Infezione da C. difficile nei bambini, incoraggianti risultati dal trapianto di microbiota fecale 

Gastroenterologia

I bambini sottoposti a trapianto di microbiota fecale, FMT, vanno incontro a una significativa riduzione dell'infezione ricorrente da Clostridioes difficile e a una diminuzione della prevalenza dei geni di resistenza antimicrobica nel loro microbiota intestinale. E' quanto evidenziano i risultati di uno studio pubblicato su Open Forum Infectious Diseases precisando che tali risultati vanno replicati in un campione di dimensioni maggiori.

I bambini sottoposti a trapianto di microbiota fecale, FMT, vanno incontro a una significativa riduzione dell’infezione ricorrente da Clostridioes difficile e a una diminuzione della prevalenza dei geni di resistenza antimicrobica nel loro microbiota intestinale. E’ quanto evidenziano i risultati di uno studio pubblicato su Open Forum Infectious Diseases precisando che tali risultati vanno replicati in un campione di dimensioni maggiori.

“L’Infezione da Clostridioes difficile è accompagnata da una significativa morbilità e la sua prevalenza sta aumentando nei bambini” hanno sottolineato nel lavoro Suchitra K. Hourigan, gastroenterologo pediatrico certificato presso il Pediatric Specialist in Virgina, USA e i suoi colleghi.

L’FMT ha dimostrato di essere un trattamento efficace per il C. difficile ricorrente ed è stato ora incluso nelle recenti linee guida di pratica clinica americane per il trattamento di questa importante infezione, sia per gli adulti che per i bambini anche se viene attualmente eseguito solo in pochi centri pediatrici.

Nel lavoro i ricercatori hanno evidenziato che i meccanismi sottostanti l’azione dell’FMT non sono ancora stati completamente spiegati, ma è stato suggerito che tale trattamento ripristini il microbioma intestinale.

Gli autori hanno pensato e costruito lo studio in seguito a un recente warning FDA relativo al trasferimento di organismi resistenti a più farmaci a un destinatario di FMT.

Nel lavoro viene precisato che la maggior parte dei bambini che ricevono trapianto di microbiota intestinale hanno donatori adulti e le differenza tra microbioma intestinale dell’adulto e del bambino, in via di sviluppo, potrebbero essere preoccupanti.

Andando nel dettaglio dello studio, sono stati arruolati nove bambini senza malattia infiammatoria intestinale sottostante e con infezione da CD ricorrente. Sono stati dunque sottoposti a FMT e i campioni di feci conservati dopo raccolta eseguita prima e dopo il trapianto (massimo 24 settimane).

I risultati parlano chiaro, mostrando che tutti i casi di CDI ricorrente sono stati risolti dopo il trapianto e che in parallelo è anche diminuita l’espressione dei geni di resistenza antimicrobica (p<0.001).

E’ stato però evidenziato un aumento dell’espressione dei geni correlati alla resistenza alla tetraciclina, post FMT (p<0.001).

Sia i donatori che i bambini avevano livelli molto bassi di potenziali agenti patogeni, ma il livello complessivo tra i bambini sottoposti a trapianto di microbiota fecale è diminuito post procedura (p<0.001).

I ricercatori hanno anche valutato le variazioni delle singole specie microbiche a seguito della terapia eseguita evidenziando un’espansione della specie di Prevotella 109, un ceppo di batteri gram negativi che però non hanno generato infezioni clinicamente rilevabili.

Prima del trapianto, i bambini presentavano una diversità alfa significativamente inferiore rispetto ai donatori; tale diversità è aumentata dopo l’FMT (p=0.002) e si è mantenuta al follow up.

L’analisi ha mostrato che la beta diversità differiva significativamente prima e dopo l’FMT nei bambini e che i donatori avevano maggiori probabilità di essere colonizzati dai seguenti batteri Faecalibacterium prausnitzii e Bacteroides ovatus (p=0.008) rispetto ai destinatari (p=0.04). Tuttavia, l’espansione nei bambini è aumentata dopo la procedura di trapianto.
Altro aspetto sottolineato dagli autori del lavoro è che i percorsi biosintetici erano più comuni tra i donatori e anche questi aumentavano nei bambini dopo il trattamento.

Il primo autore del lavoro Maria M. Oliva-Hemker, direttore della divisione di gastroenterologia pediatrica, epatologia e nutrizione e professore di pediatria presso la Johns Hopkins Medicine ha sottolineato che tali dati evidenziano la sicurezza nei bambini che ricevono la procedura per il trattamento dell’infezione da CD ricorrenti e refrattarie.

Gli autori precisano anche che al momento si conosce poco sugli effetti a lungo termine: “Molti genitori considerano la FMT sicura perché credono che sia una terapia “naturale”. Ci sono genitori che desiderano che i loro figli vengano sottoposti a tale trattamento per la gestione dei sintomi gastrointestinali cronici o di altre condizioni come l’autismo. Bisogna però tenere presente che, al di là del trattamento per il C. difficile, la FMT è considerata una procedura sperimentale e dovrebbe essere eseguita, nei bambini, solo come riportato dai protocolli di ricerca approvati dalle commissioni di revisione istituzionali”.

Un altro autore dello studio, Keith A. Crandall, professoressa di biostatistica e bioinformatica presso la George Washington University, ha affermato che non possono essere tratte conclusioni sulla sicurezza e sull’efficacia del donatore singolo rispetto al donatore “commerciale” viste le dimensioni ridotte del campione in studio e due diversi tipi di materiale da donatore.

In conclusione, lo studio da delle indicazioni interessanti sull’efficacia dell’FMT nei bambini ma, come precisano gli stessi ricercatori, c’è ancora molto lavoro da fare su campioni di dimensioni maggiori e maggiore diversità di pazienti.

Suchitra K Hourigan et al., Fecal transplant in children with Clostridioides difficile gives sustained reduction in antimicrobial resistance and potential pathogen burden
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