Tra i pazienti anziani, l’età cronologica contribuisce minimamente al rischio di infezione da Clostridium difficile (CDI), secondo i dati presentati al IDWeek 2015 in corso a San Diego. Ciò che conta, hanno evidenziato i ricercatori, sono le condizioni di salute del soggetto preesistenti alla diagnosi di CDI.
Come ha precisato la dr.ssa Margaret Olsen, della Washington University School of Medicine di St. Louis, durante la sua presentazione: "La domanda che ci chiedevamo era quanto la crescente incidenza di CDI fosse dovuta all'età cronologica rispetto a quella biologica."
La dr.ssa Olsen e i suoi colleghi hanno, quindi, condotto uno studio di coorte retrospettivo utilizzando dati presenti nella banca-dati Medicare per identificare 174,903 individui di età uguale o superiore ai 66 anni a cui era stata diagnosticata una nuova insorgenza di CDI nel 2011.
Tali soggetti sono stati confrontati ai controlli senza CDI da un campione casuale Medicare.
Per determinare i fattori di rischio per la CDI è stata utilizzata la regressione logistica multivariata, considerando età, sesso, razza, infezioni recenti, acute e croniche e condizioni di utilizzo dei servizi sanitari nel corso dell'anno precedente.
I ricercatori hanno trovato che gli individui “bianchi” avevano un aumentato rischio di CDI rispetto ad altre razze (OR=1.42; 95% CI, 1,39-1,45), e le donne avevano un rischio maggiore rispetto agli uomini (OR=1.07; 95% CI, 1,05-1,08).
Sono state anche evidenziate alcune condizioni croniche associate ad un aumentato rischio di CDI compresi insufficienza renale cronica (OR=1,26; IC 95%, 1,23-1,28), artrite reumatoide (OR=1,26; 95% CI, 1,22-1,3), linfoma/leucemia (OR=1.63; 95% CI, 1,56-1,71), cancro metastatico (OR=1.23; 95% CI, 1,18-1,29), anemia da carenza (OR=1,27; IC 95%, 1,25-1,29) e demenza (OR=1.2; 95% CI , 1,18-1,23).
Le infezioni nei 3 mesi prima della diagnosi di CDI che sono state associate con un aumentato rischio per CDI includevano setticemia (OR=4.08; 95% CI, 3,97-4,19), polmonite (OR=2.06; 95% CI, 2,01-2,1), osteomielite (OR=1,29; 95% CI, 1,21-1,37), infezioni del sito chirurgico (OR=1.54; 95% CI, 1,45-1,63), infezione del tratto urinario (OR=1.23; 95% CI, 1,21-1,25), infezioni dei tessuti molli della pelle (OR=1.36; 95% CI, 1,33-1,39), infezione orale (OR=1.42; 95% CI, 1,26-1,6) e infezioni virali (OR=1,19; IC 95%, 1,14-1,25).
I fattori di rischio per quanto riguarda l'utilizzo dell’ assistenza sanitaria includevano ospedalizzazione emergente (OR=3.87; 95% CI, 3,8-3,94), ricovero elettivo (OR=1.76; 95% CI, 1,73-1,79), visita al pronto soccorso (OR=1,58; 95% CI, 1,56-1,61), residenza in case di cura (1,54; 95% CI, 1,51-1,57), cura infermieristica qualificata nel breve periodo (OR=2.84; 95% CI, 2,79-2,89) e procedure invasive (OR=0,85; IC 95%, 0,83-0,86).

Come ha sottolineato la dr.ssa Olsen: "Abbiamo riscontrato che l'aumento del rischio di CDI associata all'età è stato quasi completamente rimosso quando abbiamo controllato considerando questa varietà di diverse esposizioni nel corso dell'anno precedente, il che suggerisce che lo stato di salute generale è in realtà il più importante determinante di rischio di CDI piuttosto che l'età cronologica".
In conclusione, ha evidenziato la dr.ssa Olsen: “riteniamo che sia importante considerare il ruolo di un deterioramento delle condizioni di salute per identificare gli individui a più alto rischio di CDI. A livello individuale c’è una variazione nello stato di salute a seconda dell’età; la domanda che ci siamo posti in seguito a cio’ è la seguente: osserveremmo lo stesso pattern considerando una popolazione più giovane?', E noi suggeriamo che le persone più giovani con peggiore stato di salute generale possono avere lo stesso rischio di CDI come riscontrato in persone più anziane.
Emilia Vaccaro


Olsen M, et al. Abstract 69. Presented at: IDWeek; Oct. 7-11, 2015; San Diego.