Si cercano donatori di feci, ma non tuti i soggetti sono idonei. Uno studio presentato al Digestive Disease Week ha mostrato la necessità di norme di screening  evidence-based sulle feci utilizzate come “cura” nei pazienti con infezione da Clostridium Difficile. Tale lavoro ha messo in evidenza l'utilità del modello di donatore universale per la terapia del microbiota attraverso trapianto fecale (FMT) per infezioni ricorrenti da Clostridium difficile.

Clostridium difficile è un batterio resistente a quasi tutti gli antibiotici e responsabile della maggior parte di diarree infettive in ambito ospedaliero, oltre che di diverse altre diarree croniche infettive. Di fronte all'inefficacia dei trattamenti antibiotici, il trapianto fecale si dimostra particolarmente efficace per eliminare questo batterio, che può causare setticemie talvolta mortali.

"Dove troviamo questi donatori “estremamente” sani, e come facciamo a sapere chi ha i requisiti per essere un donatore in caso di trapianto fecale?" La dr.ssa Laura J. Burns, del progetto OpenBiome, una banca dati pubblica internazionale sulle feci che si trova a Medford nel Massachusetts, ha posto questa domanda alla platea durante il metting.

"Abbiamo un approccio in tre fasi per il reclutamento e per determinare l'idoneità dei nostri donatori” ha quindi precisato la dr.ssa Burns.

Con l'obiettivo di chiarire il percorso di approvazione del donatore, identificare sistematicamente i donatori idonei e determinare i criteri di esclusione dei donatori, Burns e colleghi hanno arruolato 459 individui del loro registro dei donatori di feci.

Per l’iscrizione al registro, i potenziali donatori hanno risposto a un sondaggio pre-screening di ammissibilità, superato dal 55%. Di questi, 77 partecipanti sono stati selezionati per completare una valutazione clinica in loco, che il 35% ha superato. Ventisette di coloro che hanno superato la valutazione clinica ha poi subito un’analisi completa delle feci e è stato sottoposto a un pannello di screening sierologico. Quest’ennesima selezione è stata superata dal 44%.
Alla fine sono stati iscritti nel registro 12 soggetti dei 459 di partenza.

Il tasso di successo complessivo di iscrizione è stato dell’ 8,5%; tuttavia, con i dati aggiornati su 6157 potenziali donatori, il tasso di passaggio complessivo è scesa al 4,1%.
In ogni fase, i candidati donatori sono stati eliminati per una serie di motivi; le cause più frequente di esclusione nella valutazione clinica erano comportamenti sessuali ad alto rischio, condizioni psichiatriche e malattie autoimmuni.

Tra i partecipanti che hanno subito lo screening fecale, la causa più comune di fallimento è stato il rilevamento di rotavirus asintomatici (n=6) senza fattori di rischio. Tra i partecipanti sottoposti a screening del siero (n=12), il 100% è risultato idoneo.

In conclusione, come ha sottolineato la dr.ssa Burns: "L'obiettivo finale è quello di raggiungere le linee guida terapeutiche, per capire che cosa dobbiamo fare per creare il processo più sicuro per arrivare al trapianto fecale. Inoltre, vogliamo incoraggiare la ricerca nelle indagini di sicurezza sull’FMT. In ultima analisi, il gold standard è quello di facilitare le linee guida evidence-based per la ricerca di donatori sicuri.

Emilia Vaccaro

Burns L, et al. Abstract 499. Presented at: Digestive Disease Week, May 16-19, 2015; Washington, D.C.