la giusta diagnosi”. Le forme acute ha precisato il Dott. Frulloni, sono trattate con colicistectomie mentre le forme croniche si trattano endoscopicamente oppure chirurgicamente o ancora con steroidi per le forme autoimmuni.

Il dott. Vito Annese, responsabile scientifico del congresso ha dichiarato a Pharmastar: “Gastro in è un evento che proponiamo ogni due anni, questa è la terza edizione e come le altre si è rivelata un momento di aggregazione per i gastroenterologi toscani che si confrontano con altri esperti nazionali molto qualificati. Il congresso ha spaziato su più temi. Partendo dalla Celiachia, malattia che ha una componente genetica e una ambientale o alimentare e con prevalenza sempre maggiore, sono stati sottolineati gli aspetti meno noti come ad esempio la diagnosi di malattia in molti più individui adulti. Nell’adulto questo disturbo ha degli aspetti peculiari come infertilità, aborti ripetuti, insonnia, cefalea o osteopenia, anemia; uno spettro molto ampio di controindicazioni. Anche sul fronte delle malattie croniche intestinali sono stati sottolineati due nuovi aspetti, i nuovi farmaci biologici che si spera funzionino sul 20-25% dei pazienti che non rispondono ai farmaci ora in commercio. Altra novità i biosimilari che arriveranno in Italia tra alcuni mesi e che consentiranno una riduzione dei costi.”

Il Prof. Fabio Marra, dell’Università degli Studi di Firenze, ha differenziato nella sua relazione, le sindromi NAFLD (steatosi epatica non alcolica) e NASH (steatoepatite non alcolica) a livello istopatologico ma anche prognostico sottolineando che la steatoepatite in almeno in 1/3 dei casi evolve a cirrosi avanzata.  Anche nel caso di queste sindromi valgono le raccomandazione ripetute per altre patologie gastrointestinali, di stare attenti al colesterolo, al diabete e alla sindrome metabolica. “Bisogna suggerire un calo ponderale e attività fisica” ha sottolineato il Prof. Marra “e dal punto di vista del trattamento non ci sono ancora farmaci approvati ma solo valutati in trial clinici come sensibilizzatori dell’insulina, la vitamina E, la pentossifillina, antinfiammatori che agiscono sulle chemochine o altri farmaci che agiscono sul metabolismo (sull’ FXR o sul PPAR) ma i trial sono ancora in atto.”

Anche le patologie infettive sono state approfondite nel corso del congresso e la Dott.ssa Maurizia Brunetto, epatologa dell’Azienda Ospedaliera Pisana, ha fatto notare come: “L’infezione da virus B spesso porta ad una situazione di cronicità quindi di persistenza del virus ma solo il 40% dei portatori ha un’epatite cronica con una lenta degenerazione del fegato fino a cirrosi ma anche ad epatocarcinoma. Per il trattamento dell’epatite cronica B ci sono due classi di farmaci disponibili da molti anni ma oggi si sta cercando di ottimizzarli al meglio, interferone peghilato una volta alla settimana e antivirali di seconda e terza generazione con un basso rischio di indurre resistenza.”

La Dott.ssa Brunetto ha aggiunto: “Bisogna capire come sospendere il trattamento nei pazienti con virus B, gli studi sono in corso. Stiamo cercando anche di capire se è possibile un controllo immunologico migliore unendo l’interferone, per un breve periodo, all’antivirale.” Come per l’epatite B si è parlato di antivirali anche nel caso dell’epatite C; in tal caso la Dott.ssa Alessandra Mangia, dell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo ha fatto un excursus su tutti i nuovi e vecchi antivirali mostrando anche gli ultimi dati sugli antivirali ad azione diretta che permetteranno l’eradicazione del virus.

Infine, non è mancata una sezione dedicata alla chirurgia mini invasiva delle IBD con casi clinici concreti e filmati di interventi su pazienti con malattia di Crohn e colite ulcerosa mostrati dal Prof. Ferdinando Ficari e dal Dott. Stefano Scaringi dell’Università degli Studi di Firenze.

In conclusione, “Gastro in” è stato un momento per approfondire novità nel campo delle malattie digestive e per discutere tra esperti della gastroenterologia di come affrontare in maniera uniforme in tutti gli ospedali del nostro Paese casi più o meno difficili di malattie che rientrano nella sfera epatologica e gastroenterologica.

Emilia Vaccaro