Uno studio presentato nel corso del Congresso Annuale dell’ACG (American College of Gastroenterology), appena conclusosi a San Diego (USA), avrebbe dimostrato l’esistenza di una associazione significativa tra l’impiego frequente di FANS a scopo analgesico e la riacutizzazione del morbo di Crohn ma non della colite ulcerosa (due condizioni annoverate tra le malattie infiammatorie intestinali – IBD). Le ragioni di questa associazione non sono ancora state chiarite, ma si ipotizza che l’impiego di FANS, anziché essere causa diretta di esacerbazione della malattia di Crohn, non sia altro che una spia rivelatrice della presenza di malattia occulta.

“Le IBDs sono malattie immunologiche croniche del tratto gastrointestinale, caratterizzate da periodi di esacerbazione e periodi di remissione. – si legge nell’abstract del lavoro presentato al Congresso. – In questo contesto, i FANS sono comunemente utilizzati in funzione analgesica ed esistono documentazioni di un’esacerbazione di IBD a seguito del loro utilizzo”.

L’influenza dell’ambiente sulle esacerbazioni di IBD ha focalizzato l’attenzione di molti gruppi di ricerca, in ragione della scarsa conoscenza sui fattori causativi responsabili di queste riacutizzazioni di malattia. L’attenzione sui FANS non poteva essere che la logica conseguenza di questi studi, in ragione del loro largo impiego, soprattutto nelle fasi di remissione di IBD, nonché della capacità di questi farmaci di indurre gastropatie ed enteropatia.

La presenza di pochi lavori sulla relazione tra impiego di FANS e riacutizzazione di IBD ha sollecitato il disegno di questo nuovo studio, che ha identificato soggetti con malattia di Crohn o colite ulcerosa in remissione all’interno di uno studio di coorte online mantenuto dal CCFA Partners (Crohn’s and Colitis Foundation of America). Lo studio ha valutato i pattern di impiego corrente di FANS e successivamente considerato l’attività di malattia 6 mesi più tardi. Inoltre, gli sperimentatori si sono serviti di modelli statistici per valutare gli effetti indipendenti dell’impiego di FANS sull’esacerbazione di malattia.

L’outcome primario dello studio era rappresentato dalla proporzione di pazienti con malattia attiva in qualunque momento nel corso dei 6 mesi di follow-up. La malattia attiva era definita in base ad un punteggio >150 dell’indice sCDAI (simplified Crohn's Disease Activity Index) per i pazienti affetti da malattia di Crohn o in base ad un punteggio >2 dell’indice SCCAI (Simple Clinical Colitis Activity Index) per i pazienti con colite ulcerosa.
Su 1.617 pazienti inclusi nello studio, 791 hanno completato il follow-up a 6 mesi. I pazienti avevano un’età media compresa tra 44-45 anni ed erano donne nel 70% dei casi. Più del 70% del campione era affetto da malattia di Crohn in media da 14-15 anni. Il 19,3% dei pazienti riferiva di aver utilizzato FANS almeno 5 volte al mese mentre i 2/3 facevano ricorso a paracetamolo.

I risultati principali dello studio hanno mostrato che, tra i pazienti affetti da malattia di Crohn che facevano uso di FANS almeno 5 volte al mese, il 23% di questi mostrava esacerbazioni di malattia rispetto al 15% dei pazienti che utilizzavano FANS in maniera meno frequente o che non ricorrevano del tutto al trattamento (P=0,04). Anche l’impiego sporadico auto-riferito di paracetamolo aumentava la probabilità di esacerbazione di malattia (20% vs 11% non utilizzatori P=0,01).

Per contro, le esacerbazioni di colite ulcerosa non sono risultate associate con l’impiego di FANS o di paracetamolo.

Nel commentare i risultati, gli autori dello studio hanno affermato che il ricorso ad un farmaco analgesico qualsiasi in fase di remissione di IBD potrebbe essere un marker di malattia occulta e che un meccanismo comune ai FANS e al paracetamolo (inibizione della ciclossigenasi-2) potrebbe essere associato all’aumento dell’attività di malattia.

Long MD, et al "Role of nonsteroidal anti-inflammatory drugs in exacerbations of inflammatory bowel disease" ACG 2013; Abstract 26.
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