IBD e IBS, il microbioma intestinale può aiutare la diagnosi in presenza di quadri sintomatici molto simili

Gastroenterologia

L'analisi dei batteri intestinali e la determinazione delle differenze nei microbioma nei pazienti con malattie infiammatorie intestinali (IBD) e sindrome del colon irritabile (IBS), potrebbe costituire un'alternativa diagnostica e indirizzare il trattamento, secondo quanto presentato durante il 13° congresso europeo della ECCO, da Arnau Vich Vila, di Groningen, in Olanda.

L’analisi dei batteri intestinali e la determinazione delle differenze nei microbioma nei pazienti con malattie infiammatorie intestinali (IBD) e sindrome del colon irritabile (IBS), potrebbe costituire un’alternativa diagnostica e indirizzare il trattamento, secondo quanto presentato durante il 13° congresso europeo della ECCO, da Arnau Vich Vila, di Groningen, in Olanda.

Il gruppo di ricerca è partito dal presupposto che distinguere tra IBD e IBS può costituire una sfida, dal momento che i due disturbi comportano in molti casi lo stesso tipo di sintomi, al punto che può essere necessario eseguire una colonscopia al fine di effettuare una diagnosi corretta.

I ricercatori si sono domandati se diversi microbioma possano da un lato essere usati come biomarcatori per identificare il tipo di patologia, dall’altro rappresentare dei target terapeutici.

Per verificare l’ipotesi è stata effettuata un’analisi caso-controllo che ha preso in esame 1792 metagenomi (insiemi di microrganismi). Sono stati raccolti e analizzati in tal senso campioni fecali sia da controlli (1025) che da pazienti con IBD (355) e con IBS (412).
I risultati hanno mostrato che un ampio numero di specie batteriche possono variare di numero tanto nelle IBD quanto nelle IBS. A volte si tratta delle stesse specie, altre volte invece le specie sono diverse.

L’analisi ha anche evidenziato che la calprotectina fecale (il cui dosaggio riflette il livello di infiammazione dell'intestino) può rappresentare un marcatore interessante a scopo diagnostico, con un dato di AUC di 0.79, in particolar modo quando viene abbinata con l’analisi di microbioma selezionati nelle due diverse patologie, dato che la combinazione dei due biomarcatori ha ottenuto un dato di AUC di 0.93.

Per comprendere le implicazioni funzionali di queste variazioni sono state valutate delle specifiche presenze batteriche, delle quali sono stati riportati due esempi.
Nella malattia di Crohn, ad esempio, è stata osservata una riduzione della sintesi di L-arginina, aminoacido importante per la guarigione delle ferite della mucosa intestinale, mentre la colite ulcerosa è caratterizzata da un aumento della tossina Mu.

Prodotta dal batterio anaerobio Clostridium perfringens, la tossina Mu è una esotossina di tipo II, una ialuronidasi in grado di danneggiare la membrana delle cellule della mucosa intestinale. Ha un effetto necrotizzante ed emolitico che, insieme alla distensione del tessuto ad opera del gas prodotto dalla fermentazione dei carboidrati, favorisce la diffusione della gangrena gassosa (mionecrosi). Può essere inoltre causa di una forma mista diarroico-dissenterica.

In conclusione, questo studio ha evidenziato che l’analisi delle variazioni della composizione microbica può contribuire a migliorare gli strumenti diagnostici, allo scopo di identificare la patologia corretta in presenza di quadri sintomatici molto simili.

Vich Vila A et al. The gut microbiome in inflammatory bowel disease and irritable bowel syndrome

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